Giolitti: il politico deve seguire il Popolo - QdS

Giolitti: il politico deve seguire il Popolo

Carlo Alberto Tregua

Giolitti: il politico deve seguire il Popolo

sabato 03 Settembre 2022 - 08:14

I cittadini scelgano bene

Giovanni Giolitti, più volte capo del Governo, a inizi del secolo scorso, si oppose all’entrata in guerra dell’Italia, già iniziata nel 1914, anche se il re Vittorio Emanuele la dichiarò ufficialmente nel 1915.
Giolitti era una persona consapevole del dovere di governare, anche se Gaetano Salvemini lo definì “Ministro della malavita”. La ragione era che egli manipolava i risultati elettorali a proprio vantaggio, ma poi conduceva una vita privata irreprensibile e rigorosa.

La sua metafora preferita è che se il sarto deve tagliare il vestito per un cliente gobbo, lo deve modulare in conseguenza, oppure il vestito non andrà bene. Adattando la metafora alla politica, sosteneva che essa deve adattarsi ai difetti del popolo italiano, che allora non erano inferiori a quelli attuali perché vi era un’enorme ignoranza, magari diversa da questa.

Traslando di cento anni tale principio, non vediamo alcuna differenza; per cui i guai che si verificarono in quel periodo sono riprodotti pari, pari oggi.

Ricordiamo, però, che allora non vi era ancora il suffragio universale, introdotto nel 1913, ma solo una parte minoritaria della popolazione poteva votare: infatti il suffragio alle donne fu attribuito nel dopoguerra, esattamente il 10 marzo 1946. Cosicché, l’altra metà della popolazione poté contribuire all’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.

Tornando a Giolitti e al suo pensiero politico, non possiamo convenirne con l’indirizzo perché chi governa non deve seguire il Popolo, ma guidarlo, ovviamente secondo principi etici immortali fra cui equità, obiettività, imparzialità e soprattutto prevalenza dell’interesse generale su quello personale o particolare, il quale, anche se si lamenta, deve soccombere.

I Governanti hanno il dovere di ascoltare tutti, ma poi diventa imperativo prendere decisioni, anche impopolari, perché è pacifico che deve sempre prevalere l’interesse generale. Ma questo principio etico non l’abbiamo sentito in nessun vociare di big e sotto big, che invece ci riempiono di frasi fatte, di banalità e di altre amenità che non ricordano i grandi principi che devono governare un popolo.
La questione è semplice da enunciare, ma difficile da mettere in pratica.

I cittadini governanti debbono fare l’interesse dei cittadini governati. Perché ciò avvenga occorre che abbiano una solida cultura che gli faccia mettere in primo piano il rispetto dell’etica e della legalità, con la quale si fa una politica con la P maiuscola; quest’ultima deve poi governare l’economia secondo principi equilibrati che devono correggere il mercato quando fa arricchire pochi e impoverire tanti.
In altre parole, ci riferiamo alla redistribuzione della ricchezza. Ma vogliamo sgombrare il campo subito da un equivoco, purtroppo diffuso da parolai senza senso, che riguarda la continua distribuzione di assegni e simili a tutti, prescindendo dall’equità, dai veri bisogni, dallo stato personale di ciascun destinatario del beneficio e via elencando.
I cittadini governanti, degni di questo nome, dovrebbero distribuire ricchezza e non povertà; ma la ricchezza va prodotta: diversamente, appunto, si distribuisce povertà.

La Politica deve camminare sui binari dell’Etica. Infatti una Politica senza Etica è ciarpame di cialtroni, che ingannano continuamente i cittadini governati e agiscono contro i loro interessi, facendo quelli di gruppi dominanti, che hanno il potere di fare pressioni per ottenere vantaggi a scapito della collettività.
Perché i cittadini governanti si comportino in modo equo ed equilibrato occorre che essi siano persone perbene, competenti, capaci e dotate di un senso di rispetto nei confronti dei cittadini governati.

Quest’ultimi, quando eleggono gli altri, devono controllare i loro curricula e appurare le capacità in base a ciò che hanno realizzato nella loro vita privata. Non si può eleggere un disoccupato o un venditore di bibite che poi, con un colpo di bacchetta magica, diventa ministro degli Esteri. Che figura ci fa il Paese quando manda per il mondo un personaggio di tale tipo, dimostratosi in più anche un bravissimo voltagabbana?
Attenzione, dunque, elettori: andate a votare e votate con consapevolezza. Ne va del futuro vostro e dei vostri figli.

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