Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 30 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 30 maggio 2026
Punti chiave
- Centcom, bloccata nave del Gambia nel Golfo di Oman
- Iran, gasolio per riscaldamento +32,6%, gasolio per trasporto +17,5%, benzina +13,5%
- Papa: "Pace possibile se si ascolta grido di chi ne è privato"
- I soldati Idf nella Striscia: "Presa in giro dire che quella di Gaza è una tregua"
- Iran, media: "Usa fermano nave del Gambia in acque Oman"
- Iran, Pasdaran: "Abbiamo pieno controllo stretto Hormuz, navi seguano rotte designate"
- Primo ministro libanese: "Pericolosa escalation israeliana nel sud del Paese"
- Media: "Idf in Libano avanza oltre il fiume Litani e raggiunge periferia Nabatieh"
- Iran, Pasdaran: "Controlliamo noi Hormuz. Pronti a difenderlo"
- Media: "Almeno 5 morti negli attacchi israeliani nel sud Libano da questa mattina"
Le forze statunitensi che operano nel Golfo di Oman hanno bloccato una nave battente bandiera del Gambia che tentava di navigare verso un porto iraniano . Lo ha reso noto su X il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), secondo cui, prima di bloccare la M/V Lian Star che transitava in acque internazionali nel Golfo di Oman, le forze americane emesso più di 20 avvertimenti, informando l’imbarcazione che stava violando il blocco statunitense. Un aereo ha quindi sparato un missile Hellfire contro la sala macchine della nave dopo che l’equipaggio della Lian Star non rispondeva all’ordine di fermarsi.
Da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente il prezzo del gasolio per riscaldamento è aumentato del 32,6%, il prezzo del gasolio per il trasporto del 17,5%, e la benzina del 13,5%. E’ quanto emerge dalle elaborazioni dell’Unione nazionale consumatori, sui dati dell’Istat relativi all’inflazione di maggio. La medaglia d’oro dei rincari va al gasolio per riscaldamento che, per via dell’effetto Iran, in appena 3 mesi è decollato del 32,6%. Al secondo posto i supporti di registrazione (cd-r, cd-rw, dvd-r, dvd-rw) con +28,6%, medaglia di bronzo per Noleggio e riparazione di articoli sportivi con +22,4%.
Appena giù dal podio, la prima voce legata agli effetti indiretti della chiusura dello Stretto di Hormuz, si classificano i derivanti dalla traslazione dei costi delle aziende sui consumatori finali, con altra frutta (uva, kiwi, meloni, cocomeri) salita del 20,9%, seguita a ruota dalla frutta a nocciolo (mele, pere, albicocche, ciliegie, pesche, prugne, susine) che costa il 20,3% in più rispetto a febbraio. Si segnala poi, in ottava posizione, nonostante lo sconto sulle accise, il gasolio per mezzi di trasporto che paghiamo il 17,5% in più, seguito da altri carburanti per mezzi di trasporto (gpl, gas metano, ricarica elettrica) con +14,7%. Chiudono la top ten legumi (piselli, fagiolini) e gas naturale distribuito tramite rete, entrambe con 13,6%.
Appena fuori dalla top ten la benzina che si infiamma del 13,5%. Spiccano poi, il trasporto aereo internazionale (13° posto, +12,9%), agrumi (14°, +11%), fragole e mirtilli (15°, +10%), trasporto marittimo (16°, +9,2%), noleggio di mezzi di trasporto (17°, +7,8%), carote, agli e cipolle (18°, +7,6%), alberghi, motel, pensioni e simili (19°, +7,3%). Chiudono la top 20 le patate con +5,2%.
“La pace vera inizia in un cuore che ama; viene testimoniata da labbra che pronunciano parole di riconciliazione; si riflette negli occhi che guardano al mondo con mitezza e saggezza. Questa e’ la vera forza, la forza della verita’ e dell’amore. Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne e’ privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni eta’. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!”. Cosi’ Papa Leone al termine della recita del Rosario per la pace, nella Grotta della Madonna di Lourdes, nei Giardini Vaticani.
Dire che nella Striscia di Gaza è entrato in vigore un “cessate il fuoco” è una “presa in giro”: è quanto affermato da uno dei tre soldati israeliani che, dopo esser stati impegnati su quel fronte in periodi successivi all’annuncio di tregua tra Israele e Hamas risalente a ottobre 2025, hanno accettato di raccontare anonimamente quello che hanno visto all’Associated Press online. Ciò che emerge dalle loro testimonianze, scrive l’agenzia americana in un reportage pubblicato sul proprio sito web, è una “situazione di confusione” in quel territorio palestinese martoriato da due anni di guerra, in cui “manca chiarezza” sui termini del fragile accordo di stop ai combattimenti, in particolare sul funzionamento della “linea gialla” che in teoria demarca la zona cuscinetto tra la parte della Striscia abitata dai palestinesi e le aree territoriali controllate dall’Idf. Nei loro racconti, i militari intervistati parlano della fase post-cessate il fuoco come di “una giungla”, con periodi in cui l’ordine impartito ai soldati israeliani era “se qualcuno attraversa la linea gialla, bisogna sparare”. Uno dei testimoni, un riservista poco più che ventenne inviato a Gaza nelle settimane successive alla tregua, ha detto di aver presenziato all’esultanza levatasi da un gruppo di commilitoni che avevano appena centrato un’auto uccidendo tutte le persone al suo interno, aggiungendo che scene del genere erano “comuni”. Un altro ha invece spiegato che “non sempre” i soldati che aprono fuoco contro individui che si avvicinano alla linea gialla “sanno chi siano” i loro obiettivi, anche perché “è difficile fornire informazioni precise quando le persone sono in movimento”. E un terzo militare israeliano, rimasto a Gaza per più settimane dopo il cessate il fuoco, ha aggiunto di aver notato, come “sensazione generale”, che in quel contesto “le vite umane non avessero valore”. L’Ap riporta di aver documentato “sparatorie contro civili palestinesi” nelle vicinanze della linea gialla, anche contro “bambini che stavano giocando”. Secondo le autorità di Gaza, dalla dichiarazione di cessate il fuoco dell’11 ottobre 2025 gli attacchi israeliani hanno ucciso 929 palestinesi e ne hanno feriti altri 2.811.
Le forze americane hanno fermato la notte scorsa un’altra nave che cercava di sfondare il blocco nel golfo di Oman, verso lo stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Associated Press citando fonti Usa. La portarinfuse Lian Star, battente bandiera del Gambia, ha ignorato diversi avvertimenti mentre cercava di avvicinarsi a un porto iraniano. L’imbarcazione e’ stata neutralizzata da caccia Usa ed e’ alla deriva nel golfo di Oman. Sono sei navi in totale le navi che il Pentagono ha fermato da quando ha imposto il blocco, mentre una e’ stata autorizzata a procedere
Pasdaran rivendicano “il pieno controllo” dello stretto di Hormuz, avvertendo che “tutte le navi commerciali e le petroliere devono seguire le rotte designate e ottenere l’autorizzazione” al passaggio dai Guardiani della rivoluzione. In una nota, il comando militare Khatam al-Anbiya ha scritto che “qualsiasi violazione di questi regolamenti metterà seriamente in pericolo la sicurezza del loro passaggio”, ammonendo che a qualsiasi azione da parte di navi militari per interferire nella gestione dello Stretto di Hormuz o interrompere il traffico marittimo risponderanno le forze armate della Repubblica Islamica.
Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha denunciato in un discorso televisivo “un’escalation israeliana pericolosa e senza precedenti” nel sud del Paese, sollecitando un cessate il fuoco immediato. Salam ha insistito sul fatto che una “politica della terra bruciata” non garantirebbe la sicurezza di Israele e ha anche difeso i negoziati diretti del suo governo con Israele, affermando che i colloqui rappresentano la “via meno costosa” per il Libano.
L’esercito israeliano è avanzato nei villaggi situati a nord del fiume Litani e ha raggiunto la periferia della città di Nabatieh, nel Libano meridionale. Lo scrive Anadolu citando una fonte militare libanese di alto livello. Le forze israeliane “hanno raggiunto villaggi e città a nord del fiume Litani, tra cui Zawtar al-Sharqiyah e Shqif Arnoun, e hanno raggiunto la periferia della città di Nabatieh”, ha affermato la fonte, aggiungendo che ciò è stato accompagnato da un aumento degli attacchi israeliani e delle incursioni in altri villaggi e città del sud. “L’esercito libanese ha evacuato le proprie posizioni dai villaggi e dalle città passate sotto il controllo israeliano” per garantire la sicurezza dei soldati libanesi, ha affermato la fonte, sottolineando che gli attacchi dell’esercito israeliano hanno causato vittime tra i soldati libanesi. “Non c’è presenza dell’esercito libanese nelle aree occupate del Libano meridionale”, ha aggiunto la fonte. La priorità dell’esercito libanese in questa fase è rafforzare la stabilità interna, ha osservato la fonte, affermando che l’escalation israeliana in corso ha preceduto gli incontri militari con Israele ospitati dagli Stati Uniti ieri.
Le forze armate iraniane hanno ribadito di avere il controllo dello Stretto di Hormuz “con piena autorita’”. In una nota diffusa dall’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, il quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya ha ricordato che “tutte le imbarcazioni, le navi commerciali e le petroliere sono tenute a transitare esclusivamente attraverso i canali designati e a ottenere l’autorizzazione dalla Marina” dei Pasdaran. Non solo. “Qualsiasi azione di navi militari volta a interferire nella gestione dello Stretto di Hormuz o a interrompere il traffico sara’ oggetto di un intervento delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran”, hanno avvertito.
È di almeno 5 morti, il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani da questa mattina nel Libano meridionale. Lo scrive L’Orient Le Jour, riferendo che un attacco di droni israeliani che ha colpito il villaggio di Qaaqaaïyet el-Jisr (Nabatieh) ha ucciso due persone. In precedenza, un padre e un figlio sono stati uccisi ad Ansar da un raid aereo mentre cercavano di fuggire. Un’altra persona è stata uccisa da un bombardamento nella zona centrale di Nabatieh. Inoltre, aerei israeliani hanno preso di mira i villaggi di Lubiyah (Saida), Deir Zahrani, Shukin e Kfar Tebnit (Nabatieh). Quest’ultimo villaggio è stato pesantemente bombardato da questa mattina da aerei e artiglieria israeliani, subendo circa quindici bombardamenti oggi, mentre le truppe israeliane continuano ad avanzare nella regione di Nabatieh.
Israele potrebbe essere incluso in una futura “piattaforma regionale di cooperazione” a condizione che riconosca uno Stato palestinese basato sui confini del 1967. Lo ha dichiarato a Nikkei Asia il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan. “Se quel problema viene risolto, credo che la sicurezza di Israele sarà molto facilitata anche dai Paesi della regione”, ha affermato Fidan. Secondo il ministro, la piattaforma potrebbe includere Pakistan, Turchia, Arabia Saudita, Egitto e altri Paesi del Golfo, e “quando le cose torneranno alla normalità, forse anche l’Iran dovrebbe farne parte”. Fidan ha aggiunto che “tutti i Paesi della regione dovrebbero impegnarsi a rispettare l’integrità territoriale, la sovranità e la sicurezza reciproca”.
Il ministero della Salute palestinese a Gaza, controllato da Hamas, afferma che il bilancio delle vittime della guerra è salito a 72.938, con 172.919 feriti dal 7 ottobre 2023. Nel suo ultimo aggiornamento, il ministero ha affermato che gli ospedali di Gaza hanno ricevuto sette corpi nelle ultime 24 ore, tra cui sei persone uccise nei recenti attacchi israeliani e una persona deceduta in seguito alle ferite riportate in precedenza. Nello stesso periodo, altre 25 persone ferite sono state trasportate in strutture mediche. Le vittime palestinesi da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco sarebbero 929, i feriti 2.811
Fondi iraniani congelati in Qatar, per un valore di sei miliardi di dollari, rappresentano uno dei punti critici nei colloqui tra Iran e Stati Uniti e stanno ostacolando il memorandum di intesa per la fine della guerra. Lo scrive il New York Post citando fonti americane ben informate, spiegando che i fondi derivano da uno scambio di prigionieri tra Iran e Stati Uniti avvenuto nel 2023. Secondo un funzionario americano, si sta elaborando una formula secondo la quale i fondi iraniani verrebbero erogati gradualmente sotto forma di cibo e forniture mediche man mano che Teheran raggiungerà determinati obiettivi, tra cui l’apertura e lo sminamento dello Stretto di Hormuz. Nel settembre del 2023, nell’ambito di un accordo che prevedeva la liberazione di cinque cittadini da parte di Washington e altrettanti da parte di Teheran, l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden revocò le sanzioni che impedivano all’Iran di ritirare i 6 miliardi di dollari dalla Corea del Sud. Allora, i fondi sono stati trasferiti dalla Corea del Sud a conti in Qatar, ma sono stati bloccati dopo che Hamas ha sferrato l’attacco del 7 ottobre del 2023 contro Israele.
Le autorità dell’Oman hanno segnalato la presenza di un oggetto galleggiante sospetto nello Stretto di Hormuz, potenzialmente una mina navale. Il Maritime Security Centre omanita ha avvertito su X della situazione, spiegando che l’oggetto è stato individuato a ovest della zona di traffico costiero nelle acque territoriali del Paese. Il Centro ha invitato “tutti i naviganti, i pescatori e le imbarcazioni a esercitare la massima cautela nella navigazione nell’area” e a mantenere “una distanza di sicurezza da qualsiasi oggetto sospetto, segnalandolo immediatamente alle autorità competenti”.
Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha ribadito che il blocco navale americano nei confronti dell’Iran resta operativo e ha avvertito che Washington è pronta a ricorrere nuovamente alla forza militare qualora i negoziati sul nucleare non portassero a un accordo. Parlando ai giornalisti da Singapore, Hegseth ha dichiarato che “il blocco è ancora pienamente in vigore” e che lo Stretto di Hormuz è stato al centro di numerosi colloqui con gli alleati degli Stati Uniti. Secondo il capo del Pentagono, qualsiasi esito delle trattative dovrà garantire che “sia uno stretto aperto e libero da pedaggi, che tutto il mondo possa utilizzare, come dovrebbe essere”.
Riguardo ai negoziati sul programma nucleare iraniano, Hegseth ha affermato che “gli obiettivi non si sono spostati affatto” e l’Iran sa “molto, molto chiaramente” quali siano le richieste americane. Il segretario alla Difesa si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere un’intesa, ma ha lanciato un chiaro avvertimento: “Pensiamo di essere in una buona posizione per concludere questo accordo. Oppure dovranno fare i conti con il Dipartimento della Guerra. E siamo preparati: oggi siamo in una posizione ancora più forte rispetto al primo giorno per affrontare la situazione in questo modo, se necessari”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ”sta tradendo la diplomazia per la terza volta”. Lo ha dichiarato il Mohsen Rezaei, consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei. “Continuando il blocco navale e avanzando richieste eccessive nei negoziati, ha dimostrato ancora una volta di non essere incline al negoziato e di perseguire altri obiettivi”, ha scritto in un post su X l’ex comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
”Allo stato attuale, qualsiasi accordo con l’Iran sarà un buon accordo”. Lo ha dichiarato il capo del Pentagono Pete Hegseth intervenendo allo Shangri-La Dialogue di Singapore. “Ho avuto l’opportunità di parlare con il presidente Trump stamattina. Voleva che ribadissi la sua pazienza nell’assicurarsi che, con l’America impegnata in un’impresa storica di questo tipo, qualsiasi accordo sarà un buon accordo, un ottimo accordo, e che è paziente nel perseguire questo obiettivo”, ha detto Hegseth.
“Se l’Iran non vuole concludere un accordo vantaggioso che gli garantisca di non dotarsi di armi nucleari”, allora può “trattare” con l’esercito statunitense, ha affermato Hegseth.
Tre persone sono state uccise e oltre una decina ferite dai raid aerei israeliani nelle prime ore di oggi, mentre gli attacchi si intensificano nel Libano meridionale, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale libanese Nna. Due delle vittime sono state identificate come padre e figlio, uccisi nella loro casa nel quartiere di al-Marj ad Ansar, a nord di Tiro. Altri sette membri della famiglia sono rimasti feriti nell’attacco.
L’agenzia ha aggiunto che le forze israeliane hanno anche effettuato un attacco aereo questa mattina sulla strada Sharifa-Habbouch-Nabatieh, uccidendo un civile e lasciandone un altro in condizioni critiche.
Questa mattina è stato segnalato anche un raid aereo israeliano sulla strada che conduce all’ospedale governativo Nabih Berri a Nabatieh, con tre persone rimaste ferite. L’Nna ha inoltre riferito che intorno alle 8,15 ora locale la città di Ansar è stata colpita da un raid aereo che ha distrutto il centro commerciale al-Khalil nel centro città, mentre alle 09,30 la città di Zabadini è stata colpita da una serie di attacchi aerei israeliani.
Un missile balistico iraniano ha colpito una base aerea in Kuwait ferendo cinque americani. Lo riporta Iran International, voce dell’opposizione iraniana con sede a Londra, citando Bloomberg. L’attacco missilistico ha causato lievi ferite a cittadini americani e ha gravemente danneggiato due droni statunitensi MQ-9 Reaper, secondo quanto riportato da una fonte a conoscenza diretta dell’attacco.
La fonte ha affermato che la difesa aerea del Kuwait ha intercettato il missile Fateh-110, ma i detriti caduti hanno colpito la base aerea di Ali Al Salem. Circa cinque persone, tra cui contractor e personale militare in servizio attivo, hanno riportato lievi ferite. Un MQ-9 Reaper è stato distrutto e almeno un altro è stato gravemente danneggiato.
L’esercito statunitense non avrebbe trovato mine iraniane durante le ricerche nello Stretto di Hormuz, nonostante i rapporti dell’intelligence affermassero che l’Iran avesse disseminato mine sottomarine. Lo riporta Nbc News, che cita un funzionario americano. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva affermato che l’Iran aveva piazzato mine e aveva pubblicato su Truth Social che gli Stati Uniti le avevano distrutte. Tuttavia, ora sembra, secondo il funzionario, che l’esercito non sia stato in grado di verificare tali affermazioni.
Israele ha emesso un nuovo ordine di sfollamento forzato per i residenti di Mayfadoun, Choukine e Zebdine, tutte città e villaggi nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale. In un post su X, l’esercito israeliano ha avvertito tutti i residenti di “evacuare immediatamente le proprie case e spostarsi a nord del fiume Zahrani”, che si trova a circa 40 km dal confine tra Libano e Israele.
Nonostante il “cessate il fuoco” attualmente in vigore in Libano, Israele continua a intensificare i bombardamenti con artiglieria e aerei, mentre le forze di terra israeliane avanzano ulteriormente nel Paese, oltre il fiume Litani, nel sud del Libano.
Le Forze di Difesa Israeliane hanno riferito di aver distrutto durante la notte un lanciarazzi utilizzato da Hezbollah per colpire il nord di Israele, condividendo un video dell’attacco sul proprio account Telegram.
Hanno inoltre dichiarato di aver intercettato un razzo lanciato contro Israele dal Libano, il quarto attacco di Hezbollah nella notte. Un video mostra un razzo lanciato contro Kiryat Shmona, che, secondo l’Idf, ha provocato danni ma nessun ferito.
Gli Stati Uniti dispongono di scorte di armi più che sufficienti e sono “più che capaci” di riprendere la guerra contro l’Iran. Lo ha dichiarato il segretario generale del Pentagono Pete Hegseth a Singapore, in occasione del vertice sulla sicurezza Shangri-La Dialogue.
“La nostra capacità di riprendere le operazioni, se necessario, è più che sufficiente; le nostre scorte sono più che adeguate a tale scopo, sia in loco che nel resto del mondo, grazie al modo in cui bilanciamo munizioni di alta qualità e munizioni più abbondanti”, ha dichiarato Hegseth, secondo l’Afp.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Donald Trump ha discusso per due ore con i i suoi collaboratori alla Casa Bianca. Si trovava nella Situation Room per decidere su una possibile proroga del cessate il fuoco con l’Iran. Non è stata presa nessuna “decisione definitiva”, al contrario di quanto aveva lasciato intendere in precedenza in un post sui social media. A comunicarlo è il New York Times, stando a quanto rilasciato alla testata da un alto funzionario dell’amministrazione – a condizione di anonimato per poter commentare le discussioni interne, riporta NYT.
Nella Situation Room della Casa Bianca la “decisione definitiva” non è arrivata, diversamente a ciò che, invece, suggeriva il post del presidente sui social. Su Truth Social, poche ore prima, aveva scritto che un accordo per estendere il cessate il fuoco avrebbe comportato la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, l’impegno a non sviluppare mai una bomba nucleare e la possibilità per gli Stati Uniti di rimuovere il proprio uranio arricchito. Condizioni che l’Iran ha più volte respinto. L’agenzia di stampa statale iraniana IRNA riporta che il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, sostiene che “gli scambi di messaggi tra Iran e Stati Uniti continuano, ma non è stato raggiunto alcun accordo definitivo”.
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