Roma, 21 set. (askanews) – Non una nuova “discesa in campo”, forse solo un momento di nostalgia per quando mezza Italia pendeva dalle sue labbra: Beppe Grillo si ripresenta al pubblico grazie alla platea di Pulp podcast (con una robusta componente di giovani e nativi digitali) che gli viene offerta da Fedez e Mr. Marra sulla loro piattaforma Youtube. Nell’intervista poche battute su Giuseppe Conte (soprannominato reverendo Jones, “l’uomo che sussurrava ai cavilli”) ma erano già state anticipate qualche giorno fa, e un fiume confusionario e inarrestabile come ai bei tempi dei teatri sold out e delle piazze piene del Movimento 5 stelle.
Primo passaggio, obbligato, è sulla vicenda del figlio condannato in primo grado per un caso di stupro: nessuna domanda dei conduttori ma una sorta di dichiarazione spontanea del comico genovese. Ciro, racconta, “sta attraversando un momento un po’ particolare, di un’enorme pesantezza” ma “si è laureato, 110 e lode, ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, ha una moglie straordinaria, studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza”. In un’ora e venti di registrazione c’è spazio per i ricordi della sua gioventù: da rappresentante di abbigliamento a cabarettista quasi per caso, e per qualche amarezza personale: “Stanno cancellando la mia memoria, fanno un festival dedicato a Baudo e non mi chiamano, mi tolgono dall’elenco dei vincitori del David, tagliano l’intervista di Cazzullo a Gino Paoli che parlava bene di me…”
Non manca la rivendicazione dei suoi meriti di innovatore e di appassionato di tecnologie come l’intelligenza artificiale, ma Grillo confessa di prendere “appunti morbosamente a mano” e ricorda come con Gianroberto Casaleggio, l’altro fondatore del Movimento 5 stelle, “una grande persona”, si completavano a vicenda perché “aveva la sintesi, era un manager”. Obiettivo di entrambi “era immettere nella politica un sentimento. Il sentimento di provare a cambiare la vita dei più disagiati”.
L’interesse degli intervistatori, però, è portarlo sull’attualità, sul conflitto con il nuovo M5S guidato da Conte, che “adesso è un partito normale”, dice l’ex garante. “Sono stato estromesso, vabbè”, ma, precisa, “non ho rimpianti”. Difende la sua scelta di promuovere una azione legale per cercare di riprendersi il simbolo del M5S, “anche per dare anche valore al reverendo Jones (sempre Conte, ndr). Perché lui dovrebbe avere la sua faccia col suo stemma”. Però fra una critica e l’altra concede in qualche modo l’onore delle armi ai suoi vecchi seguaci: “Io non ce l’ho col Movimento. Sono anche persone in gamba, per l’amor di Dio: qui parliamo di uno spirito che non c’è più, quindi è uno spirito completamente diverso. Non vedo una rinascita del Movimento coi valori, perché è passato, però vedo che alcune cose sono compostabili, cioè sono dentro. Hanno detto ‘sei stato polverizzato’: sono stato polverizzato, nella polvere c’è ancora però dei semi di qualcosa”.
Personalmente, però, giura di non voler fare il bis in politica: “Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? No, no, mi dispiace, ma non ho il potere di farlo, non ho le facoltà di farlo”. E scherza su una sua ipotetica candidatura, citando i suoi precedenti teatrali con gli ologrammi, utili, afferma, anche al premier indiano Modi e al leader della sinistra francese Mèlenchon per i loro risultati elettorali: “Io ero già lì anni prima. Il programma? Ma chi è che legge un programma? Se io dovessi candidarmi, supponi se io mi dovessi candidare, direi signori sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente. Ho già detto tutto, che cazzo volete da me? Datemi il voto e basta, fatela finita”.
Grillo non apprezza la politica del presente. Da un lato spiega i successi della destra di AfD in Germania con “la paura” che i migranti suscitano nelle periferie, mentre fanno comodo, sostiene, ai benestanti dei centri cittadini che vedono il vantaggio della disponibilità di badanti e altri lavori per i quali non c’è più la manodopera. Ma in generale, osserva l’ex leader carismatico del M5S, “l’intelligenza artificiale, l’algoritmo impara, la democrazia no. Siamo rimasti fermi con delle istituzioni del paleolitico” ed ecco “che ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera, la patria… sono malattie infantili. Come gli orecchioni”. Una battuta la dedica anche al fondatore di Futuro nazionale, Roberto Vannacci. Secondo Grillo ad aiutarlo sono i giornalisti che lo criticano: “Il futuro di Vannacci sono le domande con un sottile astio sotto, perché lui risponde…”
Si dice poco interessato al caso Ranucci, anche se alla trasmissione Report, che in passato si è occupata anche di lui, riserva una stilettata: “Le indagini venivano fatte come se volessero arrivare a un punto prestabilito”. Del resto, la Rai “non è più niente, è una tv commerciale, gestita male, con 13mila dipendenti. La mia proposta era di vendere e a privati seconda e terza rete, fare una rete come Arté, finanziata ma senza pubblicità”.

