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Giusti Wine presenta a Vinitaly “Gabriele”, nuovo Asolo Montello Doc

Giusti Wine presenta a Vinitaly “Gabriele”, nuovo Asolo Montello Doc

Un Manzoni Bianco dedicato a Zanatta, enologo e nipote del fondatore

Milano, 22 mar. (askanews) – Giusti Wine, Cantina di Nervesa della Battaglia (Treviso), presenterà a Vinitaly (da 12 al 15 aprile a Veronafiere) “Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello Doc”, nuova etichetta dedicata a Gabriele Zanatta, enologo e nipote del fondatore Ermenegildo Giusti.

Il vino è ottenuto da uve Incrocio Manzoni in purezza e richiama il legame tra questa varietà e il Montello, territorio nel quale il vitigno è storicamente radicato fin dagli anni Trenta del Novecento. Fu Luigi Manzoni, preside della Scuola Enologica di Conegliano (Treviso), a creare l’Incrocio Manzoni partendo da Riesling Renano e Pinot Bianco.

Le uve provengono dai vigneti della Tenuta Abazia, una delle undici proprietà di Giusti Wine, situata ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio, luogo simbolo del Montello restaurato con un intervento finanziato dalla famiglia Giusti e poi restituito alla comunità.

Sull’etichetta compare una beccaccia, uccello tipico di questo territorio, dove Gabriele Zanatta è cresciuto tra i vigneti di famiglia. La sua formazione si è sviluppata tra la Scuola Enologica di Conegliano (Treviso) e l’Università di Udine, dove ha concluso gli studi con il massimo dei voti. Dopo esperienze in diverse realtà del settore, è rientrato in azienda e oggi segue l’evoluzione tecnica della Cantina insieme con l’enologo Mirco Pozzobon, sotto la guida di Graziana Grassini.

“Devo ammetterlo: all’inizio non volevo produrre questo vino” ha affermato il 71enne Ermenegildo Giusti, spiegando che “avevo il timore che il mercato estero non fosse pronto a capirlo. Ma quando l’ho assaggiato in cantina durante l’affinamento, ho cambiato idea. Ho capito – ha proseguito – che rappresenta la vera espressione di ciò che può fare una viticoltura sana e mirata sul Montello, sfatando il mito che non sia una terra da bianchi di struttura. A convincermi definitivamente a fare questo salto è stato il mio team di enologi, soprattutto Gabriele: mi hanno trasmesso la loro passione, spingendomi a scommettere su un progetto che omaggia una varietà autoctona fondamentale per il nostro territorio”.

“Mi sono innamorato di questo vino da subito, quando la sua produzione non era neppure certa – ha rimarcato Gabriele Zanatta – e questo spiega perché lo zio ha deciso di dargli il mio nome: un sorso tenace, una caratteristica che contraddistingue anche me”.