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Giornata Mondiale Salute, Integlia: riforma sanità si gioca nei territori

SSN efficiente negli ospedali, ma il sistema ha problemi

Roma, 1 apr. (askanews) – “Il Servizio Sanitario Nazionale è stato immaginato e costruito intorno al sistema ospedale, una struttura organizzata con protocolli, procedure, sistemi di rimborso, ecc. Se, dunque, l’ospedale è un ambiente controllato, il territorio è un sistema in continua evoluzione, con i bisogni dei cittadini sempre più diversificati”: è quanto dichiara Davide Integlia CEO di ISHEO in occasione della Giornata Mondiale della Salute.

“Nella pratica, però, questo modello è ancora in fase di costruzione. In molti territori – sottolinea – non è del tutto chiaro quali funzioni debbano svolgere queste nuove strutture, quali risorse abbiano a disposizione e quale ruolo operativo debbano assumere all’interno del sistema sanitario. Per questo, oggi il SSN si trova davanti a un apparente paradosso: se da un lato cresce la popolazione anziana e aumentano le malattie croniche, dall’altro questo fenomeno è proprio il risultato del successo della medicina. Viviamo di più, e, di conseguenza, conviviamo più a lungo con patologie e comorbidità. Non si può considerare questo come un fallimento del Sistema Sanitario bensì al contrario: è la dimostrazione concreta che il sistema ha funzionato. Il vero ‘problema’, quindi, non è l’aumento dei bisogni di salute in sé, ma la capacità del sistema di adattarsi alla nuova realtà”.

Il Servizio Sanitario Nazionale non è un sistema immobile. Dalla sua istituzione nel 1978 ha attraversato diverse fasi di trasformazione, nel tentativo di adattarsi ai cambiamenti della società, dell’economia e dei bisogni di salute della popolazione. Una prima svolta significativa si attua nel 1992, quando viene introdotto il processo di aziendalizzazione delle strutture sanitarie. Le aziende sanitarie acquisiscono maggiore autonomia gestionale e organizzativa. L’obiettivo era rendere il sistema più efficiente e, allo stesso tempo, rafforzare i meccanismi di controllo della spesa pubblica. Le riforme successive, in particolare quelle del 1999 e del 2012, consolidano questo modello e portano progressivamente al centro del dibattito il tema dell’assistenza territoriale.

“Negli ultimi anni si è iniziato a parlare con sempre maggiore insistenza di medicina di prossimità, di aggregazioni funzionali tra medici sul territorio e, più recentemente, delle Case della Comunità. – prosegue Davide Integlia – L’idea è semplice: avvicinare i servizi sanitari ai cittadini e spostare una parte della presa in carico fuori dall’ospedale. Nella pratica, però, questo modello è ancora in fase di costruzione. In molti territori non è del tutto chiaro quali funzioni debbano svolgere queste nuove strutture, quali risorse abbiano a disposizione e quale ruolo operativo debbano assumere all’interno del sistema sanitario.”

La sanità territoriale dovrebbe funzionare come una rete di servizi integrati, non semplici luoghi di prescrizione, ma hub dove operano professionisti diversi, in grado di intercettare i bisogni dei cittadini e accompagnarli nel percorso di cura. In tal senso, bisognerebbe rafforzare il ruolo della medicina generale, creare strutture nelle quali effettuare esami di base e avere risposte rapide e attuare un collegamento reale tra territorio e ospedale. Il Servizio Sanitario Nazionale è stato immaginato e costruito intorno al sistema ospedale, una struttura organizzata con protocolli, procedure, sistemi di rimborso, ecc. Se, dunque, l’ospedale è un ambiente controllato, il territorio è un sistema in continua evoluzione, con i bisogni dei cittadini sempre più diversificati.

“Il problema? Un sistema sanitario progettato per l’ospedale e non per il territorio. – prosegue il CEO di ISHEO – Oggi si parla di assistenza psicologica, supporto nutrizionale, attività fisica adattata, riabilitazione, accompagnamento nelle malattie croniche. Tutti ambiti che vanno considerati come parte integrante della salute ma che, fino a pochi decenni fa, non facevano parte della proposta sanitaria. La vera sfida è organizzare il territorio con la stessa capacità di programmazione sviluppata negli ospedali. A oggi questo passaggio non è ancora avvenuto: le Case di Comunità, ad esempio, sono state introdotte come elemento chiave della sanità territoriale, ma in molti casi non è ancora chiaro quali funzioni debbano svolgere, quali risorse abbiano e quale ruolo operativo debbano avere all’interno del sistema sanitario stesso.”

Le attività fondamentali come il supporto psicologico o l’assistenza domiciliare non possono essere garantite solo grazie a progetti temporanei o a finanziamenti esterni, devono diventare parte strutturale dell’organizzazione sanitaria.

“Altro nodo cruciale riguarda le risorse. Il sistema sanitario si basa su un modello universalistico, nel quale l’accesso alle cure è considerato un diritto. Tuttavia, i budget non sono infiniti, per questo è necessario definire delle priorità. Se non si stabiliscono limiti chiari e criteri organizzativi, il rischio è che molti servizi restino affidati all’iniziativa locale o alla buona volontà delle associazioni di pazienti.”

In questo quadro emerge anche il tema del regionalismo sanitario. Il federalismo in sanità era stato pensato come uno strumento organizzativo, per avvicinare le decisioni ai territori e ai cittadini. Nel tempo però si è trasformato in un meccanismo fiscale e di controllo della spesa. Le regioni hanno spesso concentrato l’attenzione sul budget, mentre il vero campo su quale dovrebbero intervenire è l’organizzazione dei servizi.

Sottolinea Integlia “Se il federalismo funzionasse davvero come previsto, le Regioni potrebbero sviluppare modelli organizzativi efficienti per la sanità territoriale, mantenendo però uniformità nell’accesso ai trattamenti e nelle regole fondamentali del sistema. Oggi invece ci troviamo in una situazione disomogenea: l’ospedale funziona relativamente bene, tuttavia una volta usciti il cittadino si trova spesso senza un reale sistema di supporto.”

La sfida principale della Riforma sanitaria non riguarda solo nuove strutture o nuove tecnologie, ma soprattutto l’organizzazione del territorio.

“Servono budget dedicati alla sanità territoriale, serve identificare e promuovere nuove figure professionali in risposta a una crescente e sempre più diversificata domanda di salute, serve una programmazione chiara dei servizi sul territorio e una altrettanta chiara attribuzione di responsabilità. Il cambiamento di paradigma è questo: passare da una sanità centrata sulla gestione dell’episodio acuto in ospedale a un sistema capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso della malattia e della vita.” conclude Davide Integlia, CEO di ISHEO.