Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 21 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 21 aprile 2026
Steve Witkoff e Jared Kushner, componenti chiave del team negoziale statunitense nell’ambito dei potenziali colloqui con l’Iran, sono stati visti arrivare alla Casa Bianca intorno alle 14:30 ora locale (20:30 ora italiana) dopo aver volato da Miami. Lo rende noto la Cnn. Il contesto è di profonda incertezza riguardo allo svolgimento dei negoziati a Islamabad, che teoricamente sarebbero dovuti iniziare domani, a fronte della reticenza iraniana e della scadenza del cessate il fuoco tra le due parti, che scadrà domani.
L’emittente statunitense spiega che nel pomeriggio sono previste riunioni politiche nella Casa Bianca, con anche con il viceresidente JD Vance, che avrebbe dovuto guidare la delegazione negoziale, al fine di valutare i prossimi passi, e rende noto di aver avvistato altri alti funzionari dell’amministrazione Trump, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, arrivare alla Casa Bianca nelle ultime due ore.
Il blocco navale mantenuto dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz contribuisce all’incertezza in corso riguardo a un secondo round di colloqui tra i negoziatori iraniani e statunitensi. Lo scrive la Cnn, citando funzionari a conoscenza della questione. Inizialmente Teheran aveva inviato segnali privati a Washington, spiegando di essere pronta a inviare una squadra negoziale a Islamabad e chiarendo di aspettarsi la partecipazione del vicepresidente JD Vance, nel qual caso l’Iran avrebbe inviato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, spiega l’emittente Usa. Tuttavia, in seguito le autorità iraniane hanno richiesto la cessazione del blocco Usa dei porti iraniani prima di un altro round di negoziati diretti: questo sarebbe uno dei motivi dietro l’apparente stallo nei negoziati.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno dichiarato di aver colpito una postazione lanciarazzi di Hezbollah, in seguito a un suo attacco contro le truppe israeliane nel sud del Libano. “Poco fa, l’organizzazione terroristica Hezbollah ha lanciato diversi razzi contro i soldati dell’Idf che operavano a sud della Linea di difesa avanzata, nell’area di Rab Thalathin,” si apprende da un comunicato militare, che si riferisce alla linea che delimita l’area occupata dalle forze israeliane. “In risposta, l’Idf ha colpito il lanciarazzi da cui erano stati lanciati i razzi”.
Per Teheran il cessate il fuoco di due settimane con gli Stati Uniti scadrà alle 2 (ora italiana) di domani. Lo ha riferito la tv di Stato iraniana, mentre regna la totale incertezza sulla possibilità che si tenga domani a Islamabad un nuovo round di colloqui per la fine della guerra. “Il cessate il fuoco terminerà alle 3.30 di mercoledì ora di Teheran”, ha detto la tv. Una scadenza che sembra contrastare con quanto sostenuto dal presidente americano Donald Trumo, che ha parlato della fine della tregua domani sera ora di Washington, mentre anche i pachistani, impegnati nella mediazione tra Washington e Teheran, hanno parlato di una scadenza nella notte, all’1.50 ora italiana.
Il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance è ancora a Washington. Lo scrive su X il giornalista di Axios Barak Ravid, che cita un funzionario della Casa Bianca, secondo cui “si terranno ulteriori riunioni politiche alla Casa Bianca oggi, alle quali parteciperà il vicepresidente”. Vance dovrebbe guidare la delegazione americana a Islamabad per i colloqui con l’Iran.
L’aereo del Governo “che avrebbe dovuto portarli questa mattina da Miami in Europa e in Pakistan non era partito fino a pochi minuti fa e ora si sta dirigendo a Washington. Forse andranno a incontrare Trump”, scrive il giornalista.
I ministri degli Esteri dell’Ue hanno raggiunto oggi a Lussemburgo un “accordo politico per ampliare il regime sanzionatorio” nei confronti dell’Iran per includervi anche coloro che sono responsabili di “ostacolare la libertà di navigazione” nello Stretto di Hormuz. Lo conferma l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a Lussemburgo.
“La diplomazia è una guerra senza spargimento di sangue” e i negoziati non sono una “resa”. Lo sostiene il capo di Stato libanese, Michel Aoun. Su X la presidenza libanese riferisce di un incontro tra Aoun e sindaci e rappresentanti del distretto di Jezzine, nel sud del Libano, sottolineando che negoziare non significa fare “concessioni” né indica una “resa”, ma bensì l’obiettivo è “risolvere i problemi”. Ribadite le “priorità”, tra le quali “fermare le aggressioni” e arrivare al “ritiro israeliano”.
Il Pakistan resta in attesa di una risposta formale da parte dell’Iran sulla partecipazione ai colloqui di pace previsti a Islamabad. Lo rende noto il ministro pakistano dell’Informazione, Attaullah Tarar, sottolineando che Islamabad, nel ruolo di mediatore, è “in costante contatto con le autorità iraniane” e continua a lavorare per mantenere aperto il canale negoziale. Il cessate il fuoco rimarrà in vigore fino all’1.50 (ora italiana). Le prossime ore saranno cruciali.
“Il Pakistan ha compiuto sforzi sinceri per convincere la leadership iraniana a prendere parte al secondo round di negoziati e che tali iniziative continuano”, aggiunge Tarar.
Le forze statunitensi avrebbero intercettato una nave che trasportava un “regalo” dalla Cina all’Iran. Lo dichiara Trump alla Cnbc. La nave aveva “un regalo dalla Cina” che “non era molto carino”. “Sono rimasto un po’ sorpreso”, ha aggiunto, dicendo che pensava di avere un “accordo” con il presidente cinese Xi Jinping perché non fornisca aiuti a Teheran.
I “mediatori guidati dal Pakistan” hanno ricevuto la conferma che il vice presidente degli Stati Uniti JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf arriveranno domani mattina a Islamabad per i colloqui sulla fine della guerra. Lo riferiscono all’Afp due fonti della regione.
“Ci sono degli importantissimi negoziati in corso che sosteniamo: sia quelli che riguardano il negoziato di Islamabad, sia quello che riguarda un altro tema per noi molto importante, il negoziato diretto Israele-Libano. Quindi vediamo, sulla base di quello che uscirà da questi negoziati, quali sono le priorità che ci dobbiamo dare”. Così la premier Giorgia Meloni, nel corso di un punto stampa a margine della sua visita al Salone del mobile.
Solo 12 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo afferma Marine Traffic. Quattro delle 12 imbarcazioni battevano bandiera iraniana e la maggior parte di queste ha utilizzato la rotta approvata dall’Iran al largo di Bandar Abbas. Secondo i dati, ci sarebbero ancora 12 imbarcazioni ancorate o in navigazione nella zona.
“L’Iran ha violato molte volte il cessate il fuoco“. L’accusa arriva dal presidente statunitense Donald Trump, nell’ultimo post su Truth social e in attesa dei potenziali nuovi colloqui tra Washington e Teheran.
La Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, avrebbe autorizzato la delegazione iraniana a partire per Islamabad per partecipare al secondo round di colloqui con gli inviati americani. Lo scrive Axios.
“Con oggi è auspicabile una ripresa del dialogo tra israeliani e libanesi a Washington an Islamabad tra americani e iraniani, perché il cessate il fuoco si possa trasformare in fine della guerra”. Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo all’inaugurazione della 64esima edizione del Salone del Mobile di Milano alla Fiera di Milano a Rho.
Allo stato attuale per il parlamentare iraniano Mohammad Reza Mohseni Sani “i negoziati (con gli Stati Uniti, ndr) non sono accettabili”. Lo dice all’agenzia di stampa Mehr, accusando gli USA di avere pretese eccessive e l’attuale situazione tra le minacce statunitensi e il blocco navale in corso.
Nessuna delegazione del governo iraniano ha ancora lasciato il Paese per recarsi in Pakistan per gli attesi negoziati con gli Stati Uniti. Lo ha riferito la tv di Stato di Teheran, smentendo le voci sull’arrivo della delegazione a Islamabad e precisando che ancora non è stato stabilito quando riprenderanno i colloqui.
Intanto, fonti vicine alla mediazione citate da Al-Jazeera, hanno reso noto che il vice presidente degli Stati Uniti, Jd Vance, dovrebbe arrivare a Islamabad domani.
Il Consiglio Affari Esteri dell’UE discuterà oggi della guerra in Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz, dove “la libertà di navigazione non può essere sostituita da schemi a pagamento”. Lo sottolinea l’Alta Rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a margine della riunione dei ministri a Lussemburgo.
L’Iran “è pronto a dare una risposta immediata e decisa a qualsiasi azione ostile da parte dei suoi avversari”. Lo dichiara il comandante del quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, il generale di divisione Ali Abdollahi, in un messaggio pubblicato su Telegram e rilanciato dalle principale agenzie di stampa iraniane.
Le forze armate iraniane non permetteranno al “presidente statunitense, bugiardo e delirante” di “creare false narrazioni sulla situazione sul campo”, in particolare sulla questione del controllo dello Stretto di Hormuz, aggiunge Abdollahi nel suo messaggio, sostenendo che le forze iraniane abbiano spinto Israele e gli Stati Uniti “alla disperazione e all’esaurimento, costringendoli a chiedere disperatamente un cessate il fuoco”.
Un uomo è stato impiccato stamattina in Iran dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver contribuito ad appiccare un incendio all’interno di una moschea a Teheran durante le proteste antigovernative di gennaio e di aver collaborato con Israele e Stati Uniti. Lo rende noto la Magistratura iraniana. “Amir Ali Mirjafari, uno degli elementi armati che collaboravano con il nemico e che aveva tentato di incendiare la Grande Moschea di Gholhak, nonché capo delle attività anti-sicurezza della rete del Mossad in quella zona, è stato impiccato questa mattina”, riporta il sito web della magistratura Mizan Online.
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, “pagherà con la vita” per gli attacchi contro Israele. Parla così il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz. “Io e il premier Benjamin Netanyahu abbiamo ordinato alle Idf di agire con piena forza, anche durante il cessate il fuoco (tra Israele e Libano), per proteggere i nostri soldati in Libano da qualsiasi minaccia”, aggiunge.
L’ex leader di Hezbollah, Hasan Nasrallah, ucciso nel 2024, “ha distrutto la comunità sciita in Libano e – ha detto Katz, secondo dichiarazioni riportate dal sito di notizie Ynet – Naim Qassem la devasterà e pagherà con la perdita di case e territorio, fin quando non pagherà anche con la vita”.
Le delegazioni di Stati Uniti e Iran “arriveranno oggi, contemporaneamente”, nella capitale pakistana Islamabad. Lo riferisce la tv satellitare al-Arabiya, che cita una fonte pakistana nel mezzo dell’incertezza sul secondo round di colloqui.
L’Iran ha condannato quello che ha definito un atto di “pirateria marittima“, cioè il sequestro da parte degli Stati Uniti di una nave portacontainer battente bandiera iraniana, affermando che si tratta di un’ulteriore “complicazione” della situazione in Medio Oriente. In una nota condivisa su X il Ministero degli Esteri iraniano chiede il rilascio della nave, dei suoi marinai, dell’equipaggio e delle loro famiglie, affermando che il sequestro non solo viola il diritto internazionale, ma rappresenta anche un’ulteriore “chiara violazione” dell’accordo di cessate il fuoco con gli Stati Uniti.
La dichiarazione, rilanciata dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, afferma che l’Iran aveva richiamato l’attenzione delle Nazioni Unite sull’incidente e chiede una “seria condanna e una risposta da parte delle istituzioni internazionali e dei governi responsabili”.
Le azioni degli Stati Uniti contro l’Iran, come il blocco dei suoi porti e l’attacco a una nave mercantile, costituiscono “crimini di guerra“. Lo sostiene il capo della magistratura iraniana Gholamhossein Mohseni Ejei.
“Il blocco dei porti e delle coste iraniane da parte degli Stati Uniti, così come l’attacco alla nostra nave mercantile nel Mar d’Oman, viola il cessate il fuoco e costituisce un crimine di guerra. Certamente risponderemo a queste misure”, afferma, aggiungendo che la probabilità di ulteriori attacchi da parte degli Stati Uniti e di Israele è elevata e che l’Iran deve rimanere pronto.
Il presidente statunitense Donald Trump si è detto fiducioso che l’Iran negozierà, aggiungendo che altrimenti “si troverà ad affrontare dei problemi mai visti prima”. “Beh, negozieranno, e se non lo faranno, si troveranno ad affrontare problemi mai visti prima”, ha detto in una telefonata al programma radiofonico conservatore The John Fredericks Show.
“Spero che raggiungano un accordo giusto e che ricostruiscano il loro Paese”, ha continuato Trump, aggiungendo che quando questo accadrà, “non avranno armi nucleari”. Nel corso del colloquio telefonico, Trump è tornato a giustificare l’intervento militare: “Devo dire che non avevamo scelta riguardo all’Iran. Non è che avessimo scelta. Dovevamo farlo”. “Abbiamo fatto un ottimo lavoro, chiuderemo la questione e tutti saranno contenti”, ha quindi concluso il presidente, citato dalla Cnn.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito di essere convinto che l’Iran negozierà, avvertendo che in caso contrario affronterà “problemi mai visti prima”. In un’intervista concessa a un programma radiofonico conservatore, Trump ha affermato che un eventuale accordo dovrà impedire a Teheran di ottenere armi nucleari: “Spero raggiungano un’intesa equa e ricostruiscano il loro Paese, ma non avranno un’arma nucleare, né alcuna possibilità di averla. Non possiamo permetterlo”. Trump ha inoltre sostenuto che l’azione militare degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran fosse inevitabile: “Non avevamo scelta. Dovevamo farlo”, ha detto il presidente.
Iran – USA, cosa succede: le ultime news
Stati Uniti e Iran al bivio. Washington e Teheran si avvicinano tra le tensioni al secondo round dei negoziati a Islamabad, in Pakistan, per porre fine alla guerra.
Donald Trump già scommette sull’accordo, a poche ore dalla fine della tregua che scade formalmente oggi, 21 aprile, ma si dice pronto a “bombardare tutto”. La giornata di oggi sarà una svolta, in un senso o nell’altro, nella crisi caratterizzata soprattutto dalla paralisi dello Stretto di Hormuz: l’Iran tiene sotto scacco la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, gli Usa rispondono imponendo il blocco navale alle navi della Repubblica Islamica.
Oggi la svolta a Islamabad
Nel frattempo il braccio di ferro prosegue: il presidente degli Stati Uniti annuncia l’invio della delegazione, guidata dal vicepresidente JD Vance e completata dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, emissario e genero di Trump.
Dall’altro lato, Teheran formalmente non comunica la presenza dei propri rappresentanti in Pakistan. Nelle prossime ore, riferisce però il Wall Street Journal, la delegazione della Repubblica islamica – con il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf – sbarcherà a Islamabad. In base al programma anticipato da Al Jazeera, i due team dovrebbero arrivare praticamente in contemporanea per iniziare i colloqui alle 12 locali.
L’incertezza e le tensioni crescenti, con il sequestro di un mercantile iraniano da parte degli Usa, influiscono sulle quotazioni del greggio e a cascata sui prezzi dei carburanti e dell’energia, tema caldissimo in molti paesi – Italia compresa – che attendono news.
Trump non ha dubbi: “Accordo fatto, si firma”
La mediazione di Pakistan e Egitto tiene vivo il dialogo anche nei momenti più critici, quando la rottura completa e la ripresa della guerra sembra una prospettiva concreta. Il ministro dell’Interno pakistano, Mohsin Naqvi, ha informato l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, sul completamento dei preparativi per il secondo round di colloqui. Il capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir, a Trump – negli ultimi contatti – ha detto chiaramente che il blocco navale imposto dagli Usa ai porti iraniani è un ostacolo sulla strada della diplomazia. Le fibrillazioni di queste ore, apparentemente, non condizionano Trump.
Il presidente degli Stati Uniti tira dritto ed è sicuro: “Gli iraniani dovrebbero esserci, se non saranno ai negoziati va bene lo stesso. Noi abbiamo accettato di esserci”, dice, escludendo la possibilità di prorogare la tregua in scadenza. E dice: “Che succederebbe? Molte bombe cominceranno a cadere”.
Come ormai consuetudine, il numero 1 della Casa Bianca regala dichiarazioni a getto continuo a varie testate, con risposte e concetti che spesso cambiano di ora in ora. La chiacchierata con Maria Bartiromo, giornalista di Fox News, delinea una novità decisiva: Trump, dice Bartiromo, si aspetta che “martedì sera in Pakistan” sarà firmato l’accordo con l’Iran. Tuttavia, il presidente ha aggiunto che, se gli iraniani non firmeranno l’accordo, gli Stati Uniti faranno saltare in aria tutte le centrali elettriche e molto altro”, dice la giornalista.
Il nodo uranio
Qualche ora più tardi è lo stesso Trump a fornire un ulteriore elemento: “L’accordo con l’Iran sarà molto migliore rispetto a quello firmato da Obama”. Il riferimento è all’intesa sul nucleare siglato nel 2015. Al di là del ‘promo’, nessun dettaglio. Nei giorni scorsi, Trump si è sbilanciato fino ad annunciare che Teheran avrebbe consegnato agli Usa i 440 chili di uranio arricchito al 60%.
Dopo le smentite iraniane, il presidente ora non tocca l’argomento. Non è chiaro quindi cosa prevederebbe il documento in discussione a Islamabad, ma a giudicare dai post del presidente la fumata è imminente: “Non sono sotto alcuna pressione, anche se succederà tutto in tempi relativamente brevi!”.
La pressione, semmai, è su Teheran: “Il blocco navale, che non revocheremo finché non ci sarà un ‘accordo’, sta completamente distruggendo l’Iran. Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno, una cifra insostenibile per loro, anche a breve termine”.
Teheran tra realismo e scetticismo
Al pressing mediatico di Trump, l’Iran non risponde colpo su colpo pubblicamente. E quando lo fa, mantiene una linea improntata al “realismo”, per usare le parole del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei. “Non siamo affatto ottimisti siamo realisti. Il pessimismo nei confronti del nemico è sinonimo di saggezza”, dice con un approccio a dir poco prudente, se non addirittura scettico.
Più nette le parole di Ghalibaf, che alludono anche alla ripresa della guerra: “Trump, con l’imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per mostrare nuove carte sul campo di battaglia”.
Da Teheran, attraverso i media legati al regime, filtrano le posizioni attribuibili ai vertici: oltre alla questione del blocco navale, vengono stigmatizzate altre richieste “eccessive” da parte americana che “non mostrano una prospettiva chiara” in vista dei nuovi colloqui, afferma l’agenzia Tasnim. Teheran ritiene che fino a quando gli Stati Uniti “si presenteranno al tavolo dei negoziati con gli stessi calcoli sbagliati che hanno portato alla loro pesante sconfitta sul campo militare, i negoziati saranno solo una perdita di tempo”.
“L’Iran – chiosa la Tasnim – ritiene inoltre che le notizie diffuse dai media sui negoziati possano essere fuorvianti ed è pronto ad affrontare uno scontro militare e a infliggere ulteriori punizioni agli Stati Uniti”.
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