Roma, 20 gen. (askanews) – Nonostante le crescenti tensioni con Washington sulla questione della Groenlandia, al momento l’Unione europea non prevede cambiamenti al meccanismo di acquisto di armi e equipaggiamenti per l’Ucraina, che prevede la possibilità di rivolgersi anche agli Stati Uniti in assenza di forniture, necessarie per Kiev, che non siano disponibili, in ordine di priorità, nella stessa Ucraina, nei paesi Ue, in quelli dello Spazio economico europeo (See) o ancora nei paesi che hanno concluso accordi nel quadro del programma Safe per l’aumento delle capacità di difesa. Lo ha spiegato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin oggi a Bruxelles. Tuttavia il ministro delle finanze di Cipro, Makis Keravnos, che esercita la presidenza di turno dell’Ecofin, ha lasciato intendere che la situazione potrebbe cambiare.
Su questo versante “la nostra proposta è rimasta ampiamente invariata”, ha detto Dombrovskis rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se ci fossero ripensamenti sugli acquisti di armi dagli Usa da parte degli Stati membri, da finanziare con il prestito Ue da 90 miliardi di euro all’Ucraina per i prossimi due anni. “Fondamentalmente, quello che prevede” la decisione Ue sul prestito “è che andrebbe data priorità ai produttori in Ucraina, nella stessa Unione europea, nel See e in paesi terzi che abbiano concluso accordi ‘Safe’ con la Ue. Ma questo principio a cascata prevede possibili deroghe, se non è possibile mobilitare gli equipaggiamenti necessari in Europa, che lascia aperta la possibilità di mobilitare forniture da altri paesi”. Perché “in questo caso – ha spiegato – la priorità deve essere ovviamente data alle necessità di difesa dell’Ucraina”.
Per parte sua, il ministro cipriota ha rilevato che “per quanto riguarda la necessità o l’eventualità di dover collaborare con paesi terzi” sugli acquisti di armamenti, “le linee guida sono state definite e naturalmente dovremo lavorare anche con altri Stati”.
“Ma non c’è cooperazione – ha puntualizzato Keravanos – con paesi che non rispettano i criteri e che rappresentano una minaccia per gli Stati membri”. (fonte immagine: European Union).

