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Iran, vivere a Dubai “tra boati e jet”. La testimonianza di un giovane siciliano: “La vita non si ferma”

Iran, vivere a Dubai “tra boati e jet”. La testimonianza di un giovane siciliano: “La vita non si ferma”

Dubai dopo i recenti attacchi iraniani, la testimonianza del giovane siciliano Gabriele Abela tra timori e tentativi di ristabilire la “normalità”.

“Nessun allarmismo, la nostra vita qui prosegue nella normalità”: questa l’esperienza di Gabriele Abela, giovane residente a Dubai, dopo i recenti attacchi dell’Iran al Paese in risposta all’operazione Epic Fury lanciata da USA e Israele lo scorso sabato.

“Abbiamo avvertito dei boati e inizialmente gli alert governativi ricevuti sui cellulari ci hanno allarmati, ma senza creare preoccupazioni rilevanti in seguito”, racconta al QdS Gabriele in merito all’attacco iraniano con droni su Dubai di domenica 1 marzo.

“Attualmente a Business Bay, quartiere dove mi trovo, la situazione è tranquilla. Sentiamo occasionalmente il passaggio dei jet in perlustrazione, un rumore a cui ero già abituato in Sicilia”, continua, rassicurato dalla gestione delle autorità locali. Anche riguardo all’incendio divampato presso il consolato americano in seguito all’attacco di ieri sera, il giovane non avverte pericoli imminenti: “L’allarmismo è alimentato soprattutto dai social, molti influencer cavalcano gli eventi ma il governo degli Emirati ha già avvertito che la diffusione di fake news comporterà sanzioni e conseguenze penali”.

Vivere a Dubai durante la guerra in Iran, la testimonianza di un siciliano

“Le autorità emiratine hanno reagito con tempestività, garantendo vitto e alloggio a oltre 20mila turisti rimasti a terra per la sospensione dei voli. È fondamentale affidarsi esclusivamente ai canali ufficiali”, afferma Gabriele, riferendo però il timore di alcuni conoscenti che, dopo l’attacco di domenica, avevano preferito allontanarsi temporaneamente da Dubai: “Molti sono già rientrati, ma è naturale avere paura di fronte a situazioni mai vissute prima”.

Nonostante la tensione, la quotidianità non sembra aver subito scossoni drastici secondo il giovane: “Dopo l’apprensione iniziale, abbiamo continuato a lavorare, andare in palestra o passeggiare. Lunedì i ristoranti in centro, sotto il Burj Khalifa, erano affollati. Finché non riceveremo nuove comunicazioni ufficiali, continueremo a vivere la nostra normalità”.

Sicurezza e futuro: “Fiducia nel sistema”

Non sono preoccupato e non ho sentito la necessità di contattare la Farnesina. So che i centralini sono intasati, siamo tantissimi gli italiani qui al momento e sicuramente la situazione è difficile da gestire”, afferma Gabriele, fiducioso nelle strategie di difesa. “Per chi è qui in vacanza la situazione è allarmante ma i fatti rassicurano. L’intercettazione di quasi 800 tra missili e droni, senza vittime, dimostra che le autorità sanno come agire in questo contesto critico”.

Ventotto anni, specializzato in e-commerce, il giovane siciliano gestisce un’attività di print on demand e un’accademia di formazione: “Ho fatto molti sacrifici e Dubai, al contrario dell’Italia, mi ha dato una possibilità. Vedere così tanti italiani all’estero fa riflettere su quanto sia difficile fare impresa nel nostro Paese, dove la tassazione spesso scoraggia i giovani. Amo la Sicilia, ma trasferirmi era una scelta da fare”. Vivere negli Emirati Arabi significa però convivere con le tensioni geopolitiche della regione: “Speriamo sempre che non ci siano guerre ma abitare in Medio Oriente comporta rischi che, per quanto mi riguarda, vale la pena correre”, conclude Gabriele.

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