Grafica: la "Memoria" dell' Olocausto, successo a Milano - QdS

Grafica: la “Memoria” dell’ Olocausto, successo a Milano

redazione

Grafica: la “Memoria” dell’ Olocausto, successo a Milano

mercoledì 15 Maggio 2019 - 09:49
Grafica: la “Memoria” dell’ Olocausto, successo a Milano

Per la mostra di manifesti degli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Catania consensi dai massimi progettisti italiani ed entusiasmo dal pubblico, alpini compresi. Anna Steiner, "tutti bravissimi"

“Uno straordinario successo, anche tra gli tantissimi alpini che erano a Milano per il raduno del loro centenario e hanno apprezzato moltissimo la mostra”.

Lo ha detto il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catania Vincenzo Tromba parlando della mostra dell’Aba dal titolo “Memoria” che riunisce artefatti comunicativi progettati dagli studenti del biennio di Design della comunicazione visiva.

La mostra, curata dal docente di progettazione grafica editoriale Gianni Latino, è stata aperta venerdì dieci maggio nella Casa della Memoria di Milano, promossa anche dall’Associazione nazionale ex deportati (Aned), e ha riscosso uno straordinario successo.

“Siamo davvero felici – ha aggiunto Tromba – dell’accoglienza ricevuta dai manifesti dei nostri allievi, dai quali si colgono una freschezza e un’inventiva inusuali. Riconosciuta, quest’ultima, da diversi protagonisti della grafica contemporanea intervenuti alla presentazione milanese della mostra, che aveva debuttato a Catania lo scorso 27 gennaio, nella ricorrenza dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz”.

La mostra milanese dell’Aba di Catania è stata visitata infatti da autentici mostri sacri della grafica come Giovanni Anceschi, Armando Milani, Anna Steiner, Franco Origoni, Ginette Caron, Francesco Dondina e Monica Fumagalli, Matteo e Carlotta Origoni.

Gli studenti dell’Accademia etnea hanno realizzato i manifesti – a testimoniare una memoria frammentata, non vissuta, progettati in chiave contemporanea con ricerca narrativa, ricordi e testimonianze a distanza di settantaquattro anni – partendo dalle suggestioni di un libro del 1960, “Pensaci, uomo!”. Il libro era corredato dalle impressionanti immagini fotografiche scattate dai soldati alleati e magnificamente impaginate da Steiner, partigiano e figura di riferimento per la grafica italiana. I testi erano di Piero Caleffi, antifascista della prima ora, che, sopravvissuto a Mauthausen (dove invece sarebbe morto il fratello di Steiner, Mino), sarebbe divenuto senatore e presidente dell’Aned.

“Sono stati tutti bravissimi – ha commentato Anna Steiner, figlia di Abe, e docente della facoltà di Design al Politecnico di Milano, la quale ha anche lasciato un entusiastico commento sul libro degli ospiti -, tutti quanti: la Direzione, il prof. Latino e soprattutto i ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Catania, che voglio ringraziare per questo loro lavoro”.

“Un importante riconoscimento – ha commentato Latino – dell’attività dei nostri studenti e della grande valenza culturale delle iniziative dell’Accademia di Catania. E quel che mi ha colpito è stato il fatto che, con il passaparola, sempre più persone vengono a visitare la mostra, che chiuderà il 26 maggio”.

Molto soddisfatto anche Dario Venegoni il Presidente dell’Aned – casa della Memoria, che ha voluto portare a Milano la mostra “per far capire come il segno grafico possa riflettere la complessità del fenomeno concentrazionario e parlare di deportazioni al plurale”.

La mostra è stata voluta anche per ricordare il Cinque Maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, l’ultimo campo di sterminio in cui gli Alleati giunsero nel 1945.

“La macchina concentrazionaria del Terzo Reich – si legge in una nota che presenta la mostra – era feroce, ramificata e scrupolosamente pianificata anche a fini economici. Dopo l’occupazione tedesca, i nazisti deportano dall’Italia ottomila ebrei e ventitremila oppositori politici. Almeno altri diecimila ‘triangoli rossi’ restarono nei campi delle SS in Italia, a Bolzano e a Trieste, nella Risiera di San Saba. Furono deportati nei territori tedeschi anche circa 650.000 militari italiani che si rifiutarono di combattere per il Reich, nonché decine di migliaia di donne e uomini rastrellati in Italia per il lavoro coatto”.

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