Cicloturismo in Sicilia, puntare sulle infrastrutturazioni leggere

“Cicloturismo in Sicilia? Dobbiamo puntare sulle infrastrutturazioni leggere”

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“Cicloturismo in Sicilia? Dobbiamo puntare sulle infrastrutturazioni leggere”

Maria Enza Giannetto  |
venerdì 03 Giugno 2022 - 10:29

Il 3 giugno è la Giornata mondiale della Bicicletta. Intervista a Giovanni Guarneri (Ciclabili siciliane) e autore di "Periplo della Sicilia in Bicicletta" per fare il punto sul cicloturismo isolano

In sella a una bici per scoprire il mondo. E la Sicilia. Il cicloturismo in Sicilia si ritaglia sempre di più il suo spazio e in occasione del 3 giugno, Giornata mondiale della bicicletta, istituita dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 2018 (per promuoverne l’uso come mezzo per favorire lo sviluppo sostenibile, facilitare l’inclusione sociale e una cultura di pace), facciamo il punto sulla situazione del cicloturismo isolano, con Giovanni Guarneri, ciclista e presidente dell’associazione Ciclabili Siciliane nonché autore della Guida Il periplo della Sicilia in bicicletta (edito da Terre di Mezzo Editore, 2022).

Una guida che nasce dall’esperienza professionale – Giovanni Guarneri è anche tour operator per cicloturisti nonché provider di servizi di consulenza per i bike hotel e hotel bike friendly – e ovviamente anche dal lavoro di promozione che compie con la no-profit Ciclabili siciliane, specializzata in mappatura e promozione del territorio. E una guida che nasce dall’esperienza sul campo di cicloturista, in Sicilia e all’estero, visto che Giovanni Guarneri, in pratica, non si separa mai dalla sua due ruote.

Saline di Trapani (Ph Ciclabili Siciliane)

Intervista a Giovanni Guarneri su cicloturismo in Sicilia

Giovanni, come nasce la sua passione per la bici?

“Nasce quando avevo 16, con una caduta dalla motocicletta, in cui ero, in effetti, un passeggero. Dopo qualche mese di ingessatura, mi dissero che per rimettere tono muscolare avrei dovevo fare o nuoto o bicicletta. Scelsi la bici, pensando di potermi godere di più anche l’esperienza della passeggiata all’aria aperta. Cominciai a usarla sempre di più, finché la bici si trasformò in una vera compagna di vita. La usavo per andare a scuola, per uscire e anche quando pianificavo le vacanze, non riuscivo a non pedalare. Insomma, l’esigenza di pedalare si trasformò presto in esigenza di pedalare in giro”.

Quando questa passione è diventata anche una professione e una missione?

“Nel 2016, dopo tanti anni come direttore commerciale di una azienda, ho perso il lavoro. Io e la mia compagna, allora, abbiamo attraversato 13 nazioni in 4 mesi, ovviamente in bicicletta e al nostro ritorno, carichi di entusiasmo, abbiamo deciso di trasformare la nostra passione in una professione che oggi si racchiude nel brand Ciclabili siciliane e che si dirama in una parte commerciale con l’attività di tour operator e di consulenza e in quella dell’associazione vera e propria”.

E come sta andando?

“In effetti la Sicilia non è il posto più famoso del mondo per la ciclabilità e dove fare cicloturismo. Tramite il brand Ciclabili siciliane facciamo, gratuitamente, promozione del territorio, firmando protocolli di intesa con vari comuni e ci proponiamo come consulenti gratuiti per il cicloturismo creando itinerari personalizzati”.

Quali sono questi itinerari?

C’è il percorso strutturato Sicily divide, che va da Trapani a Catania e che, con tanto di contratto con le strutture ricettive (che ci permette di avere una tariffa agevolata per i ciclisti) e di timbri e attestato di percorrenza ci permette di offrire un’esperienza di cicloturismo davvero incredibile, organizzata e in sicurezza. Poi c’è, appunto, il Periplo della Sicilia, un itinerario da fare in tre settimane per passare da Palermo, Agrigento, Catania e Messina, e abbracciare la Sicilia intera. Un itinerario che è anche una guida con tanto di tracce Gps, i suggerimenti per scegliere l’attrezzatura più adatta, l’indicazione dei servizi bike friendly, le mappe, le altimetrie e ovviamente la ricettività tra bike hotel ed hotel bike friendly”.

Qual è la differenza?

“La base per cui un hotel sia bike friendly (che non significa, ovviamente, che ospiti solo ciclisti) è che abbia tre servizi essenziali per i cicloturisti come la colazione abbondante, la possibilità di stendere le magliette e il ricovero per la bici. Ci sono tante altre cose che alcuni hotel offrono, come la ciclofficina e che permettono alla struttura ricettiva di fare il salto verso veri e propri bike hotel”.

Il settore è davvero in crescita?

“Come esperto promotore della mobilità ciclistica cerco di far capire, anche all’assessorato al Turismo che il settore del cicloturismo sta crescendo e questo è per tutti un’opportunità. Io credo che noi dobbiamo puntare su ciò che abbiamo. Le ciclabili in Sicilia non ci sono e non possiamo inventarcele nel breve tempo. Abbiamo, però, tanti strumenti su cui lavorare per attrarre cicloturisti in Sicilia. In particolare, abbiamo: l’infrastrutturazione leggera (ovvero immateriale). La nostra guida, ad esempio, è uno strumento che ci fa arrivare in tutta Italia con l’autorevolezza di una casa editrice come Terre di mezzo che suggella la veridicità della notizie. Questa guida, di fatto, annulla il gap tra i ciclisti siciliani e quelli che vengono da fuori che possono scoprire, ad esempio, come la strada di Capo Feto, una strada che il gps segna come provinciale in realtà non venga percorsa dalle auto da più di 20 anni e sia, di fatto, una ciclabile perfetta.
Un altro elemento è il territorio. La promozione del territorio è fondamentale, come lo è promuovere luoghi che non siano quelli sempre gli stessi conosciuti ovunque. Non c’è bisogno di promuovere Etna e Taormina, tutti conoscono le loro bellezze, mentre ci sono gioielli siciliani che vanno valorizzati. Qualche mese fa, il marchio Zara ci ha contattato perché dovevano lanciare a livello mondiale abbigliamento per ciclisti: sono stati lungo il nostro itinerario Sicily divide e oggi in tutti gli store del mondo di Zara c’è un video con le bellezze della nostra Sicilia. Il terzo elemento che abbiamo per poter fare cicloturismo sono le persone. Il siciliano, la sua generosità e disponibilità, non puoi scoprirli su google. E i siciliani, li conosci bene solo se ti muovi a piedi o in bici, solo se fai un viaggio lento. Dove non ci sono infrastrutture, bisogna puntare sulle persone”.

È già possibile parlare di cifre e di indotto?

“L’indotto non è facile da individuare, ad oggi, ma io sono davvero fiducioso sul futuro. Con Ciclabili siciliane, solo nel 2020 abbiamo mosso più di 5000 cicloturisti che, in paesini poco conosciuti, a volte anche con solo 500 abitanti diventano numeri importanti. Da gennaio ad oggi, sull’itinerario Sicily divide possiamo contare 15 ciclisti al giorno che pernottano nelle strutture anche di paesini veramente piccoli. Io sono convinto che questa sia la chiave della promozione e anche lo stimolo per gli imprenditori che si rendono conto di quanto sia importante investire in questo settore. La bicicletta è un mezzo sostenibile ed ecofriendly, tutto vero. Ma se facciamo comprendere che muove anche un indotto, l’appeal diventa ancora maggiore”.

Credit foto: Ph Ciclabili siciliane

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