Roma, 7 apr. (askanews) – Giuseppe De Noia è stato riconfermato presidente di Anabio-Cia, l’associazione per il biologico promossa da Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore pugliese di Terlizzi, 55 anni, De Noia è stato rieletto per il periodo 2026/2030 dall’Assemblea elettiva nazionale, riunitasi a Roma. La parte pubblica dell’assemblea si è svolta al mattino con i vertici di Cia-Agricoltori Italiani ed esperti del settore e ha visto la partecipazione del sottosegretario con delega al biologico, Luigi D’Eramo e di Eleonora Iacovoni, direttore del servizio promozione e qualità del Masaf che ha presentato la relazione, “L’agricoltura biologica protagonista nell’economia e nella società”.
“L’Italia è leader in Europa nel settore bio, con oltre 97mila operatori e con un incremento sia dei consumi domestici che dell’export – ha ricordato D’Eramo – A livello nazionale si è raggiunto il 20,2% di superfici agricole coltivate con metodo biologico ed è sempre più prossimo il traguardo del 25% di SAU entro il 2030. Possiamo dire con soddisfazione di essere ormai alle battute finali per l’adozione del Marchio biologico italiano, una certificazione che darà ulteriori possibilità di crescita ai nostri produttori e alle nostre aziende”.
De Noia, alla guida dell’associazione già dal 2022, continuerà, dunque, a rappresentare il settore con la sua azienda olivicola, vitivinicola e di ciliegie in conduzione biologica certificata. È presidente di Cia Levante (Bari e Bat), membro del Comitato di gestione del Distretto Florovivaistico e del Cibo di Puglia, del Consiglio della Camera di Commercio di Bari e del gruppo di lavoro sul biologico del Copa-Cogeca. “Oggi si è alzato un monito forte, sia sul fronte nazionale che europeo, con le priorità da affrontare per rafforzare il comparto”, ha detto Di Noia.
Dall’assemblea è emerso un no deciso alla rinazionalizzazione della Pac, perché è essenziale un quadro stabile all’interno di una cornice europea. Altrimenti, il biologico rischierebbe di diventare ostaggio delle decisioni dei singoli Stati e Regioni. Si chiede, inoltre, una revisione mirata del Regolamento di base del biologico per semplificare la normativa, facilitare lo sviluppo e rendere omogenee le regole di produzione e commercio tra gli Stati. Altro punto fermo è l’attuazione piena del PAN biologico (Piano di Azione Nazionale 2024/2026), con sostegno a formazione, ricerca, assistenza tecnica e comunicazione, per stimolare domanda, consumi e conversioni al metodo bio.
Infine, si auspica la revisione del Decreto legge 148/2023, che oggi scoraggia sia le conversioni che il mantenimento del bio a causa di un regime troppo severo di sanzioni e controlli. I lavori sono stati chiusi dal presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini: “l’agricoltura biologica è un pilastro strategico per Cia e Anabio: un settore dinamico, con crescita di superfici, operatori e consumi, che attrae i giovani e favorisce il ricambio generazionale, in controtendenza rispetto all’agricoltura tradizionale”, ha detto Fini

