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Gli ignavi per Dante e non solo per lui

Gli ignavi per Dante e non solo per lui
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Gli ignavi sono coloro che, durante la loro vita, non hanno mai agito né nel bene né nel male, non avendo mai osato avere un’idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Tra essi sono stati inseriti anche gli angeli che non si schierarono nella battaglia che Lucifero perse contro Dio.

Il grande Dante Alighieri, nella sua “Divina Commedia” li reputa indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell’inferno, a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male. Per un tale comportamento gli ignavi sono costretti a girare nudi per l’eternità, inseguendo un’insegna che corre velocissima e gira su se stessa, punti e feriti da vespe e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, nella costruzione dantesca, viene succhiato da fastidiosi vermi.

Ignavi e non voto: il parallelo con l’astensionismo

Gli ignavi, quindi, sono rimasti inerti nella vita per le loro scelte e in quanto tali vengono trattati, purtroppo solo in Dante. Gli ignavi, come è stato detto, non si schierano, non ci mettono la faccia, si nascondono e aspettano di capire da che parte tiri il vento. La loro è stata ed è una posizione apparentemente comoda che non meriterebbe alcuna comprensione, che tuttavia talvolta li premia, anche perché la crescente mancanza di riferimenti ideali li aiuta parecchio.

Non amo e non ho mai amato gli ignavi, soprattutto quando la loro qualità negativa si manifesta con l’astensionismo in un momento difficile ma di grandi potenzialità, come quello che stiamo attraversando. Per scegliere ci vuole coraggio, determinazione e soprattutto ci vogliono idee chiare, qualità che temo siano sempre più rare in almeno il 50% degli italiani. Alle scorse Elezioni europee, infatti, ha scelto di astenersi circa il 50% degli aventi diritto, con ciò restringendo in maniera enorme la platea democratica potenziale.

Mi piacerebbe poter spiegare agli astensionisti che coloro i quali non vanno a votare costituiscono i migliori alleati di coloro i quali vengono eletti, uomini, donne o partiti che siano, poiché riducono di una determinata quota il numero di voti necessari per raggiungere l’obiettivo. Chi, per esempio, nelle scorse competizioni ha sfiorato il 30% dei consensi, in realtà rappresenta circa il 15% dei potenziali elettori, chi ha sfiorato il 24% ne rappresenta il 12% e così via per tutti gli altri.

Democrazia, partecipazione e rischio oligarchia

Ora, appare del tutto evidente che un tipo di platea tanto bassa, come quella registratasi nel nostro Paese, avvantaggi non la maggioranza dei cittadini, ma i partiti che meglio di altri riescono a organizzare il consenso, puntando non verso una sorta di oligarchia di fatto, non certo verso una democrazia ampia e rappresentativa. Se, dunque, ci aspettiamo che siano i partiti a permettere una maggiore partecipazione al voto siamo soltanto degli illusi, perché questo non accadrà mai. Convincere quindici persone, infatti, è più semplice e soprattutto meno costoso che convincerne cinquanta e questo i partiti, al di là delle solite e stucchevoli dichiarazioni di allarme per il costante aumento di astensionisti, diciamolo senza alcun timore, fa comodo a tutti.

In tal senso, mi farebbe molto piacere sapere in quale girone Dante metterebbe i non votanti, o peggio, gli opportunisti, che sono quelli che aspettano l’esito delle consultazioni e poi corrono in soccorso del vincitore. Il Sommo Poeta forse li metterebbe insieme agli ignavi, o forse immaginerebbe qualche altro girone dell’inferno appositamente istituito. Non sono Dante, né mi illudo di poterlo emulare, dunque mi limito a ritenere che quanti non partecipano all’organizzazione dello stato nel quale vivono, sia pure solo con il loro voto, al di là delle loro convinzioni ideali o ideologiche, non vogliono né il bene di se stessi, né il bene dell’intera nazione, alla quale, dal solito bancone del solito bar, giurano fedeltà assoluta, magari soltanto quando vince la nazionale di calcio o alcuni atleti conquistano qualche medaglia alle Olimpiadi. Beh, se è questo il loro concetto di democrazia vuol dire che siamo davvero in pericolo e faremmo molto bene a rendercene conto il più in fretta possibile.