Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 28 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
“Stiamo negoziando ma il conflitto non è finito: mancano 3554 obiettivi”, le parole del presidente americano Donald Trump, secondo cui Teheran implorerebbe per un accordo
La Thailandia ha raggiunto un accordo con l’Iran per consentire alle petroliere thailandesi il passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz. Lo ha reso noto il primo ministro thailandese, Anutin Charnvirakul. “È stato raggiunto un accordo che consentirà alle petroliere thailandesi di transitare in sicurezza attraverso lo Stretto di Hormuz “, ha dichiarato in una conferenza stampa, aggiungendo che questo sviluppo attenuerà le preoccupazioni relative alle importazioni di carburante.
Un attacco iraniano contro una base in Arabia Saudita ha ferito almeno 12 soldati americani, due dei quali in modo grave, secondo quanto riportato dai media statunitensi. L’Iran ha continuato gli attacchi di rappresaglia contro le nazioni del Golfo, accusandole di fungere da trampolino di lancio per gli attacchi statunitensi. L’attacco alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita ha coinvolto almeno un missile e diversi droni, secondo quanto riportato dal New York Times e dal Wall Street Journal, che citano fonti anonime. Secondo quanto riportato dal Wsj, i soldati si trovavano all’interno di un edificio della base al momento dell’attacco. Anche diversi aerei per il rifornimento in volo avrebbero subito danni.
Esattamente un mese fa, il 28 febbraio, iniziava l’operazione congiunta di USA e Israele contro l’Iran. La fine del conflitto, purtroppo, appare ancora lontana. Anche se le indiscrezioni parlano di un incontro USA-Iran, presumibilmente in Pakistan, “presto”, gli attacchi continuano e Israele sembra pronto ad affrontare nuove escalation pur di raggiungere i propri obiettivi contro l’Iran.
Cosa succede in Iran e nei Paesi del Golfo, le ultime notizie
Un mese fa l’operazione Epic Fury scatenava il caos nell’area del Golfo. Le prospettive di pace, purtroppo, sono ancora poche. Da un lato, le indiscrezioni vogliono “presto” un incontro tra gli intermediari di USA e Iran – presumibilmente con la mediazione del Pakistan -; dall’altro, le minacce di escalation in caso di mancato raggiungimento di un accordo non mancano. Nel frattempo, Israele prepara il terreno per aumentare la portata del conflitto: nel mirino non solo il Libano, ormai fronte più “caldo” della guerra, ma anche infrastrutture strategiche iraniane (compresi impianti energetici importanti sul piano nucleare).
A tenere banco, nel dibattito internazionale, non è solo il disastro umanitario che da un mese a questa parte si sviluppa sotto gli occhi di tutti. C’è anche il rischio crisi energetica a cui pensare. Una crisi che coinvolge il mondo intero – UE in primis – e che costringe molti Paesi a mettere mano alle riserve di petrolio, ad approvare piani d’emergenza per abbassare i rincari dei carburanti e a studiare accordi per ridurre l’impatto sulla popolazione e sui servizi. All’inizio della prossima settimana è previsto un nuovo incontro dei ministri degli Esteri dell’UE sul tema.
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