Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 16 giugno 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 16 giugno 2026
Punti chiave
- Papa: "Speriamo accordo Usa-Iran porti pace. No alle armi nucleari"
- Israele teme Iran per il nucleare
- Iran, Vance: "Se Teheran rispetta accordo un bene per tutti, se non lo farà nostra vita andrà avanti"
- Via libera immediato alla vendita di petrolio dopo la firma dell'accordo? L'indiscrezione
- Ghalibaf: "La guerra deve finire anche in Libano"
- Cina pronta alla prossima fase dei negoziati
- La smentita di Israele: "Hezbollah non incluso nell'accordo"
- Iran: "Rimosso il blocco navale Usa"
- Hezbollah: "Teheran ci aiuta senza chiedere nulla in cambio"
- Usa respingono la richiesta di Israele di visionare testo memorandum
Il Papa auspica che l’accordo Usa- Iran possa portare frutti di “pace” in Medio Oriente. Bisogna “chiedere la pace sempre, chiedere negoziati – dice uscendo da Villa Barberini a Castel Gandolfo – Grazie a Dio c’è questo memorandum che sembra firmeranno. Stanno dicendo venerdì: ci saranno diversi punti da stabilire, però” importante sarà “farlo col dialogo , con la negoziazione, non tornando alla guerra; mi auguro che sia veramente una soluzione alla guerra, che sia finita e che possiamo andare avanti per il bene di tutti. Eliminare le armi nucleari cercare il bene di tutti i popoli, e di risolvere i problemi a livello economico-sociale”.
Israele teme che l’Iran possa sfruttare i 60 giorni di negoziati previsti dal memorandum di intesa con gli Stati Uniti per procedere con il suo programma nucleare e fare progressi verso la costruzione dell’arma nucleare. E’ quanto riferisce Channel 12 citando alti funzionari del governo israeliano. Secondo l’emittente, la valutazione di Israele è che il leader supremo Mojtaba Khamenei non ha intenzione di raggiungere un accordo finale sul nucleare ed ha approvato il memorandum di intesa principalmente per aprire lo stretto di Hormuz e alleviare la situazione economica del regime.
“Se rispetteranno questo accordo, credo che sarà molto meglio per gli Stati Uniti e per l’Iran. Ma se non lo rispetteranno, lo stretto sarà ancora aperto e avremmo ancora fatto un danno incredibile al loro programma nucleare e veramente noi possiamo andare avanti con le nostre vite come nazione”. Così JD Vance, intervistato al “The Megyn Kelly Show”, ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero ritirarsi nel caso che i futuri negoziati dovessero fallire, sostenendo che Washington si trova in una posizione di forza dopo l’annuncio del memorandum di intesa tra i due Paesi, riporta il sito della Cnn.
Gli Stati Uniti consentiranno all’Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio e carburanti subito dopo la firma del memorandum d’intesa prevista venerdì. Lo riferiscono fonti informate, citate dal Wall Street Journal. Le deroghe alle sanzioni dovrebbero contribuire a facilitare le esportazioni e riguarderanno esclusivamente il commercio petrolifero. Per ulteriori sviluppi, bisognerà attendere la riapertura di Hormuz e i 60 giorni di colloqui previsti per trovare un accordo su nucleare e fondi iraniani congelati.
“La guerra deve finire su tutti i fronti, compreso il Libano”. Lo dichiara il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo un colloquio con il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa iraniana Mehr, Berri avrebbe anche chiesto il ritiro delle truppe israeliane dal Libano.
Il ministro degli Esteri cinese avverte l’omologo pachistano che la prossima fase dei negoziati tra Stati Uniti e Iran sarà “più difficile”. Il capo della diplomazia cinese Wang Yi, in un colloquio telefonico con Ishaq Dar, sostiene che si tratta non di un “punto d’arrivo” ma di un “nuovo inizio”. E la Cina, sottolinea Wang Yi, “è disposta a collaborare con il Pakistan” per conseguire l’obiettivo reale: “una pace duratura in Medio Oriente e nella regione del Golfo”.
Hezbollah non è incluso nell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Lo scrive su X l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee. “Fortunatamente il Segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che l’Iran e Hezbollah non sono collegati nell’accordo”, dice Huckabee, aggiungendo che Israele non ha bisogno del “permesso” dell’Iran per difendersi. “Il giogo del terrore deve finire“, aggiunge.
Gli Stati Uniti avrebbero rimosso il blocco navale imposto per circa due mesi sui porti iraniani in vista del memorandum da firmare venerdì. Lo afferma il vice ministro degli Esteri di Teheran, Majid Takht-Ravanchi, citato dal sito del Governo.
“La revoca del blocco era qualcosa che avevamo sottolineato fin dall’inizio. Ora è iniziata e il blocco è stato revocato prima della firma formale” dell’intesa, dichiara Takht Ravanchi.
Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, esprime gratitudine verso l’Iran per il sostegno alla “resistenza” del movimento in Libano. In una lettera indirizzata al presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, Qassem conferma che Teheran sostiene Hezbollah “senza chiedere nulla in cambio” e ribadisce che la cessazione delle ostilità in Libano costituisce “la prima e fondamentale clausola dell’accordo tra Iran e America”.
“Lo dico ad alta voce: l’Iran è un simbolo di orgoglio e di onore“, conclude il rappresentante di Hezbollah.
Gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta israeliana di visionare il testo del memorandum d’intesa con l’Iran, che verrà firmato ufficialmente venerdì in Svizzera. Lo rende noto l’emittente israeliana Channel 12. Trump ha comunque annunciato di voler leggere in conferenza stampa “ad alta voce” e “parola per parola” il contenuto dell’accordo.
Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran verrà firmato venerdì nel resort di Burgenstock, nel canton Nidvaldo sul lago di Lucerna. Lo ha indicato a Keystone-Ats il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero.
L’Iran avrebbe assicurato a Hezbollah che chiederà il ritiro delle truppe israeliane dal Libano nella prossima fase dei colloqui con gli Stati Uniti. A dichiararlo è l’ufficio stampa di Hezbollah, citato da Reuters. Il gruppo sottolinea che “nessun accordo sul nucleare tra Iran e Stati Uniti a meno che gli israeliani non si ritirino” dal territorio libanese.
“Entro un paio di giorni” il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, renderà pubblico il testo integrale – “parola per parola” – del memorandum raggiunto con l’Iran. Lo ha annunciato lo stesso tycoon nelle scorse ore. “Non ho alcun problema a pubblicarlo, è un grande accordo”, afferma, sintetizzando quello che considera il punto centrale dell’intesa: “l’Iran non avrà mai un’arma nucleare“.
Quattro navi della Marina Militare italiana, due cacciamine – il Crotone e il Rimini che si trovano già a Gibuti -, una nave da supporto logistico e una nave di scorta – sarebbero pronte alla missione internazionale per lo sminamento dello Stretto di Hormuz. La missione dovrebbe interessare 400-500 militari italiani. Ancora da stabilire i tempi. Da confermare anche l’esistenza delle “precondizioni” necessarie affinché arrivi l’autorizzazione del Parlamento.
“Lo Stretto di Hormuz sarà completamente riaperto a partire da venerdì”, giorno della firma dell’accordo tra Iran e Stati Uniti a Ginevra. Lo conferma il presidente statunitense Donald Trump parlando al G7, precisando che “non ci saranno pedaggi” per le navi che passeranno da Hormuz. “L’Iran sta rimuovendo le mine proprio in questo momento”, aggiunge.
“Ieri lo abbiamo confermato subito: l’Italia, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, è pronta a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo al convegno ‘Obiettivo Export: imprese e territori del Sud Italia, verso la conferenza nazionale dell’Export 2026’. “Il mio auspicio – ha aggiunto – è che un quadro internazionale più stabile possa aiutarci. Dopo mesi di tensione e guerra, il Mediterraneo e il Medio Oriente hanno ora davanti a sé la prospettiva della pace. La riapertura dello Stretto di Hormuz è un passaggio cruciale. Per domani mattina alle 9 abbiamo convocato una nuova riunione del Tavolo Hormuz che ho istituito per aggiornare costantemente le nostre imprese sulla crisi. Siete tutti invitati a partecipare. Vi daremo tutti gli ultimi aggiornamenti, anche sugli sviluppi commerciali. La libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali – ha concluso Tajani – è cruciale per la nostra economia.
Il Consiglio Europeo “ricorda il ruolo dell’operazione di difesa marittima dell’Ue Eunvafor Aspides, ne sottolinea il potenziale contributo alla stabilizzazione della regione e ne chiede il rafforzamento, in linea con il suo mandato”. Lo riporta la bozza delle conclusioni del summit che si riunirà dopodomani e venerdì a Bruxelles.
L’area operativa della missione navale Ue comprende lo stretto di Baab al-Mandab e lo stretto di Hormuz, nonché le acque internazionali del Mar Rosso, Golfo di Aden, del Mar Arabico, del Golfo di Oman e del Golfo Persico. Alcuni Paesi Ue, tra cui l’Italia, si sono detti disponibili a contribuire allo sminamento e alla messa in sicurezza dello stretto di Hormuz, una volta che verrà riaperto.
“L’Italia c’è: al di là delle strumentalizzazioni dell’opposizione, il governo Meloni ribadisce la centralità del Paese nel processo di pace in Iran e lo fa con i fatti. Daremo infatti il nostro contributo alle operazioni di sminamento dello stretto di Hormuz con il Crotone e il Rimini, due cacciamine italiani, che sono già in zona da alcune settimane e che il governo ha messo a disposizione dell’operazione internazionale pronta ad intervenire per la bonifica dello Stretto dagli ordigni piazzati in mare dagli iraniani. Manca soltanto l’autorizzazione a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura di Hormuz. 500 militari italiani delle unità navali sono già nella zona e potrebbero essere davvero impegnati nelle operazioni di sminamento. Prima si dovranno stabilire le regole d’ingaggio della bonifica marittima. È la dimostrazione che il nostro Paese sostiene il dialogo e la diplomazia con i mezzi di cui dispone e che, dal punto di vista politico, nessuna iniziativa di pace è stata promossa senza il nostro apporto”. Così in una nota Saverio Romano coordinatore politico di Noi Moderati.
Si tratta di una questione “psicologica” quella che spinge gli Stati Uniti a voler prendere possesso dell’uranio iraniano arricchito a livelli prossimi a quelli per uso militare. Lo ha dichiarato il presidente, Donald Trump, durante l’incontro con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, a margine del G7 in corso a Evian.
“Andremo a prenderlo, ma andarlo a prendere è una questione importante perché dicono che solo la Cina e noi abbiamo le attrezzature necessarie per estrarlo. L’intera montagna è crollata”, ha spiegato Trump. “Si potrebbe obiettare: perché ci stiamo dando pena? Perché non è poi così prezioso. Ma credo che, psicologicamente, lo desideriamo”, ha aggiunto.
“Certamente la pace in Medio Oriente aiuterà ancora di più. Nonostante due guerre e la guerra commerciale, il nostro export è andato a gonfie vele. Con l’accordo che ci auguriamo possa trasformarsi in una vera pace, attraverso Hormuz potremo esportare di più a costi minori, quindi tutta la nostra economia ne trarrà vantaggio anche dalla riduzione del costo dell’energia ma anche per il trasporto marittimo si potrà fare molto di più”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando a Bari, con i giornalisti, a margine di ‘Obiettivo Export: imprese e territori del Sud Italia, verso la conferenza nazionale dell’Export 2026’, a proposito della guerra tra Usa e Iran e dell’accordo tra i due Paesi.
“Sono ottimista da questo punto di vista – ha aggiunto – viaggiamo verso i 700 miliardi di euro di export il prossimo anno, questo significa che ci sarà più occupazione, più benessere e salari più alti. Anche attraverso iniziative come questa, o quella che c’è stata a Torino e quella che ci sarà il 5 ottobre a Roma per preparare poi l’evento finale a Milano, servono ad abbattere le barriere burocratiche tra le imprese e le nostre rappresentanze diplomatiche, con l’aiuto di Ice, Simest, Sace, Cassa Depositi e prestiti, per permettere alle imprese di essere più operative ed efficienti e poter più affari a vantaggio di tutti i concittadini”.
l ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che qualsiasi occupazione israeliana del territorio o attacco al Libano costituisce una violazione dell’accordo con gli Stati Uniti. Parlando durante un briefing con diplomatici stranieri trasmesso dalla televisione di stato, ha aggiunto che porre fine alla guerra in Libano è la “questione più importante” dell’accordo di pace. “Il punto importante che voglio sottolineare è che, a nostro avviso, in questo memorandum ci sono due parti: da una parte gli Stati Uniti e Israele, e dall’altra l’Iran e Hezbollah”, ha dichiarato Araghchi. “Questo è forse il punto più importante del memorandum: la dichiarazione di una fine immediata e definitiva della guerra su tutti i fronti, compreso quello libanese”, ha affermato.
“È notizia di queste ore un accordo proprio per quanto riguarda la guerra nel Golfo. Si tratta di un fatto senz’altro positivo. Tuttavia, in questi mesi gli annunci di una interruzione del conflitto o comunque di una tregua sono stati diversi e purtroppo non sono mai seguiti i fatti. Il trasporto marittimo ha bisogno di certezze per poter operare in sicurezza, per questo ritengo che le navi rimaste bloccate nel Golfo Persico proveranno a uscirne non appena possibile, ma un ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz non sarà immediato, serviranno diversi giorni per capire se questa volta si potrà tornare davvero a navigare con le necessarie garanzie, in primis a tutela degli equipaggi”. Lo ha detto il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, nel suo intervento all’annual meeting dell’associazione a Roma.
“Nell’attesa di conoscere i dettagli dell’accordo, tuttavia, rifuggiamo qualsiasi ipotesi di un pedaggio per attraversare lo Stretto, ipotesi che sarebbe contraria al principio della libertà di navigazione”, ha chiarito poi.
Si tratta di “un accordo molto importante” quello raggiunto tra Stati Uniti e Iran sul quale “c’è ancora molto lavoro da fare”, ma proseguendo su questa strada si potranno “ottenere grandi risultati nella regione”. Lo ha dichiarato l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, durante un incontro con il presidente americano Donald Trump a margine del G7 a Evian, in Francia .
“Desidero ringraziarla per la sua leadership in questo momento critico per il Medio Oriente. Si tratta di un accordo molto importante, c’è ancora molto lavoro da fare, ma con questo slancio, se continuiamo così, signor Presidente, credo che potremo ottenere grandi risultati nella regione”, ha detto l’emiro a Trump durante l’incontro, secondo quanto riporta al-Jazeera. I due hanno discusso di sicurezza e investimenti in Medio Oriente, aggiunge l’emittente.
“Tutto l’inferno gli cadrà addosso se l’Iran provasse ad avere un’arma nucleare”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti da Evian nel corso del bilaterale con il premier del Qatar, l’emiro Mohammed bin Abdulrahman al Thani.
Quello firmato con l’Iran è un “accordo giusto, un buon accordo”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti da Evian nel corso del bilaterale con il premier del Qatar, l’emiro Mohammed bin Abdulrahman al Thani. Il presidente ha smentito le indiscrezioni secondo cui Washington investirà in Iran, definendole “ridicole”. “Non stiamo investendo denaro, non abbiamo alcun obbligo di investire denaro in Iran – ha affermato Trump – Ne abbiamo il diritto se lo desideriamo, ma non stiamo investendo denaro”.
“La riapertura del canale di Hormuz sicuramente ci darà una maggiore boccata di respiro, mi auguro e mi auspico che gli imprenditori che si sono riarmati con la loro resilienza, come fanno ogni volta anche utilizzando noi come sistema Paese, in questo modo abbiano le briglie più sciolte e quindi possano correre di più”. Lo ha detto il presidente di Ice Agenzia (Istituto commercio estero), Matteo Zoppas, rispondendo a Bari, a margine di ‘Obiettivo Export, imprese e territori del Sud Italia’.
“Non è competenza mia parlare della pace in medio Oriente dal punto di vista politico – ha precisato – però dal punto di vista del commercio noi sappiamo che, su 643 miliardi di euro al 2025 di export italiano nel mondo, il Medio Oriente conta circa 28 miliardi di euro ma non ci si ferma a questo. Perché la pace in Medio Oriente non ha minato solo quella area geografica, bensì la competitività dei prodotti anche italiani perché l’aumento dei costi dei fattori produttivi, dato dal blocco del canale di Hormuz, si dispone trasversalmente a tutte le posizioni, a tutti i prodotti e a tutte le destinazioni”.
“Siamo la squadra più penalizzata e più maltrattata di tutti i Mondiali. Ad essere sincero non ne conosco il motivo”. Lo ha dichiarato l’allenatore della nazionale iraniana Ghalenoei, affermando che la sua squadra è “sotto pressione” a causa delle tensioni con gli Stati Uniti e con gli Israele e degli ostacoli legati ai visti per i giocatori. “Questa situazione non fa bene al calcio. Vogliamo solo la pace, la Fifa avrebbe dovuto sostenerci di più”, ha dichiarato l’attaccante e capitano iraniano Mehdi Taremi.
Solo poche ore fa il rientro della nazionale di calcio iraniana nel ritiro di Tijuana, in Messico, dopo il pareggio 2-2 contro la Nuova Zelanda nella partita d’esordio dei Mondiali, è stato ritardato a causa del fermo di due membri della squadra all’aeroporto di Los Angeles. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, le formalità di partenza per Mehdi Taremi e per l’allenatore in seconda Saeed Alhoui hanno subito dei ritardi, proprio come era successo per il loro ingresso negli Stati Uniti.
Mentre gli altri membri della squadra salivano sull’aereo, Taremi e Alhoui erano ancora in aeroporto, dove le autorità stavano lavorando per risolvere il problema con i visti. Inoltre la federazione calcistica iraniana sta cercando di ottenere l’ingresso di Mehdi Torabi, il cui visto per ingresso singolo è scaduto dopo la partita.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i prossimi negoziati tra Stati Uniti e Iran saranno suddivisi in due fasi, dopo la firma del memorandum d’intesa previsto per lunedì a Ginevra. Il primo incontro tratterà temi quali la situazione dello Stretto di Hormuz, il blocco navale statunitense e la ricostruzione delle infrastrutture iraniane dopo i bombardamenti israelo-americani, ha dichiarato Araghchi.
Una fase successiva dei negoziati riguarderà le questioni nucleari e l’allentamento delle sanzioni, che saranno risolte in un accordo finale, ha aggiunto citato da al-Jazeera.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf guiderà la squadra di negoziatori a Ginevra, in Svizzera, per la firma dell’accordo con gli Stati Uniti. Lo ha annunciato il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, affermando che i negoziati tra Stati Uniti e Iran inizieranno dopo la firma del memorandum d’intesa, prevista per venerdì a Ginevra. Per gli Stati Uniti, la delegazione sarà guidata dal vicepresidente JD Vance. Presenti anche i mediatori pakistani, che hanno contribuito al raggiungimento dell’accordo.
“L’Iran connetterà presto la sua rete elettrica a quella del Qatar“. Lo annuncia il ministro dell’Energia iraniano Abbas Aliabadi, citato dall’agenzia di stampa Tasnim. Aliabadi afferma anche che l’Iran starebbe valutando la possibilità di collegare la propria rete elettrica a quella di altri Stati del Golfo Persico.
“Energia più cara, regime iraniano rafforzato, una delle rotte commerciali più importanti del mondo nelle mani di Teheran. Come si può definire quella di Trump una vittoria?”. Lo scrive sui social Carlo Calenda, a proposito dei recenti sviluppi del conflitto Usa-Iran.
“L’intera Aeronautica militare era pronta a decollare per una vasta missione di attacco in Iran, ma è stata fermata un’ora prima della partenza”. Lo scrive il comandante dell’Aeronautica israeliana Omer Tischler in una lettera al personale, affermando che l’operazione pianificata è stata interrotta poco prima del decollo. “È ancora troppo presto per valutare come gli sviluppi globali influenzeranno la realtà della sicurezza, ma la nostra missione era e rimane quella di difendere la sicurezza di Israele”, aggiunge.
Il vicepresidente statunitense JD Vance conferma alla Nbc News che gli ispettori nucleari torneranno “sicuramente” in Iran, in base ai termini dell’accordo definito per porre fine alla guerra. Vance è fiducioso sul sostegno di Israele: “Siamo abbastanza fiduciosi che gli israeliani accetteranno questo accordo una volta che saremo un po’ più avanti nel processo”, dice. Allo stesso tempo, però, riconosce che Washington e Tel Aviv non saranno sempre d’accordo, affermando: “Abbiamo interessi comuni, ma a volte ci troveremo in disaccordo su alcune questioni”.
L’accordo fra Washington e Teheran consentirebbe a Israele di continuare le operazioni militari in Libano. Una fonte pakistana informata sul memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran ha dichiarato a Haaretz che l’accordo include una formulazione sul Libano che di fatto consente a Israele di continuare le operazioni militari nel Paese, affermando: “In questo accordo tutti ottengono qualcosa, anche Israele”.
Una seconda fonte a conoscenza dei dettagli ha affermato che la formulazione dell’accordo relativa al Libano è molto vaga e ha confermato che Israele ha interpretato il quadro di riferimento come non restrittivo per la prosecuzione dei combattimenti in Libano. L’aggiornamento fa seguito alle dichiarazioni rilasciate ieri da un alto funzionario della Casa Bianca, secondo cui Israele non sarebbe tenuto a ritirarsi dal Libano in base all’accordo che si sta delineando con l’Iran.
Il bilancio complessivo degli attacchi di Israele in Libano a partire dal 2 marzo ha raggiunto quota 3.798 morti e 11.781 feriti. Lo ha reso noto il Centro operativo di emergenza del Ministero della Salute pubblica libanese.
Ventiquattro miliardi di dollari di beni iraniani congelati dovrebbero essere sbloccati in quattro tranche separate. Lo hanno riferito una fonte pakistana informata sui contatti tra Stati Uniti e Iran e un’altra fonte che ha parlato con Haaretz.
Il rilascio dei beni sarebbe subordinato al soddisfacimento da parte dell’Iran delle richieste di Washington relative all’apertura dello Stretto di Hormuz, tra cui il requisito di consentire la navigazione attraverso il canale senza dazi, nonché al raggiungimento di intese nell’ambito dei negoziati sul nucleare.
La fonte pakistana ha aggiunto che i fondi potrebbero essere trasferiti all’Iran con il pretesto di aiuti economici mirati per scopi specifici, ad esempio il finanziamento di operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz.
Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che il presidente Donald Trump non esiterebbe a riprendere gli attacchi militari contro l’Iran se Teheran non rispettasse gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo con gli Stati Uniti. In un’intervista a Fox News, Vance ha dichiarato che le nazioni del Golfo sono diventate diffidenti nei confronti del regime iraniano, nonostante le opportunità di una maggiore stabilità regionale. “Neanche loro credono a niente”, ha detto riferendosi agli alleati degli Stati Uniti nel Golfo. “Non ne sono certi. Non possono prevedere cosa faranno gli iraniani tra cinque anni, ma vedono una reale opportunità. Quindi, percorreremo questa strada. Vedremo quanto sono seri gli iraniani”.
“Se non mantengono le promesse, non otterranno alcun beneficio dall’accordo e, come direbbe il presidente, abbiamo tutte le carte in mano”, ha aggiunto il vicepresidente. “La loro economia rimarrà in condizioni molto difficili se non riceveranno gli aiuti necessari per poter progredire”. “Abbiamo le carte in regola e, se non rispetteranno l’impegno, troveremo una soluzione una volta arrivati lì”, ha detto ancora, suggerendo che questo potrebbe includere una rinnovata azione militare.
“Conosco il presidente Trump da molto tempo. Direi che significa tornare a bombardare. Potrebbe. Potrebbe succedere, e lo farebbe. Non credo che esiterebbe. Potrebbe significare che il blocco torna in vigore”, ha dichiarato Vance, sottolineando che l’obiettivo finale di Trump non è il cambio di regime, bensì un cambiamento di comportamento da parte di Teheran. “Lui vuole che l’Iran sia un paese normale. Devono comportarsi come tali”.
Donald Trump potrebbe decidere di rendere pubblico l’accordo preliminare fra Washington e Teheran per porre fine alla guerra con l’Iran prima di venerdì. Lo ha detto il vicepresidente statunitense JD Vance, dopo che il presidente americano aveva dichiarato che l’accordo era già stato firmato. Vance ha descritto il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran come un documento “di circa una pagina e mezza” e “molto generico”. Alti funzionari statunitensi hanno iniziato a fornire alcuni dettagli sull’accordo, anticipando che lo Stretto di Hormuz riaprirà venerdì, lo stesso giorno in cui l’accordo verrà formalmente firmato a Ginevra.
La notizia giunge mentre Trump partecipa al vertice del G7 in Francia, che oggi ospiterà una sessione speciale sull’Iran alla quale parteciperanno i leader di Egitto, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Ieri, durante i colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron, Trump ha dichiarato: “Sono molto felice di annunciare che è firmato, l’accordo è firmato”, riferendosi all’accordo preliminare.
Funzionari statunitensi hanno affermato che l’accordo era stato firmato elettronicamente da Trump, Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
Secondo quanto riferito dai funzionari, i colloqui tecnici sul programma nucleare iraniano dovrebbero iniziare questa settimana, mentre qualsiasi allentamento delle sanzioni o rilascio di beni dipenderà dal rispetto da parte dell’Iran degli impegni previsti dall’accordo.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano: le ultime notizie
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo con l’Iran passerà alla seconda fase e che gli Stati Uniti non investiranno denaro in Iran. “Abbiamo raggiunto un accordo con l’Iran e dovrebbe avere successo, si passa alla seconda fase, che credo sarà effettivamente più semplice”, ha detto Trump, parlando con i giornalisti al vertice del G7 in Francia.
L’intesa volta a porre fine alla guerra nel Golfo è stata raggiunta. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il vicepresidente JD Vance e il presidente del parlamento iraniano – che guida la squadra negoziale – hanno già firmato. A dichiararlo è un funzionario statunitense. Ka notizia è stata diffusa lunedì 15 giugno dall’emittente Al-Arabiya. Precedenti indiscrezioni, provenienti da entrambe le parti, suggerivano che la firma ufficiale sarebbe avvenuta venerdì a Ginevra durante una cerimonia.
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