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Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Ancora niente accordo, alta tensione in Libano: “Truppe Idf oltre il fiume Litani”

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Ancora niente accordo, alta tensione in Libano: “Truppe Idf oltre il fiume Litani”
Foto Adnkronos

Le notizie sulla guerra Iran, USA, Israele e in Libano: news in diretta, aggiornamenti su morti, feriti e negoziati e su cosa sta succedendo

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di venerdì 29 maggio 2026.

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 29 maggio 2026

Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 29 maggio 2026
Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di venerdì 29 maggio 2026.
Inizio diretta: 29/05/26 07:00
Fine diretta: 30/05/26 00:00
Aoun sente Rubio: "Essenziale il cessate il fuoco"

Il presidente libanese, Joseph Aoun, ribadisce al segretario di Stato americano, Marco Rubio, che un cessate il fuoco nel Paese dei Cedri è “essenziale“. Nel frattempo, delegazioni militari di Israele e Libano sono riunite al Pentagono. Aoun avrebbe sottolineato “la necessità di compiere ogni sforzo per raggiungere un cessate il fuoco”, definendolo “un passaggio essenziale per procedere verso qualsiasi altra fase”.

 

Araghchi sente omologo omanita

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi rende noto di aver avuto un colloquio con l’omologo omanita Badr Al Busaidi, esprimendo “la solidarietà dell’Iran all’Oman di fronte a qualsiasi minaccia”. “Abbiamo discusso dello Stretto di Hormuz e della sua futura gestione, nel rispetto delle nostre responsabilità sovrane e del diritto internazionale – si legge su X – Siamo favorevoli a un dialogo con tutti gli Stati confinanti”.

 

Libano, Netanyahu: "Truppe Idf hanno attraversato fiume Litani"

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato che le truppe delle Forze di Difesa israeliane hanno attraversato il fiume Litani e avanzato verso “punti strategici” nel sud del Libano. “Le nostre forze hanno attraversato il Litani e avanzato verso una posizione di forza. Operiamo anche a Beirut, nella valle della Beqaa e lungo l’intero fronte, colpendo duramente Hezbollah”, conferma il premier israeliano.

 

Bce: "Cicatrici covid e guerra Ucraina amplificano paure consumatori su effetti Iran"

Le “cicatrici” del Covid e della guerra tra Ucraina e Russia amplificano i timori dei consumatori europei per le conseguenze del conflitto tra Iran e Usa. ‘”Ciò rende gli scenari di stagflazione, aumento dei prezzi e calo della crescita, più evidenti e persistenti nelle loro convinzioni. E potrebbe rafforzare l’incertezza macroeconomica e, in ultima analisi, influenzare la spesa dei consumatori”. Questa è la valutazione contenuta in un articolo pubblicato sul blog della Bce, che esplora come l’attuale choc interagisca con le esperienze lasciate da precedenti periodi di alta inflazione e tensioni geopolitiche. I risultati mostrano che “i ripetuti shock geopolitici rafforzano i timori di stagflazione, con le aspettative a breve termine particolarmente sensibili”. Poiché i consumatori sono molto attenti alle notizie economiche, i risultati evidenziano anche “il ruolo cruciale della comunicazione e del mantenimento della fiducia nella Bce per limitare le ricadute sulle aspettative di inflazione a lungo termine”.

I dati utilizzati per l’articolo evidenziano che “gli shock geopolitici possono lasciare cicatrici durature nelle aspettative dei consumatori”. In particolare la “doppia cicatrice”, dei due conflitti, ha portato a un effetto diretto sui consumatori europei che “hanno vissuto l’impennata inflazionistica, seguita all’invasione russa dell’Ucraina, e hanno reagito più fortemente alla guerra in Iran”. Il rischio è che si crei un effetto domino, per cui: aumentano le aspettative di inflazione; aumenta la probabilità di stagflazione; i consumi diventano più deboli” con la necessità di un intervento di politica monetaria più restrittiva. Secondo la Banca centrale la guerra in Iran “potrebbe aver riattivato il ricordo dell’impennata inflazionistica seguita all’invasione russa dell’Ucraina” e con i consumatori che sono diventati più sensibili ai prezzi dopo gli shock geopolitici, “esiste certamente il rischio di ulteriori revisioni al rialzo delle aspettative d’inflazione nel medio periodo”.

I recenti studi evidenziano che “la fiducia nella Bce svolge un ruolo importante nell’ancorare le aspettative di inflazione”. Inoltre “modera in modo significativo il modo in cui le famiglie adeguano le aspettative di inflazione in risposta a conflitti geopolitici e shock energetici. In modo incoraggiante, i dati del Ces suggeriscono che la fiducia nella Bce è migliorata con il calo dell’inflazione, attestandosi a un livello relativamente più elevato nel febbraio 2026 rispetto al febbraio 2022”. Di conseguenza quando la banca centrale “è percepita come credibile e affidabile, le famiglie tendono maggiormente a considerare le deviazioni dell’inflazione dall’obiettivo come temporanee. Inoltre, si aspettano con maggiore fiducia che la politica monetaria riesca a stabilizzare l’inflazione”.

Ghalibaf: "Non ci fidiamo di garanzie o parole, solo i fatti contano"

Teheran “non si fida di garanzie o parole” e “solo i fatti contano”. Lo ha dichiarato in un post su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo la notizia che Iran e Stati Uniti avrebbero raggiunto un accordo preliminare per una proroga del cessate il fuoco di 60 giorni, che resta in attesa del via libera del presidente americano, Donald Trump. “Non otteniamo concessioni con il dialogo, ma con i missili. Nei negoziati, ci limitiamo a far capire”, ha proseguito Ghalibaf, secondo cui la Repubblica islamica “non intraprenderà alcuna azione prima che l’altra parte agisca”. Per il presidente del Parlamento, “il vincitore di qualsiasi accordo è colui che è meglio preparato alla guerra fin dal giorno successivo”.

Iran, media Teheran: "Testo memorandum con Usa non è definitivo"

Il testo del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti “non è ancora definitivo”. Lo ha riferito l’agenzia iraniana Tasnim, secondo cui la bozza dell’accordo sarebbe stata modificata negli ultimi giorni. La fonte citata ha inoltre contestato alcune indiscrezioni circolate sui media internazionali, sostenendo che parte delle informazioni diffuse sul contenuto dell’intesa sarebbero “inesatte”.

Nelle scorse ore diversi media statunitensi hanno parlato di un accordo preliminare raggiunto tra Washington e Teheran per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco e avviare negoziati finalizzati a una conclusione permanente del conflitto. Secondo queste ricostruzioni, il documento sarebbe solo in attesa del via libera finale del presidente Donald Trump, mentre non è chiaro se abbia già ricevuto l’approvazione della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Axios ha inoltre riferito che la bozza prevederebbe la riapertura senza restrizioni del traffico navale nello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale americano sui porti iraniani.

La sofferenza dei bambini di Gaza

“L’incapacità di soddisfare i bisogni primari dei bambini a Gaza li sta intrappolando in un circolo vizioso di sofferenza“. Ad affermarlo è Salim Oweis, Communication Specialist dell’UNICEF, che in una lunga nota fa luce sulla strage che tormenta Gaza e che ha effetti devastanti soprattutto sui più piccoli. Malnutrizione, combattimenti, poca acqua: questi alcuni degli innumerevoli problemi.

“L’UNICEF chiede che venga garantito un accesso sicuro e senza ostacoli per lo svolgimento delle operazioni umanitarie, che vengano revocate le restrizioni sui beni necessari per riparare rapidamente e mantenere i sistemi idrici e igienico-sanitari e che venga rispettato il diritto internazionale umanitario”, questo l’appello contenuto nella comunicazione di Salim Oweis.

Iran: "Non intendiamo trasferire uranio arricchito"

L’alto funzionario iraniano Ebrahim Azizi conferma che Teheran non intende trasferire all’estero le proprie scorte di uranio arricchito. Lo riporta l’agenzia Mizan. Azizi afferma che l’Iran “non intende trasferire il proprio uranio arricchito in un Paese terzo”, ribadendo la posizione delle autorità sulla gestione del materiale nucleare. La questione è tra le principali al centro del dibattito USA-Iran in vista di un accordo per lo stop al conflitto, assieme al futuro dello Stretto di Hormuz.

Libano, attacchi Israele "ingiustificabili"

“Nessuno può giustificare gli attacchi continui subìti dalle nostre regioni di Saida e Nabatieh, la distruzione dei loro monumenti storici, le minacce insistenti che colpiscono i nostri concittadini pacifici, né gli appelli ripetuti affinché lascino le loro case e abbandonino i loro mezzi di sussistenza”. Così, in un post su X, il premier libanese Nawaf Salam.

Salam ribadisce la “necessità di un cessate il fuoco immediato”, che preveda il “ritiro completo” delle truppe israeliane e il ritorno a casa degli sfollati. “Continuiamo a raccogliere tutto il sostegno arabo e internazionale per arrivare a questo obiettivo”, scrive ancora.

Iran: "Controlliamo noi Hormuz"

È ancora scontro tra Iran e USA. Su X, Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la Sicurezza nazionale e la politica estera di Teheran, scrive: “Il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz è consolidato a livello mondiale. Per questo i Paesi chiedono il permesso, pagano i pedaggi e, con la guida della Marina dei Pasdaran, fanno passare le loro navi”. Per quanto riguarda Trump, i suoi tentativi di controllare la situazione per il regime sono “falliti”.

 

Israele conferma l'uccisione di un leader di Amas

Su X, l’agenzia legata ai servizi d’intelligenze israeliani Shin Bet afferma di aver “attacco ed eliminato” un comandante di Hamas, attivo nella Gaza City Brigade. Qualora l’indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe della terza figura di spicco di Hamas uccisa nel giro di pochi giorni dopo Mohammed Odeh e Izz al-Din al-Haddad.

 

Le truppe israeliane si spingono fino al nord del fiume Litani

Ancora forte la presenza israeliana in Libano: le truppe si sarebbero spinte fino al nord del fiume Litani e avrebbero condotto nelle ultime 24 ore numerose operazioni militari, soprattutto nella zona di Nabatieh. Non è chiaro quanto Israele abbia ancora intenzione di spingersi oltre in un territorio dove il cessate il fuoco e la famosa “linea gialla” di confine sembrano sempre più pure formalità.

 

Panetta: "In Europa netto deterioramento quadro macroeconomico"

“Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha determinato un netto deterioramento del quadro macroeconomico” in Europa, con “la fiducia delle famiglie che è scesa bruscamente, riportandosi sui livelli del 2022 e prefigurando un indebolimento dei consumi. Le prospettive sono peggiorate anche per le imprese dei servizi, che fino ad allora avevano rappresentato il principale sostegno all’attività economica”. A lanciare l’allarme il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta.

Panetta spiega, nelle sue considerazioni finali, che “le condizioni finanziarie sono divenute più restrittive: i rendimenti sono saliti, gli spread sovrani si sono ampliati; le banche europee hanno inasprito i criteri di offerta di prestiti e prevedono di continuare a farlo. Ne risentiranno gli investimenti. Il rincaro delle materie prime si è già riflesso sui carburanti e si sta trasmettendo alle tariffe energetiche. Gli effetti indiretti sui prezzi degli altri beni e servizi emergeranno gradualmente, con un’intensità che dipenderà dai tempi di risoluzione della crisi”.

Il Qatar in contatto con Trump alla ricerca di una soluzione diplomatica

L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, avrebbe chiesto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di “dare priorità alle soluzioni politiche e diplomatiche” in Medio Oriente. Lo riferisce l’agenzia statale qatariota Qna.

Al Thani sottolinea “la necessità di dare priorità alle soluzioni politiche e diplomatiche, così come al dialogo tra tutte le parti, per consolidare la sicurezza e la stabilità regionale ed evitare ulteriori tensioni ed escalation”. Gli USA, intanto, hanno confermato un principio di accordo con l’Iran per estendere la tregua di 60 giorni e garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, ma l’intesa resta in attesa dell’approvazione di Trump e non è al momento confermata dalla leadership iraniana.

 

Violenze sessuali in tempi di guerra, Israele sulla lista nera

Le Nazioni Unite hanno inserito le forze di sicurezza israeliane nella lista nera dei responsabili di violenze sessuali nei conflitti armati, accanto ai miliziani di Hamas, già accusati di abusi in relazione al massacro del 7 ottobre. Lo riferisce Ynet citando un rapporto dell’Onu anticipato nei giorni scorsi, che ha suscitato dure reazioni da parte di Israele.

L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, parla di una decisione “scandalosa”. Eppure, secondo il documento dell’Onu, le forze israeliane sarebbero coinvolte in “schemi documentati di violenza sessuale” nei territori occupati della Striscia di Gaza e della Cisgiordania.

 

Teheran: "Cina può essere garante dell'intesa con gli Usa"

La Cina “potrebbe essere il garante di una possibile intesa” tra Teheran e Washington. Lo ha dichiarato Jalal Dehghani Firouzabadi, segretario del Consiglio strategico per le relazioni estere della Repubblica islamica, in un’intervista all’agenzia Isna, parlando dei negoziati in corso tra Iran e Stati Uniti sul dossier nucleare. Secondo l’esponente iraniano, il presidente americano Donald Trump “preferisce un’intesa rispetto a un’ulteriore escalation”, pur in un contesto di colloqui che ha definito “molto difficili” e caratterizzati da questioni “ampie e complesse”.

Firouzabadi ha inoltre evidenziato che le condizioni attuali impongono all’Iran di “affermare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz”, definendo il passaggio marittimo “un nuovo strumento strategico” e “uno degli elementi del potere dell’Iran”. L’alto funzionario ha aggiunto che Teheran deve “bilanciare la sicurezza nazionale con la libertà della navigazione internazionale nello Stretto di Hormuz” e che saranno Iran e Oman a determinarne “il futuro giuridico”.

Vance: "Per accordo siamo molto vicini al traguardo"

“Non siamo ancora al traguardo, ma siamo molto vicini”. Lo ha dichiarato il vicepresidente degli Stati Uniti, Jd Vance, parlando dei negoziati in corso con l’Iran con i giornalisti durante il volo di rientro a Washington dopo aver tenuto un discorso all’Accademia dell’Aeronautica militare americana. Vance ha spiegato che gli Stati Uniti e l’Iran “hanno fatto molti progressi”, ma che resta ancora da capire “se e quando” il presidente Donald Trump approverà un eventuale accordo.

Il vicepresidente ha precisato che le parti stanno ancora discutendo “alcuni punti del linguaggio” del memorandum d’intesa e possibili restrizioni al programma nucleare iraniano. “Stiamo continuando a confrontarci con loro. Pensiamo che, almeno finora, stiano negoziando in buona fede e stiamo facendo progressi”, ha affermato Vance, aggiungendo di sperare che Trump possa presto “trovarsi nella posizione di sostenere l’accordo”, pur sottolineando che “resta tutto da definire”.

Rubio vedrà ministro Esteri Pakistan a Washington

Il segretario di Stato americano Marco Rubio riceverà oggi a Washington il ministro degli Esteri del Pakistan Mohammad Ishaq Dar, impegnato nella mediazione con l’Iran per il raggiungimento di un accordo che mettà fine alle ostilità.

Lo rende noto il Dipartimento di Stato americano diffondendo l’agenda di Rubio. Dar si è recato di recente in Iran. L’incontro inizierà alle 10 ora di Washington, le 16 in Italia.

Trump: "Finestra ristretta ma condizioni per accordo a favore Usa"

C’è “una finestra temporale ristretta” rispetto all’Iran, ma il presidente americano Donald Trump farà “ciò che è giusto” perché si sono le condizioni favorevoli perché un accordo sia a favore degli Stati Uniti. Lo ha dichiarato lo stesso presidente americano in una intervista a Fox News che sarà trasmessa integralmente sabato alle 21 ora di Washington. Gli iraniani sono “ottimi” negoziatori, ha aggiunto Trump secondo le anticipazioni, affermando però che l’esercito di Teheran è “decimato” e questo offre agli Stati Uniti “una leva per ottenere le condizioni che preferiscono”, prima fra tutte un Iran “disarmato dal punto di vista nucleare”.

Dunque, gli iraniani “sono astuti, ma alla fine abbiamo tutte le carte in regola perché li abbiamo sconfitti militarmente”, ha detto il presidente.

Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie

Non si allenta l’alta tensione tra Iran e Usa. Le difese aeree iraniane avrebbero infatti intercettato e distrutto un “velivolo ostile” nella provincia costiera di Bushehr. Lo riferiscono i media iraniani tra cui la tv iraniana Irib. Una fonte militare citata dall’agenzia iraniana Tasnim ha confermato che “un drone Usa è stato intercettato intorno a Bushehr”.

Missili sarebbero intanto stati lanciati dalle forze armate iraniane dal sud del paese in direzione dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Fars senza specificare l’obiettivo. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, invece, i missili sarebbero stati lanciati in direzione di navi come colpi di avvertimento nello Stretto di Hormuz.

Sabereen News, il sito di informazione collegato alle milizie irachene sostenuto dall’Iran citato dal quotidiano israeliano Haaretz, ha riferito di uno scambio di colpi nello Stretto di Hormuz. Secondo Sabereen, l’Iran avrebbe aperto il fuoco su quattro navi statunitensi, incluse quelle commerciali, dopo che queste avevano violato le regole iraniane sul transito dello Stretto di Hormuz.

Anche l’agenzia di stampa iraniana Mehr riferisce che le forze armate iraniane hanno sparato colpi di avvertimento contro quattro navi vicino allo Stretto di Hormuz. Le navi “stavano tentando di attraversare lo stretto senza coordinazione”, riferisce Mehr citata da Al Jazeera in un post su Telegram.

Le minacce dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Oman sono “un tentativo di ricatto contro uno Stato indipendente membro delle Nazioni Unite e un’ulteriore prova del fallimento morale del sistema politico e di governo degli Stati Uniti”. Ad affermarlo, secondo quanto riferisce Al Jazeera, è intanto Esmaeil Baghaei, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, criticando gli Stati Uniti per le recenti minacce dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Oman. In precedenza il segretario al Tesoro americano Scott Bessent aveva avvertito l’Oman di tenersi alla larga da qualsiasi tentativo di introdurre un sistema di pedaggi nello Stretto di Hormuz, minacciando sanzioni contro gli attori coinvolti.

Baghaei ha definito le minacce Usa un “atto illegale” e ha chiesto che la “comunità internazionale risponda in modo responsabile a questo approccio, impedendo la crescente normalizzazione delle violazioni delle norme del diritto internazionale”.

Il dipartimento del Tesoro statunitense ha nel frattempo annunciato nuove sanzioni con l’Iran e in particolare con le vendite di petrolio che consentono a Teheran di ricostruire le proprie forze armate e di continuare a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e i loro partner nella regione. Lo si legge in una nota del dipartimento del Tesoro Usa. Le forze armate iraniane generano entrate attraverso la vendita di petrolio tramite una rete di società di copertura, contribuendo così al proprio riarmo e alla minaccia nei confronti dei Paesi vicini.

“Il Dipartimento del Tesoro continuerà ad aumentare la pressione sulle vendite di petrolio iraniano per privare il regime iraniano e il suo esercito delle risorse finanziarie necessarie a minacciare gli alleati e i partner degli Stati Uniti in Medio Oriente”, ha sottolineato Scott Bessent, il segretario al Tesoro Usa. “Non permetteremo al governo iraniano di aumentare le proprie entrate petrolifere allo scopo di ricostituire le sue forze armate e le sue capacità militari”.

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