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Groenlandia, territorio danese ma non troppo: l’isola autonoma che Trump vuole a tutti i costi

Groenlandia, territorio danese ma non troppo: l’isola autonoma che Trump vuole a tutti i costi
Groenlandia

Da oltre 200 anni l’area artica appartiene alla Danimarca, ma gode oggi del diritto all’autodeterminazione. L’appiglio Usa: un accordo del 1951 permette a Washington di costruire basi militari, pur non essendo un suo possedimento

NUUK – Il suo nome, Greenland, significa “terra verde”, ma la grande calotta glaciale che la ricopre quasi nella sua totalità non lascia spazio a interpretazioni di quel genere. Di distese verdi in Groenlandia, infatti, ve ne sono ben poche. La vegetazione residua è contraddistinta dalla tundra nelle aree costiere e gli alberi sono decisamente rari.

Secondo alcuni racconti popolari, quella definizione “felice” deriverebbe da Erik il Rosso, un vichingo che, costretto all’esilio dall’Islanda nel 982 d.C. dopo aver ucciso degli uomini in una rissa, si sarebbe stabilito nelle terre glaciali dopo esservi arrivato durante i mesi estivi, proprio quando nelle punte meridionali dell’Isola era presente una parvenza di vegetazione sgombra dai ghiacci. Il fuggitivo avrebbe dunque coniato il termine Grønland, appunto “terra verde”, spinto probabilmente dall’idea di fare conoscere quel territorio anche ad altri vichinghi, abili navigatori e commercianti, per sviluppare l’economia e provvedere a nuove residenze.

Groenlandia e Stati Uniti: l’interesse strategico americano

Oggi a guardare alla Groenlandia non sono più i leggendari vichinghi, con lunga barba e armi al seguito, bensì altri uomini, in giacca e cravatta, e altrettanto capaci nelle negoziazioni. Ci sono gli Stati Uniti, c’è anche il suo presidente Donald Trump, che in queste settimane sta accarezzando concretamente l’idea di prendere possesso della grande isola artica per gli interessi a stelle e strisce. E la forza del dollaro statunitense è soltanto un’alternativa a quella militare dell’Us Army. C’è pure Marco Rubio, il delfino del tycoon nella politica estera, incaricato a discutere con il Governo danese del potenziale acquisto delle terre nordiche.

I precedenti storici degli acquisti territoriali Usa

Un precedente, quello dell’acquisto di terre da parte degli Usa, che non è isolato. Già nella storia gli Stati Uniti si sono resi protagonisti di acquisti territoriali. Nel 1803, per esempio, Washington acquistò dalla Francia il Louisiana Purchase – circa 2,14 milioni di chilometri quadrati di territorio – per la somma di 11,25 milioni di dollari oltre ai debiti estinti pari a 23 milioni. Ricordiamo poi l’acquisto dell’Alaska dalla Russia nel 1867 per 7,2 milioni di dollari. E a proposito di Danimarca, gli Stati Uniti nel 1917 sborsarono 25 milioni di dollari in oro a Copenaghen per acquisire le Isole Vergini danesi.

Risorse naturali e sovranità danese sulla Groenlandia

Ora, a ingolosire così tanto il Capo di Stato americano non sono soltanto le possibilità di maggiore controllo sull’Artico rispetto a Russia e Cina – la giustificazione a scopo difensivo di Washington regge fino a un certo punto -, ma (e soprattutto) le ampissime risorse presenti nel sottosuolo groenlandese: petrolio, gas e minerali in quantità che, fino a oggi, non sono stati mai completamente estratti. Ma la Groenlandia, come detto, non è terra nullius, ma appartiene alla Danimarca.

Con il trattato di Kiel del 1814, all’indomani delle guerre napoleoniche e della separazione tra Danimarca e Norvegia (quest’ultima venne ceduta alla Svezia), l’isola artica già colonia danese divenne infatti a pieno titolo un possedimento del Paese. Nei primi anni ‘30, poi, Danimarca e Norvegia furono protagoniste di un’accesa disputa territoriale, rivendicando la propria titolarità sulle terre. Nel 1933 la Corte internazionale di giustizia diede ragione a Copenaghen, mettendo fine alle velleità norvegesi. Nel 1953 avvenne poi la grande rivoluzione, con una modifica alla Costituzione danese che integrò la Groenlandia nel Regno di Danimarca, con una propria rappresentanza nel Parlamento.

Autonomia groenlandese e limiti alla vendita del territorio

Vent’anni dopo, nel 1973, la Danimarca divenne Stato membro dell’allora Comunità economica europea e, di conseguenza, vi aderì anche la Groenlandia. Tuttavia, a seguito di un referendum, il Paese decise di abbandonare l’Unione nel 1985, mantenendo comunque lo status di territorio associato e i rapporti tra Nuuk e Bruxelles sono normati dal Trattato sulla Groenlandia e fanno particolare riferimento alla pesca.

Dal 2009, con l’entrata in vigore della legge sull’autogoverno (Self-rule act), la Danimarca riconosce alla popolazione groenlandese il diritto all’autodeterminazione e ha trasferito maggiori competenze alle autorità isolane. Insomma, la Groenlandia oggi gode di maggiore autonomia rispetto al passato, ma non può certamente essere venduta a un’altra Nazione. E per gli Stati Uniti non basterebbe nemmeno esibire l’accordo del 1951 tra Washington e Copenaghen che già consente agli States di agire senza particolari vincoli sul territorio groenlandese per realizzare tutte le basi militari che necessitano. A oggi, dunque, la Groenlandia rimane integralmente un territorio danese. Nonostante Trump.