Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 2 giugno 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 2 giugno 2026
Decine di militanti di Hezbollah si nasconderebbero in un quartiere cristiano della città costiera di Tiro, nel Libano meridionale. Lo sostiene l’esercito israeliano, secondo cui l’area non era stata inclusa negli avvisi di evacuazione emessi la scorsa settimana dopo quelle che Israele definisce violazioni del cessate il fuoco da parte del gruppo sciita. “Recentemente abbiamo identificato attività di decine di operativi di Hezbollah all’interno del quartiere cristiano”, ha dichiarato la portavoce in lingua araba delle Forze di difesa israeliane, Ella Waweya.
“Non è la prima volta che scopriamo attività di Hezbollah in aree cristiane, sulla base della convinzione che questi quartieri offrano un rifugio più sicuro”, ha aggiunto Waweya, invitando i residenti a “chiedere la rimozione dalle proprie zone degli operativi dell’organizzazione terroristica”. Rivolgendosi direttamente ai membri del gruppo, la portavoce ha avvertito: “Non siete al sicuro lì. Se continuerete a rimanere e a operare in quest’area, le Forze di difesa israeliane emetteranno istruzioni per l’evacuazione del quartiere cristiano e adotteranno contro di voi le misure necessarie”.
Hezbollah ha confermato per la prima volta di aver ricevuto due proposte statunitensi per un cessate il fuoco con Israele e di stare esaminando quella avanzata dal presidente americano Donald Trump, ribadendo tuttavia che qualsiasi accordo dovrà prevedere un “cessate il fuoco completo e inclusivo”. Lo riferisce l’emittente Al Manar, vicina al movimento sciita libanese, che ha così riconosciuto l’esistenza della tregua annunciata nelle scorse ore da Trump.
Secondo Al Manar, Hezbollah avrebbe respinto una prima proposta attribuita al segretario di Stato Marco Rubio, che prevedeva la rinuncia israeliana a colpire il quartiere meridionale di Dahieh, roccaforte del gruppo a Beirut, in cambio della cessazione degli attacchi contro Israele. Una seconda proposta, attribuita a Trump, prevederebbe invece l’entrata in vigore di un “cessate il fuoco completo” entro 48-72 ore. L’emittente aggiunge che Hezbollah è in contatto con il governo libanese e continua a insistere sulla necessità di una tregua globale, mentre delegazioni israeliane e libanesi si sono incontrate a Washington per nuovi colloqui mediati dagli Stati Uniti.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha offerto supporto tecnico e morale agli Emirati Arabi Uniti dopo l’attacco contro una centrale nucleare avvenuto il mese scorso. Lo ha dichiarato il direttore generale Rafael Grossi, al termine di una visita al sito della centrale di Barakah, colpita da un attacco con droni.
Grossi ha spiegato che le autorità emiratine sono intervenute rapidamente, spegnendo un reattore a causa della perdita di alimentazione elettrica esterna. Il direttore dell’Aiea ha aggiunto che sono previste diverse attività per completare le operazioni di riparazione dell’impianto, senza fornire ulteriori dettagli.
“Le notizie secondo cui la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avrebbero interrotto i colloqui alcuni giorni fa sono infondate ed errate”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, sottolineando come le discussiano siano proseguite “senza interruzioni, anche quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi”.
“Non si sa mai dove porteranno – ha aggiunto Trump – ma come ho detto all’Iran: ‘È ora, in un modo o nell’altro, che voi facciaate un accordo. Fate questo da 47 anni e non si può permettere che continui ancora a lungo!”.
Gli Stati Uniti non sono disposti a revocare le sanzioni all’Iran in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio durante un’audizione al Congresso.
Rubio ha precisato che un eventuale alleviamento delle sanzioni non è stato “né discusso né proposto” nell’ambito dei negoziati con Teheran. Ogni eventuale allentamento delle misure restrittive, ha aggiunto, sarebbe “condizionato” a concessioni sostanziali da parte iraniana sul programma nucleare.
“Ci sono segnali sempre più frequenti” che indicherebbero che Mojtaba Khamenei sarebbe ancora in vita e attivo. Lo ha affermato il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenendo davanti alla Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti. Rubio ha spiegato che, secondo le informazioni disponibili a Washington, la Guida Suprema “interverrebbe con maggiore frequenza, pur comunicando principalmente attraverso messaggi e intermediari”.
“L’Iran deve riaprire lo Stretto di Hormuz o si troverà di fronte ad altre opzioni”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenendo sul blocco navale statunitense e sulla crisi nella regione dinanzi alla Commissione Affari Esteri del Senato Usa. Rubio ha sostenuto che Washington non può accettare uno scenario in cui Teheran possa “chiudere lo stretto e chiedere a tutti di pagare un pedaggio”.
Secondo il capo della diplomazia statunitense, l’Iran avrebbe colpito navi commerciali e minato ampie aree nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz. “Se nessuna nave può uscire, allora nemmeno le navi iraniane potranno farlo”, ha affermato Rubio, sottolineando che nessun Paese – incluse Cina e Russia – sarebbe favorevole alla chiusura del passaggio. Ha inoltre ribadito che, in caso di accordo, Teheran dovrebbe garantire la libera navigazione e cessare ogni attacco o richiesta di “pedaggi” alle navi commerciali.
“L’Iran deve riaprire lo Stretto di Hormuz o si troverà di fronte ad ‘altre opzioni’”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenendo sul blocco navale statunitense e sulla crisi nella regione dinanzia alla Commissione Affari Esteri del Senato Usa. Rubio ha sostenuto che Washington non può accettare uno scenario in cui Teheran possa “chiudere lo stretto e chiedere a tutti di pagare un pedaggio”.
Secondo il capo della diplomazia statunitense, l’Iran avrebbe colpito navi commerciali e minato ampie aree nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz. “Se nessuna nave può uscire, allora nemmeno le navi iraniane potranno farlo”, ha affermato Rubio, sottolineando che nessun Paese – incluse Cina e Russia – sarebbe favorevole alla chiusura del passaggio. Ha inoltre ribadito che, in caso di accordo, Teheran dovrebbe garantire la libera navigazione e cessare ogni attacco o richiesta di “pedaggi” alle navi commerciali.
A Washington il quarto round di colloqui diretti tra Israele e Libano. Ne dà notizia l’Agenzia Nazionale di Stampa libanese. “Il quarto round di negoziati libanesi-israeliani è iniziato presso la sede del Dipartimento di Stato americano a Washington, dopo l’arrivo delle delegazioni partecipanti”, ha dichiarato l’agenzia.
“Il regime iraniano scomparirà dalla scena mondiale e noi contribuiremo affinché questo obiettivo venga raggiunto”. Lo ha detto il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la cerimonia di passaggio di consegne del capo del Mossad. “Teheran non rappresenterà più una minaccia per la nostra esistenza – ha aggiunto il premier – Non permetteremo al regime iraniano di tornare indietro nel tempo. Non gli consentiremo di ottenere armi nucleari, non gli permetteremo di minacciare la nostra esistenza”.
Washington ha dato il suo appoggio a potenziali attacchi israeliani contro Dahiyeh, sobborgo meridionale di Beirut e roccaforte di Hezbollah, qualora il gruppo sostenuto dall’Iran attaccasse le comunità del nord di Israele. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz.
“Il Primo Ministro ed io abbiamo guidato un’azione coordinata insieme alle Forze di Difesa Israeliane per stabilire un nuovo equilibrio. Se le città israeliane continueranno a essere attaccate, evacueremo e colpiremo il quartiere sciita di Dahiyeh a Beirut, roccaforte di Hezbollah”, ha dichiarato Katz, secondo quanto riportato in un comunicato del Ministero della Difesa. “Gli Stati Uniti hanno appoggiato questo principio e lo hanno comunicato al governo libanese e a tutti gli attori coinvolti: o cessano gli attacchi contro le comunità israeliane, oppure, se gli attacchi continuano, colpiremo Dahiyeh. Questa equazione sarà rispettata”.
Il portavoce in lingua araba delle Forze di Difesa Israeliane ha emesso un avviso di evacuazione per la città di Nabatieh, nel Libano meridionale, a nord del fiume Litani. Lo riportano i media israeliani.
Le capacità militari e operative dell’Iran sono aumentate durante il periodo di cessate il fuoco. Lo ha dichiarato all’emittente statale Irib il generale Sarder Mohebi, portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, aggiungendo che “oggi le nostre forze armate si trovano in condizioni migliori rispetto al passato”. Uno degli insegnamenti chiave tratti dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran – ha detto ancora – “è l’aumento della conoscenza operativa delle forze armate riguardo al nemico”.
“Se il nemico dovesse tornare sul campo di battaglia, il tipo di operazione, la geografia dello scontro e persino il tipo di armi utilizzate sarebbero diversi, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è pienamente preparato per tutti i possibili scenari”, ha affermato Mohebi.
Altri sei morti in Libano in un nuovo raid israeliano. La Difesa civile di Beirut ha annunciato di aver recuperato i corpi di sei persone dalle macerie di una casa colpita ieri sera in un attacco israeliano in un villaggio del sud. In un comunicato, la Difesa civile ha precisato che i soccorritori sono riusciti a “estrarre dalle macerie sei corpi, oltre a tre feriti”, nel villaggio di Marwaniyé, vicino a Sidone.
Un attacco di droni israeliani ha colpito un veicolo vicino a una scuola, a est di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, uccidendo una persona e ferendone un’altra. Lo riporta Haaretz. Nella notte, l’ospedale Nasser di Khan Younis ha segnalato un decesso a causa di un attacco israeliano nella zona nord-occidentale della città, mentre l’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, nella parte centrale della Striscia, ha riportato questa mattina un altro decesso in un attacco aereo ad Al-Zawaida.
L’Iran non ha ancora risposto alla proposta di accordo finale con gli Stati Uniti, volta a porre fine al conflitto tra i due Paesi, e le discussioni sul testo definitivo sono ancora in corso a Teheran, secondo quanto riferito a Mehr News da una fonte vicina al team negoziale iraniano.
La fonte ha dichiarato che l’Iran sta esaminando la proposta con cautela a causa di quella che considera una storia di inadempienze da parte degli Stati Uniti e di una radicata sfiducia nei loro confronti. “Sulla base delle esperienze precedenti, l’Iran è alla ricerca di benefici tangibili e concreti”, ha affermato la fonte.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno reso noto di aver colpito e ucciso cinque terroristi nella Striscia di Gaza nei giorni scorsi, “per eliminare minacce immediate” per le truppe. Secondo quanto riferito dai militari, gli agenti avevano pianificato attacchi contro le forze di stanza a Gaza “nell’immediato futuro”.
Sono stati identificati dalle Idf come Salem Qariqa, del Battaglione Shejaiya di Hamas, che si occupava della fabbricazione di esplosivi e di attacchi come cecchino contro le truppe; Saeed Shamali, comandante di una squadra della Forza Nukhba; Ahmad Khallas, comandante di un plotone di cecchini della Jihad islamica palestinese; e altri due comandanti di Hamas che hanno piazzato bombe contro le truppe israeliane.
Una ripresa della guerra contro gli Stati Uniti è “inevitabile”. Lo sostiene un alto responsabile militare iraniano, mentre continua lo stallo nei colloqui tra Teheran e Washington. “Gli Stati Uniti esigono la nostra resa totale e la nazione iraniana non si arrenderà mai – ha dichiarato Mohammad Jafar Assadi, vice del comando militare Khatam al-Anbiya, citato dalla tv Irib – Senza resa, la guerra è inevitabile. Quindi aspettiamo e la guerra non ci spaventa”.
Gli Stati Uniti sono in pressing sull’Oman affinché tagli i suoi rapporti diplomatici con l’Iran. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. Washington ha chiesto allo Stato di prendere una posizione netta dopo che l’intelligence ha fatto sapere di aver scoperto che Muscat starebbe valutando seriamente di allearsi con Teheran per imporre un pedaggio nello Stretto di Hormuz.
Sarebbe stata una telefonata incandescente tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu a dissuadere Tel Aviv dal raid a tappeto che stava preparando su Beirut, in Libano. Mentre ufficialmente il presidente americano l’ha descritta come un momento di cordialità in cui i due leader hanno concordato i prossimi passi, fonti informate riferiscono che il tycoon avrebbe preso letteralmente a male parole il primo ministro israeliano.
Lo scrive Axios, secondo cui Trump avrebbe definito più volte Bibi un “pazzo”. E lo avrebbe accusato di ingratitudine, ricordandogli di “averlo tenuto fuori dal carcere”. Un riferimento al suo sostegno durante il processo per corruzione contro Netanyahu.Trump avrebbe poi detto: “Sei completamente pazzo. Che c*** stai facendo? Ti sto salvando il c***. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo”.
Quello di lunedì è stato un “piccolo intoppo risolto rapidamente”. Così Donald Trump ha riportato la calma dopo una giornata di grandi frizioni, dopo che Israele aveva annunciato l’escalation in Libano e Teheran aveva risposto interrompendo ogni comunicazione con il team negoziale americano. “Ho parlato con Hezbollah e ho detto niente spari. Ho parlato con Bibi (Netanyahu, ndr) e ho detto niente spari. Hanno smesso di spararsi a vicenda”, ha aggiunto Trump in un’intervista alla Abc. Il tycoon ha poi aggiunto che l’accordo a cui sta lavorando con l’Iran “potrebbe essere anche meglio di una vittoria militare”. Ma ha ammesso che non si tratta di una cosa banale: “Per loro non è una cosa facile. Non è facile neanche dal nostro punto di vista, ma stiamo ottenendo quello che ci serve”.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver avuto un colloquio telefonico, definito “molto produttivo” con il premier israeliano Benjamin Netanayhu. Secondo quanto riferito dal presidente americano Israele avrebbe garantito che “non ci sarà alcun dispiegamento di truppe a Beirut e che tutte le unità già mobilitate sono state richiamate“.
“Allo stesso modo – ha aggiunto su Truth Social – tramite rappresentanti di alto livello, ho avuto un colloquio molto positivo con Hezbollah, che ha accettato di cessare ogni tipo di scontro a fuoco: Israele non li attaccherà e loro non attaccheranno Israele”.
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