Tina Mundelsee, cittadina tedesca, lavora come consulente olistica ed è autrice di due libri. Ha vissuto nel Kuwait dal 2005 al 2008 e poi per 16 anni a Catania dove ha gestito uno studio di yoga. Si trova adesso nuovamente in Kuwait, da gennaio di quest’anno, e può così raccontare in presa diretta al QdS gli eventi che hanno seguito l’attacco degli USA all’Iran e le relative conseguenze della nuova guerra sui Paesi vicini.
Guerra in Iran, la testimonianza di Tina Mundelsee dal Kuwait
Intanto come sta e che aria si respira in Kuwait dopo i “venti di guerra” in Medio Oriente dei giorni scorsi? Cosa ha visto coi suoi occhi nei momenti immediatamente successivi agli attacchi?
“Vivo in Kuwait in una zona di mare nel sud del Kuwait; vicino casa mia c’è una base militare dove sono stazionati anche tanti americani che l’Iran ha cercato di attaccare. Sabato mattina io ero a casa mia e ho sentito due forti boati e pensavo che magari fosse successo un incidente in strada. Poco dopo la mia amica, che era in centro città, mi ha mandato un messaggio e mi ha detto che l’Iran aveva iniziato a bombardare le basi americane e Israele aveva iniziato a bombardare l’Iran.
Subito dopo coi miei occhi ho visto, proprio dalla mia terrazza che guarda sul mare, che volavano in cielo le bombe proprio sopra la mia testa. Sentivo il rumore molto forte, tutta la casa tremava e si sentiva il rumore dei missili Patriots che intercettavano l’offensiva. Da quel momento, ho iniziato a guardare le news in TV e anche BBC live, Sky News live, France 24. Non riesco a seguire i canali in arabo, che pure danno molte più informazioni, riportando ciò che dicono il Ministero dell’Interno del Kuwait e il Ministero della Difesa; per questo, mi faccio aiutare dagli amici che le seguono e possono darmi dettagli più recenti (anche se non sempre precisi).
Tanti abitanti del Kuwait, come la mia amica, hanno vissuto l’invasione dell’Iraq anni fa e questa situazione adesso risveglia vecchi traumi. Io, fino a pochi giorni fa, avevo visto le bombe ‘distanti’ e solo in TV e, come tutti, ero anche un po’ abituata a tali notizie. Le guerre ci appaiono sempre troppo lontane, ma ora capisco cosa significa davvero starci dentro e come sia difficile per un essere umano vivere con questa ansia che possa succedere qualcosa di brutto”.
I cittadini del Kuwait hanno ricevuto istruzioni particolari per la propria sicurezza? L’ambasciata o il consolato italiano hanno fornito indicazioni specifiche? Ci sono indicazioni per rifugiarsi in strutture sicure all’interno degli edifici o zone civili?
“Da quando è iniziato il bombardamento si sente, sempre e ovunque si vada, il rumore dei missili che è anticipato dalle sirene, che oramai conosco. Hanno un suono intermittente per dire ‘stai attento, arriva il pericolo’ e un suono continuo per indicare che dovrebbe essere finito l’attacco. Questo sistema ogni tanto funziona, ogni tanto arriva prima la bomba e poi la sirena. È uno spettacolo che fa impressione: abbiamo anche visto pezzi di bombe per terra. Il governo del Kuwait dà sempre update sulla situazione tramite i suoi canali social e TV e rassicura il popolo sul fatto che il Paese è preparato per le emergenze. Dall’ambasciata non ho sentito niente, l’ambasciata americana ho sentito che è chiusa”.
La paura dei cittadini
I messaggi che arrivano da parenti e amici che percezione dell’accaduto lasciano trasparire? Ci spiega perché?
“Nei primi giorni i messaggi che mi sono arrivati dall’Italia mi hanno dato l’impressione che in tanti non capissero tanto bene cosa stava succedendo. E lo stesso dalla Germania. Per qualcuno, forse, in fondo c’è sempre la guerra da qualche parte e non prestano attenzione. In Kuwait, Qatar, negli Emirati Arabi, normalmente, non ci sono pericoli; io ho vissuto qui dal 2005 al 2008, e poi per 16 anni a Catania, e posso dire che il Kuwait è un Paese molto sicuro, moderno, evoluto. Se non ci fossero i militari americani presenti all’interno del Paese, penso proprio che l’Iran non ci avrebbe attaccato. Alcune persone in Europa hanno visto le notizie della guerra solo il giorno dopo, e spesso le notizie sono frammentate. In tanti mi hanno offerto affettuosamente di ritornare in Europa e di stare a casa loro senza sapere che qui lo spazio aereo è chiuso”.
La situazione attuale in Kuwait
Qual è la situazione degli aeroporti?
“L’aeroporto del Kuwait è stato attaccato da un drone sabato ed è morta una persona che lavorava lì. Questa situazione è strana perché il Kuwait e l’Iran non hanno mai avuto rapporti tesi e non è giusto che l’Iran attacchi strutture del Kuwait per attaccare gli americani. Lo spazio aereo in tutti questi Paesi è chiuso e non si può andare via, però, sui social vedo che il governo americano sta cercando di portare via tutti i propri cittadini da questi Paesi dopo che ‘è venuto qua’ a seminare il caos”.
Sta lavorando regolarmente? Può riassumerci brevemente la situazione attuale?
“La gente è un po’ ‘esaurita’ ed è stanca. Stanca soprattutto di queste dichiarazioni a cui nessuno crede più! Dicono che c’è questa guerra per liberare, per salvare il popolo iraniano! Ormai anche il più ignorante ha capito che tutte queste guerre si fanno solo per gli interessi, per il denaro, per il petrolio! Qua si cerca di continuare con la vita normale, però, noi ci muoviamo dalla casa al mare alla casa in città portandoci sempre dietro una borsa di emergenza, il passaporto, dei soldi in contante e ci sentiamo sempre tesi. Ieri è piovuta una decina di bombe in pochi secondi mentre ero al telefono con un’amica; sembra tutto surreale. Sono già morti due militari del Kuwait”.
È preoccupata? Sta pensando di lasciare il Kuwait?
“I negozi sono aperti ma la vita si è fermata, non c’è scuola, la gente cerca di restare a casa e di conseguenza non c’è molto traffico per strada. Sono preoccupata, questo è certo, ed è certo che c’è la guerra ma io non lascio il Kuwait”.
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