Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di domenica 21 giugno 2026.
Punti chiave
- Dagli Usa delegazione 'robusta' piena di consiglieri
- Libano, Beirut: "Almeno 4.106 morti e 12.153 feriti da inizio guerra con Israele il 2 marzo"
- Libano, leader Hezbollah: "No a zona sicurezza Israele nel sud"
- Libano, Netanyahu: "Idf rimarranno nel sud quanto necessario"
- Ghalibaf: "Usa pensino due volte prima di fare dichiarazioni, nostre forze pronte a rispondere"
- Ministero Difesa tedesco: "Trump è il responsabile della chiusura dello Stretto di Hormuz"
- Idf: "Hezbollah in posizione molto difficile ma tregua è fragile e noi pronti a ripresa raid"
- Usa: "67 container passati da Hormuz nelle ultime 24 ore guidati da navi militari Usa"
- Teheran: "Da lunedì passati dallo Stretto 25 mln di barili di petrolio iraniano"
- Lunedì ministro Esteri Francia Barrot in Svizzera, in agenda incontro con Al Thani
Fanno parte della ‘robusta’ delegazione Usa ai negoziati con l’Iran in Svizzera, oltre al vice presidente JD Vance, gli inviati speciali della Casa Bianca, Jared Kushner e Steve Witkoff, il vice capo di gabinetto del vice presidente, Jacob Reses, e il vice consigliere per la sicurezza nazionale Andy Baker, il consigliere per la sicurezza nazionale del vice Presidente, Cliff Sims, e il consigliere di Witkoff, Nick Stewart, rende noto Barak Ravid su X, sottolineando che malgrado le voci la delegazione dell’Iran non ha lasciato i negoziati. Fonti americane citate dal giornalista rendono noto inoltre che in un primo momento la delegazione iraniana aveva accettato un punto stampa prima dell’inizio dei negoziati, ma poi hanno rinunciato dopo aver visto la quantità di giornalisti presenti.
Dall’inizio della guerra con Israele il 2 marzo scorso, in Libano sono morte 4.106 persone e ne sono rimaste ferite 12.153, rende noto il ministero della salute a Beirut. Fra le persone uccise, 383 sono donne, 251 bambini e 153 soccorritori o altro personale medico.
Il leader di Hezbollah Naim Qassem respinge la possibilità di una zona di sicurezza di Israele nel sud del Paese, come evocato invece dal Premier israeliano Benjamin Netanyahu. “Non è possibile che rimangano in Libano forze di Israele. Non ci sono zone di sicurezza per Israele…abbiamo un esercito nazionale da dispiegare, responsabile per il mantenimento della sicurezza e con cui cooperiamo”, ha detto Qassem in un intervento trasmesso in televisione. “Israele è un aggressore e deve andarsene. L’America ne è responsabile”.
Le forze israeliane rimarranno nella “zona di sicurezza del sud del Libano tutto il tempo che sarà necessario per proteggere i residenti del nord e tutti i cittadini di Israele”, ha affermato il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
Il capo negoziatore iraniano, il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, avverte Donald Trump sollecitandolo a “pensare due volte alle sue dichiarazioni: le nostre forze armate sono pronte a rispondere in modo diverso. Indipendentemente dal loro contenuto, siamo noi ad avere l’iniziativa”, ha sottolineato. “Non pensano che se le loro minacce avessero un qualsiasi effetto non avrebbero raggiunto lo stato di disperazione in cui si trovano?”, ha quindi aggiunto.
Il responsabile della chiusura dello Stretto di Hormuz è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ad affermarlo è il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius chiedendo la riapertura di questa via navigabile di vitale importanza. “In definitiva, è stato Donald Trump a infilare il tappo nel collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz, non noi, ma è nel nostro interesse toglierlo”, ha sottolineato Pistorius in un’intervista all’emittente tedesco Ard. Lo Stretto di Hormuz è stato di fatto bloccato durante le ostilità iniziate il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Teheran aveva accettato di riaprirlo in base a un accordo preliminare firmato da Trump e dal suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian, e il traffico marittimo aveva iniziato a riprendersi. Sabato, però, l’Iran ha dichiarato che avrebbe chiuso nuovamente lo Stretto a causa degli attacchi israeliani in Libano.
“L’apertura dello Stretto di Hormuz, o meglio il passaggio sicuro attraverso lo Stretto, è nell’interesse dell’Europa, nell’interesse del nostro approvvigionamento energetico e della nostra ripresa economica”, ha affermato Pistorius. Il ministro ha aggiunto che qualsiasi accordo per riaprire lo stretto richiederebbe il sostegno dell’Iran e dell’Oman.
Berlino ha ripetutamente preso le distanze dalla campagna di Trump contro l’Iran, sebbene i funzionari si siano astenuti dall’attribuire la responsabilità del conflitto agli Stati Uniti. Quando ad aprile Trump ha esercitato pressioni sugli alleati affinché contribuissero a riaprire o a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che la guerra “non era una questione di competenza della Nato”. Merz e Pistorius hanno inoltre criticato gli Stati Uniti per non aver consultato i propri alleati prima di iniziare gli attacchi contro l’Iran.
Il comandante militare israeliano, il generale Eyan Zamir, in visita alle forze nel sud del Libano garantisce che “Hezbollah è in una posizione molto difficile” dopo i raid di Israele. “Ha sofferto un colpo grave e significativo”. L’obiettivo militare nel sud del Libano “rimane chiaro e immutato, vale a dire, difendere le comunità del nord e i cittadini di Israele”. “Stiamo dirigendo tutti i nostri sforzi a questo fine”, ha precisato. “Il cessate il fuoco che è stato chiarato è fragile. E dobbiamo rimanere a un alto livello di prontezza alla ripresa delle operazioni di conbattimento, per sventare nuove minacce, a una rapida transizione ad azioni offensive se richiesto. Tutte le risorse dell’Idf sono allocate a questo scopo”.
Il segretario dell’Energia Usa, Chris Wright, ha reso noto che 67 navi sono passate dallo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore, guidate da navi militari americane in un percorso pesantemente minato dagli iraniani. “Stiamo dimostrando agli iraniani che possiamo avere un flusso di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz con o senza di loro”, ha dichiarato Wright a Fox News. I militari americani hanno individuato una rotta alternativa più a sud di quella centrale non ancora sminata, ha precisato.
Da lunedì scorso sono passati dallo Stretto di Hormuz più di 25 milioni di barili di petrolio iraniano, malgrado il blocco navale Usa ancora formalmente in vigore, ha reso noto il direttore della compagnia del petrolio nazionale iraniana, Hamid Bovard.
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, secondo quanto si apprende da fonti del Quai d’Orsay, si recherà lunedì in Svizzera dove si svolgono le trattative tra gli Stati Uniti e l’Iran. Sempre secondo le stesse fonti Barrot dovrebbe avere un colloquio con il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed Ben Abderrahmane Al Thani.
Inizialmente Barrot lunedì doveva recarsi in Qatar per la quarta sessione del dialogo strategico tra la Francia e il Qatar dopo quelle del 2022 e del 2023 a Doha e quella del 2025 alla Celle Saint-Cloud.
La delegazione iraniana impegnata nei negoziati con gli Stati Uniti in Svizzera ha protestato dopo le minacce rilasciata da Donald Trump a ‘Fox News’. “La delegazione iraniana ha presentato una protesta agli americani e sta ora valutando le opzioni per una risposta appropriata alle recenti minacce verbali di Donald Trump”, ha riportato Press Tv.
D’Amico ringrazia la marina militare italiana per il supporto nell’uscita dal Golfo Persico della nave portarinfuse noleggiata da d’Amico dry. La società di navigazione esprime il proprio “più sentito ringraziamento alla marina militare italiana, ed in particolare la squadra navale, per “il supporto prezioso e costante fornito sin dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta il 4 marzo scorso, e in modo particolare nelle operazioni degli ultimi giorni che hanno consentito l’uscita in sicurezza dal Golfo Persico della porta rinfuse Yasa moon. ”Se tale operazione si è conclusa con successo, il merito va attribuito in maniera in particolare alla marina militare italiana, che ha garantito il coordinamento operativo con la United States Navy che negli ultimi quindici giorni vigila su un corridoio di navigazione sicuro a ridosso delle coste dell’Oman”, si sottolinea in una nota.
È grazie a questa “presenza costante e determinata che è stato possibile coordinare e proteggere il passaggio della Yasa Moon in uno scenario di straordinaria complessità”, sottolinea la società. “Desideriamo rivolgere un ringraziamento sincero e sentito ai nostri marittimi che si sono resi volontariamente disponibili per questo transito delicato e impegnativo. Grazie alla professionalità e alla presenza costante della marina militare italiana, si sono sentiti in sicurezza in ogni istante: questo è per noi motivo di grande orgoglio e sollievo”, afferma l’amministratore delegato, Cesare d’Amico. “Apprendiamo oggi con preoccupazione che lo stretto di Hormuz è stato nuovamente chiuso dall’Iran. Proprio per questo siamo ancora più grati alla marina militare italiana di aver colto la prima finestra disponibile per garantire l’uscita della nave dal Golfo Persico, consentendoci di mettere in sicurezza nave, carico ed equipaggio prima di questa nuova interruzione”, coclude.
Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ribadisce che Israele non farà compromessi nel prevenire che l’Iran acquisisca testate nucleari o nel mantenere pressioni su Hezbollah, ha affermato il Premier israeliano Benjamin Netanyahu mentre in Svizzera sono in corso i negoziati diretti fra Stati Uniti e Iran. “Qualunque sviluppo diplomatico sia registrato, non consentirò all’Iran di acquisire armi nucleari. Fino a che sarà Premier di Israele questo non accadrà”, ha dichiarato, in un intervento a un memoriale per il 50esimo anniversario della morte del fratello Yoni, ucciso mentre comandava una forza di elite dell’Idf nell’operazione per il salvataggio degli ostaggi dell’aereo dirottato a Entebbe. “Ho dedicato a questa missione sacra la mia vita dal momento della morte di Yoni”, ha aggiunto.
“Lo chiudete (lo Stretto di Hormuz, ndr) e non avrete più un Paese”. Continua a fare la voce grossa Donald Trump, in questo caso parlando con Fox News, mentre sono in corso proficui negoziati diretti in Svizzera. “Potremmo anche rilevare lo Stretto, se fossimo costretti a farlo”, ha aggiunto, ipotizzando anche un ruolo di “angeli guardiani” per gli Usa per lo Stretto, con il 20 per cento del petrolio che vi transita come pedaggio. “Se non fanno un accordo, noi raccoglieremo i pedaggi”.
Il comandante militare israeliano, il generale Eyan Zamir, in visita alle forze nel sud del Libano garantisce che “Hezbollah è in una posizione molto difficile” dopo i raid di Israele. “Ha sofferto un colpo grave e significativo”. L’obiettivo militare nel sud del Libano “rimane chiaro e immutato, vale a dire, difendere le comunità del nord e i cittadini di Israele”. “Stiamo dirigendo tutti i nostri sforzi a questo fine”, ha precisato. “Il cessate il fuoco che è stato chiarato è fragile. E dobbiamo rimanere a un alto livello di prontezza alla ripresa delle operazioni di conbattimento, per sventare nuove minacce, a una rapida transizione ad azioni offensive se richiesto. Tutte le risorse dell’Idf sono allocate a questo scopo”.
Mentre il suo vice presidente in Svizzera cita i grandi progressi nei negoziati, dall’altra parte dell’Oceano Donald Trump minaccia di colpire l’Iran se “non costringe immediatamente i suoi proxies in Libano (Hezbollah, ndr) a smettere di creare problemi”. “Se non lo fanno, colpiremo l’Iran di nuovo molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, solo ancora più duramente!!!”, ha scritto Trump su Truth.
“Grandi progressi” sono stati registrati nelle ultime ore nei negoziati fra Stati Uniti e Iran in Svizzera, ha affermato il vice presidente americano JD Vance, secondo cui è possibile intravvedere un futuro in cui ognuno “può lavorare insieme per promuovere la pace e la prosperità”. Vance ha ammesso che i periodi di cessate il fuoco sono attraversati da “confusione” e che i negoziati potrebbero non risolvere ogni disaccordo. Consentiranno tuttavia di “sederci insieme come squadra per la prima volta nella storia”. “A parte questi ultimi mesi, mai prima esponenti della leadership si sono incontrate a livello tanto alto”. I negoziatori americani sono in Svizzera per “trasformare il Medio Oriente, dove l’Iran e il Golfo sono stati in guerra, attraverso la diplomazia e il lavoro comune”, ha aggiunto.
L’Iran ha accettato di ridurre le scorte di uranio arricchito nel contesto dei negoziati in corso con gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato alla rete Al Arabiya Muhammad Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan, Paese che sta agenda da mediatore ai colloqui in Svizzera tra i due rivali insieme al Qatar. “Dobbiamo essere pazienti e raggiungeremo risultati soddisfacenti sia per gli Stati Uniti che per l’Iran”, ha aggiunto.
I rappresentanti di Arabia Saudita, Egitto, Pakistan e Turchia si sono incontrati al Cairo, in coincidenza con l’avvio dei colloqui tra Iran e Stati Uniti in Svizzera, ed esortato i due avversari tramite una dichiarazione congiunta a raggiungere una “conclusione rapida e di successo” che sia “duratura, verificabile e reciprocamente accettabile”, tenendo conto delle preoccupazioni regionali, in particolare la sicurezza e la stabilità degli Stati del Golfo.
L’Arabia Saudita, colpita da attacchi iraniani durante il conflitto, si è unita al mediatore Pakistan, insieme a Turchia ed Egitto, nel facilitare i negoziati a poche settimane dall’inizio della guerra in Medio Oriente.
Sono iniziati i colloqui di alto livello in Svizzera tra funzionari degli Stati Uniti e dell’Iran, con la partecipazione di mediatori da Pakistan e Qatar, come conferma il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majid al-Ansari, in un post sui social. Inoltre, sono stati formati gruppi tecnici per discutere i diversi aspetti del memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana da Washington e Teheran, con l’obiettivo di raggiungere un accordo globale e sostenibile, aggiunge.
Le delegazioni di Iran, Qatar e Stati Uniti stanno tenendo un incontro in Svizzera per discutere di un cessate il fuoco in Libano e dei beni iraniani congelati, come rende noto l’emittente statale iraniana Irib.
“Un incontro tripartito che coinvolge Iran, Stati Uniti e Qatar sui temi di un cessate il fuoco globale in Libano e dei beni bloccati dell’Iran si sta attualmente tenendo nel luogo dei negoziati”, ha dichiarato Irib.
Le Forze di difesa israeliane non si ritireranno dalla cosiddetta “zona di sicurezza” stabilita occupando il territorio libanese e hanno ordini permanenti di agire contro qualsiasi minaccia dovessero incontrare in quei luoghi. Lo dichiara il ministro della Difesa israeliano Israel Katz.
“Non c’è mai stata e non c’è nemmeno al momento alcuna restrizione per i soldati delle Idf in Libano nell’agire per eliminare le minacce… Come il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io abbiamo chiarito: Israele non si ritirerà dalla zona di sicurezza in Libano”, ha detto Katz in una dichiarazione, riferendosi all’area che si estende per circa 10 chilometri nel territorio libanese dove sono dispiegate le forze israeliane.
Le dichiarazioni di Katz hanno fatto seguito all’avvertimento da parte iraniana secondo cui Teheran non avrebbe avviato colloqui sul più ampio accordo con Washington per porre fine alla guerra, a meno che quella in Libano non dovesse giungere al termine.
L’Iran ha avvertito che non avrebbe avviato colloqui su un più ampio accordo con gli Stati Uniti a meno che la guerra in Libano non finisca. “Senza l’attuazione di queste disposizioni, in particolare il paragrafo 1 (cessazione della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano), l’ingresso nella fase negoziale per l’accordo finale non è possibile”, ha scritto sui social il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei, riferendosi a una clausola nell’accordo-quadro firmato settimana scorsa da Teheran e Washington.
L’Iran “non farà mai un passo indietro” dal suo diritto ad arricchire l’uranio, e gli Stati Uniti “alla fine dovranno accettarlo”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una conferenza a Teheran, secondo quanto riportato dai media statali iraniani, mentre prendono il via i colloqui in Svizzera tra le delegazioni di Washington e Teheran.
La delegazione statunitense, guidata dal vicepresidente JD Vance, ha avviato il suo incontro con quella pakistana, guidata dal premier Shehbaz Sharif, che agisce da mediatore nei colloqui tra Usa e Iran in Svizzera.
Lo riporta il pool della Casa Bianca, come rilanciato dal New York Times. Vance avrebbe ignorato la domanda di un giornalista che gli ha chiesto se avesse un messaggio per il premier israeliano Benjamin Netanyahu riguardo le operazioni militari in Libano, che si profilano come un ostacolo immediato ai negoziati con l’Iran, per cui il conflitto tra Israele e Hezbollah è in cima all’agenda dei lavori.
Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso: lo riferisce l’agenzia iraniana Fars citando una fonte militare.
Il premier pachistano, mediatore di riferimento per gli accordi USA-Iran, Muhammad Shehbaz Sharif, è atterrato a Zurigo per partecipare ai colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti per oggi, domenica 21 giugno.
Mohammad Mokhbar, consigliere e assistente della guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha avvertito che da Teheran non si accetterà un accordo se “solo sulla carta”. Inoltre, l’assistente ha aggiunto che Washington “si attenga pienamente i suoi impegni”, spiegando come gli americani comprendono meglio il linguaggio “dell’economia e dei costi-benefici”, ha scritto su X. “Quando l’accordo rimarrà solo sulla carta, anche il flusso di energia si fermerà. I nostri negoziatori non saranno soddisfatti se non con la piena attuazione degli impegni e il rispetto dei diritti della nazione”. – conclude il commento della figura istituzionale iraniana. Intanto, cresce l’attesa per i colloqui in Svizzera, dove sono già arrivate le delegazioni da Iran e USA, oltre che il primo ministro pachistano.
“Israele rimarrà nella zona di sicurezza in Libano per diversi anni, e non si ritirerà nemmeno di fronte a una richiesta esplicita degli Stati Uniti”. Queste le dichiarazioni del ministro israeliano Smotrich, che ha parlato anche in questi termini: “Conoscono i nostri limiti invalicabili, resteremo finché non ci sarà il disarmo e credo anche oltre”.
La delegazione dei negoziatori dell’Iran è atterrata a Zurigo. Lo ha reso noto la tv di Stato iraniana nelle scorse ore.
JD Vance è arrivato in Svizzera per i colloqui sul nucleare. L’obiettivo di questo incontro è quello di provare a limitare il programma nucleare di Teheran e a consolidare il fragile accordo provvisorio raggiunto nei giorni scorsi per porre fine alla guerra in Iran. Lo riporta l’Associated Press
Usa-Iran, previsto per oggi, domenica 21 di giugno, l’inizio dei colloqui tecnici al Burgenstock di Lucerna
Una nuova direzione sul Libano viene raccontata da Channel 12, emittente che riferisce come Netanyahu, premier di Israele, avrebbe ordinato all’Idf, con il ministro Katz, di cessare il fuoco sul Libano.”Dopo una giornata di escalation, su indicazione del primo ministro Benjamin Netanyahu e del Ministro della Difesa Israel Katz, e in coordinamento con gli Stati Uniti, l’Idf ha ricevuto l’ordine di cessare il fuoco in Libano”.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
Sono iniziati i 60 giorni – che a detta degli USA potrebbero essere di più – per definire i termini per una pace auspicabilmente definitiva nell’area del Golfo. Al centro dei colloqui, naturalmente, la riapertura dello Stretto di Hormuz (si allentano già, seppur lievemente, le tensioni legate al blocco navale e alle azioni iraniane), il nucleare e la questione Libano.
Gli iraniani “devono fare un accordo, altrimenti faremo cose che non li renderanno felici, ma non credo che si arriverà a quel punto”, ha detto Trump che non ha risparmiato attacchi alla premier italiana Giorgia Meloni. Da parte sua Teheran ha affermato che i colloqui rimarranno vincolati alle “nostre linee rosse”. “Come abbiamo dimostrato in passato durante i negoziati, siamo determinati ad attenerci alle condizioni e alle linee rosse stabilite e a salvaguardare gli interessi della nazione iraniana”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Irna il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore iraniano.
Situazione in Libano non del tutto chiara. Israele “rimane fermamente impegnato per un cessate il fuoco immediato” con Hezbollah dopo la nuova tregua annunciata oggi. Lo ha affermato l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, in un messaggio pubblicato su X. Nelle scorse ore “Israele ha interrotto tutte le operazioni offensive. Le affermazioni contrarie di Hezbollah e dell’Iran sono palesi menzogne”, ha scritto Leiter, aggiungendo che “se Hezbollah onorerà l’accordo e cesserà le ostilità, sarà accolto con la calma”.
“Israele desidera che il Libano prosperi e goda delle libertà democratiche – ha proseguito Leiter – tuttavia, come qualsiasi Paese normale, non scenderà mai a compromessi sulla sua sicurezza. Ciò avverrà solo quando Hezbollah, sanguinario braccio armato dell’Iran, sarà distrutto. La fine di Hezbollah segnerà l’inizio di una splendida pace tra i nostri due Paesi”.
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