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Giallo di Petracatella: continuano senza sosta gli interrogatori sull’avvelenamento di Antonella e Sara

Giallo di Petracatella: continuano senza sosta gli interrogatori sull’avvelenamento di Antonella e Sara
Immagine di repertorio

Le indagini e le ulteriori analisi, il caso di madre e figlia morte alla viglia di Natale diventa sempre più complesso e delicato

Gli interrogatori della Squadra Mobile di Campobasso, nell’ambito dell’inchiesta sulle morti di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, continuano senza sosta. Le due donne sono decedute poco dopo Natale a causa di un sospetto avvelenamento da ricina. Sono stati ascoltati circa trenta testimoni, tra cui familiari e amici stretti, ma la verità su chi le abbia avvelenate rimane ancora sconosciuta. L’emergere di tracce di ricina nel sangue delle vittime ha fatto prendere all’indagine una piega più seria, spostando l’attenzione da una possibile tossinfezione alimentare a un caso di omicidio premeditato.

Nonostante ciò, i risultati delle autopsie non sono ancora definitivi, lasciando aperti molti dubbi sulla precisa natura del danno tissutale riscontrato. La complessità del caso è ulteriormente accentuata dalla difficoltà di diagnosi dell’avvelenamento da ricina e dalla ricerca di indizi che possano chiarire le circostanze esatte. Gli investigatori stanno esaminando vari aspetti, tra cui i pasti consumati dalle vittime, le possibili fonti di approvvigionamento della tossina e le dinamiche familiari.

Il sequestro dell’abitazione

La casa di Pietracatella è stata posta sotto sequestro e gli investigatori stanno seguendo una linea d’inchiesta contro ignoti. Il quadro probatorio non è ancora sufficiente per attribuire responsabilità individuali, mantenendo così aperto il caso. I rilievi autoptici hanno evidenziato una necrosi parziale dei tessuti, un quadro non pienamente risolutivo. La ricina, una tossina che blocca la sintesi proteica nelle cellule, può causare danni tissutali gravi, ma la manifestazione dipende da vari fattori, come la quantità e la via di esposizione. La criminologa Roberta Bruzzone ha sottolineato l’importanza di non trarre conclusioni affrettate, poiché la lettura del danno tissutale richiede ancora incastri tra istologia, tossicologia, clinica e cronologia dei sintomi.

Le ulteriori analisi

Gli esami tossicologici del Centro nazionale antiveleni di Pavia sono cruciali per rispondere a domande fondamentali sul caso, come la quantità di ricina presente nel sangue delle vittime e se vi siano differenze significative rispetto ai campioni di altre persone presenti nei giorni critici. Gli inquirenti hanno chiesto ulteriori analisi sul sangue di Gianni Di Vita per stabilire se abbia assunto la stessa sostanza e in quale misura, un dettaglio che potrebbe orientare in modo decisivo l’indagine.

La ricina, una tossina rara e difficile da identificare, rende il caso particolarmente complesso. Gli investigatori stanno lavorando su più fronti, tra cui la ricostruzione dei pasti, interrogatori, nuovi sopralluoghi e verifiche informatiche su come una sostanza del genere possa essere stata reperita, anche attraverso canali anomali come il dark web. Tuttavia, è essenziale evitare di confondere ogni novità con un verdetto definitivo, poiché il quadro autoptico e l’assenza di indagati formali impongono prudenza.

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