Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi ed ex ambasciatore alla Nato, ha dichiarato all’Adnkronos che “nel Trattato di Washington non esiste un articolo che preveda la sospensione o l’espulsione di un Paese membro”. Questo commento è emerso in risposta alla notizia di una e-mail interna del Pentagono che avrebbe ipotizzato la sospensione della Spagna dalla Nato come forma di “punizione” per il mancato sostegno alle operazioni americane in Iran.
L’ambasciatore ha spiegato che qualsiasi decisione di questo tipo richiederebbe l’unanimità, sottolineando che gli Stati Uniti “da soli” non possono “sospendere o limitare i diritti di un Paese membro”. Ha paragonato la situazione alla difficoltà che l’Unione Europea incontra nel prendere decisioni unanimi contro un Paese, dove “basta che quel Paese lo blocchi”. Nella Nato, infatti, non esistono votazioni a maggioranza, né qualificata né di altro tipo.
Il Pentagono e la volontà di Trump
Stefanini ha poi commentato le minacce del presidente americano nei confronti della Nato, evidenziando che il documento del Pentagono dimostra la volontà di Trump di prendere misure contro i Paesi che, secondo lui, non hanno supportato gli USA nella guerra all’Iran. “La Spagna è in prima linea”, ha dichiarato, osservando che la vera preoccupazione è l’intenzione di Trump di “creare problemi” alla Nato, cosa che gli Stati Uniti possono effettivamente fare, come mettere in dubbio il loro impegno in caso di aggressione a uno Stato membro.
L’ambasciatore ha citato il primo ministro polacco Donald Tusk, il quale ha recentemente messo in discussione l’impegno americano nella difesa della Nato in caso di attacco russo, evidenziando che questo già compromette la credibilità dell’Alleanza. Stefanini ha sottolineato che Trump ha diverse opzioni, come ritirare truppe o chiudere basi, mentre le minacce di uscita dalla Nato sono “vuote” perché richiederebbero un voto a maggioranza di due terzi del Senato, “cosa che non avrebbe mai”.
L’Italia e l’indebolimento della Nato
Infine, Stefanini ha avvertito che “l’Italia rischia le conseguenze di un indebolimento della Nato”, ma rischia meno altri Paesi, poiché non è un obiettivo primario per la Russia. Le basi in Italia sono strategicamente importanti per gli USA, soprattutto in vista di un possibile maggiore coinvolgimento nel Mediterraneo, Medio Oriente e Africa. Ha concluso notando che “il risentimento di Trump nei confronti della Meloni non riguarda la Nato, ma Leone XIV”.
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