Gli aerei che usano carburante green. Rovesciare la CO2: da veleno ad energia - QdS

Gli aerei che usano carburante green. Rovesciare la CO2: da veleno ad energia

Carlo Alberto Tregua

Gli aerei che usano carburante green. Rovesciare la CO2: da veleno ad energia

sabato 25 Gennaio 2020 - 00:00

Gli aerei inquinano, i treni no: una bufala. Perché non è il mezzo che inquina, bensì il carburante che adopera.
Forse questo la fanciulla Greta Thunberg non lo sa o, forse, non gliel’hanno suggerito. Se l’avessero informata, sarebbe saltato ai suoi occhi un fatto inequivocabile: British airways utilizza in gran parte il biocherosene che proviene da un processo industriale che utilizza come “carburante” i rifiuti solidi urbani. Quindi, quando quegli aerei volano, non producono CO2.
La giovane svedese non sa neanche che Lufthansa sta costruendo un impianto per la cattura della CO2 dai fumi di una centrale elettrica, che poi vengono trasformati in metanolo. Un processo mediante reazione con l’idrogeno proveniente da elettrolisi dell’acqua tramite energia eolica. Il metanolo così ottenuto sarà trasformato in biocherosene in un altro impianto di raffineria viciniore, cosicché ogni anno 350 mila tonnellate di carburante verde saranno usate dagli aerei della compagnia tedesca.

Il processo di produzione del biocarburante è in fase avanzata in molti Paesi del mondo e anche in Italia, dove l’Eni, nei due stabilimenti di Gela e Marghera, ha iniziato tale produzione.
Altri carburanti provengono da fonti di energia rinnovabile che, ancora, non sono sufficientemente supportati dallo Stato. Ovviamente vi è da sottolineare che il carburante verde costa parecchio di più: tre volte rispetto a quello ottenuto dal petrolio. Finché quest’ultimo avrà un prezzo così basso, non potrà diminuire il suo consumo perché, è ovvio, che ogni impresa cerca di spendere il meno possibile.
Ecco dove deve intervenire lo Stato: aumentando le accise sui prodotti fossili e trasferendo i conseguenti introiti a favore di carburanti ecosostenibili.
La questione è semplice nella sua enunciazione, più complessa nella realizzazione, perché la pressione che fanno i produttori di greggio è enorme, anche perché hanno il vantaggio del basso prezzo di produzione, che oggi si aggira intorno ai 65 dollari per barile, il quale è composto da 158 litri.
Il treno non inquina: non è vero. Se, infatti, utilizza energia elettrica prodotta dalle centrali che usano il petrolio, anche tale energia rilascia nell’atmosfera l’anidride carbonica e, quindi, inquina né più e né meno degli aerei.
Si dirà che questi trasportano mediamente 200 persone, mentre i treni ne trasportano mille. L’inquinamento conseguente, per unità trasportata, è quindi inferiore nelle linee ferrate, piuttosto che nelle linee aeree. Questo è vero, ma è anche vero che si stanno costruendo aerei sempre più grandi fino a 800 posti, quindi via via la forbice si restringe.
Che alcuni ambientalisti-talebani viaggino in treno e non in aereo, perché così contribuiscono a una sorta di protesta contro le energie fossili, è un loro diritto. Però non ci vengano a dire che il loro comportamento potrà cambiare le cose, fino a quando i meccanismi economici non consentiranno l’inversione della convenienza a usare prodotti naturali piuttosto che quelli che provengono dal sottosuolo come carbone e petrolio.

La questione ambientale è stata giustamente messa al primo posto della discussione fra i grandi del pianeta, anche a Davos, perché non vi è dubbio che l’aumento della temperatura nell’atmosfera fa sciogliere i ghiacciai, fa innalzare il livello del mare e fa scomparire interi territori, sommersi dallo stesso.
I Paesi di più recente sviluppo, come Cina e India, per quanto cerchino di ridurre l’impatto della CO2, riducendo a sua volta le materie che la generano, rivendicano il diritto di inquinare per svilupparsi come hanno fatto nei secoli precedenti i Paesi occidentali.
Giusto o no, così vanno le cose anche se il lungimirante presidente della Cina, Xi Jinping, ha firmato l’Accordo di Parigi e quindi sta procedendo a una riduzione del consumo di materie prime fossili.
La questione è universale. Per imboccare la strada del cambiamento deve aumentare la sensibilità dei cittadini del Pianeta, ma l’enorme ignoranza rispetto alla conoscenza ritarderà, speriamo non in modo determinante, l’approdo a una soluzione definitiva, che arriverà fra decenni.

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