Da un viaggio per festeggiare il compleanno a un incubo ad occhi aperti. È quello che è successo all’avvocato catanese Dalila Tomaselli e a sua madre, rimaste bloccate a Dubai a causa della guerra scoppiata pochi giorni fa che vede coinvolti Usa, Israele e Iran.
“La notte degli attacchi all’hotel Atlantis, all’aeroporto e ad Island Palm, io e mia madre eravamo lì”, dichiara Dalila Tomaselli, raggiunta telefonicamente dal QdS. “È assurda la quantità di menzogne che stanno dicendo parlamentari, giornalisti e commentatori – continua -. Stanno cercando di rassicurare i connazionali, ma noi che stiamo vivendo questa situazione ci sentiamo presi in giro. Non è vero che viene garantita assistenza a tutti. Solo a chi si trovava in aeroporto quella notte è stata data la possibilità di andare gratuitamente in albergo. E gli altri turisti italiani? Chi aveva il volo di notte? Quando è stato colpito l’Atlantis e siamo rimasti bloccati perché ci trovavano nel perimetro in cui sono caduti missili e droni? Di noi non si parla”.
Guerra in Iran, catanese bloccata a Dubai: “Nessun aiuto”
Oltre il danno, la beffa quindi per Dalila e sua madre che ormai da tre giorni non riescono a trovare una soluzione per ritornare a casa loro. “E le frontiere in Oman – aggiunge – sono state aperte solo per gli studenti e subito richiuse. La nostra agenzia di viaggio addirittura ci sconsiglia di andare in Oman, perché dovremmo affrontare un viaggio in auto di quattro ore e mezza per rischiare poi di non partire. Ed è quanto accaduto ad altri tre italiani conosciuti qui”.
Madre e figlia lamentano ai nostri microfoni anche la totale assenza di comunicazioni da parte della Farnesina. “Gli unici ad aver fornito un aiuto concreto – dice – sono state le agenzie di viaggio, che hanno descritto con chiarezza la situazione, sia per l’assistenza, sia per i voucher e per le modalità di apertura delle frontiere. In questo momento non esiste più una task force, non esistono più i voucher per prendere un volo da Abu Dhabi, non esiste alcuna assistenza”. Notizie che sono state confermate all’avvocato catanese anche dal Consolato italiano a Dubai. “Stamattina – spiega – sono finalmente riuscita a parlare con il Consolato, che mi ha consigliato di rimanere in albergo in quanto lo spazio aereo è chiuso a causa dei missili che continuano a volare sopra i cieli dell’area del Golfo. Partire in questo momento, secondo il Consolato, sarebbe pericolosissimo per la nostra sicurezza”.
I costi assurdi
Ma ogni giorno in più a Dubai significa spendere cifre esorbitanti solo per poter dormire e mangiare. “La cosa assurda – aggiunge – è che noi eravamo organizzati per sette giorni di vacanza. Adesso siamo già a nove, in cui spediamo 300 euro a notte a persona. Su questo punto il Consolato mi ha detto di inviare una mail con tutti i nominativi degli italiani in modo tale che possono tentare di far coprire queste spese dal Governo”.
“Altri connazionali bloccati qui – conclude – sono stati contattati dall’Unità di tutela che ha proposto un volo a 60mila euro per una famiglia di tre persone. Tra di noi si sta spargendo la voce che tutto si riaprirà il 6 marzo. Ci sono più voci che corrono, quindi stiamo rimanendo qui con la speranza che lo Stato ci copra i costi e che giorno 6 riusciremo a partire. Ma è un grande punto interrogativo, anche perché gli unici voli che attualmente sono disponibili da Dubai hanno un prezzo che parte da 6.500 euro e sono diretti in Francia o in Spagna”.

