Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 4 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
Cinque persone sono state uccuse negli attacchi attribuiti a Stati Uniti e Israele contro un polo petrolchimico a Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran. Lo riporta l’agenzia Isna, citando il vicegovernatore della provincia del Khuzestan, Valiollah Hayati.
Le forze israeliane hanno distrutto – nelle ultime 24 ore – 17 telecamere di sorveglianza collegate al quartier generale principale dei caschi blu dell’Onu nel sud del Libano. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza delle Nazioni Unite citato da Afp, secondo cui “17 telecamere del quartier generale sono state distrutte dall’esercito israeliano” nella località costiera di Naqura.
La portavoce di Unifil Kandice Ardiel ha dichiarato che “le telecamere sembrano essere state distrutte da una sorta di laser”, aggiungendo che “i soldati israeliani sono presenti a Naqura e questa settimana hanno effettuato massicce demolizioni di edifici nel villaggio”.
L’esercito israeliano ha reso noto che un missile – lanciato dai ribelli Houthi dello Yemen – è stato individuato e lasciato cadere in un’area aperta, senza provocare feriti. Lo riportano i media israeliani, precisando che sono scattati gli allarmi a Tel Aviv e varie città nella regione centrale del Paese.
L’Iraq sarà esentato da restrizioni sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il comando militare congiunto iraniano Khatam al-Anbiya, citato dai media iraniani. La decisione indicherebbe un trattamento preferenziale per Baghdad mentre Teheran rafforza il controllo sullo strategico corridoio marittimo.
Altri Paesi esentati sono Russia, Cina, India, Pakistan e Bangladesh; Malesia, Filippine e Thailandia hanno ottenuto il permesso di transitare dopo accordi con Teheran.
L’Iran ha lanciato diverse salve di missili balistici contro Israele oggi, causando ingenti danni alle abitazioni e ferendo leggermente sei persone, secondo quanto riferito dalle autorità. Lo riporta il Times of Israel.
Missili con testate a grappolo hanno colpito oltre una dozzina di siti nel centro di Israele. Poco dopo l’una di notte, un missile balistico con una testata convenzionale di diverse centinaia di chilogrammi si è schiantato nella zona industriale di Neot Hovav, a sud di Beersheba, provocando un incendio.
Un’ora dopo, l’Iran ha lanciato un missile con testata a grappolo, contro il centro di Israele.
L’esplosione ha causato il parziale crollo di un edificio a Ramat Gan, mentre una linea elettrica ad alta tensione è stata danneggiata nell’attacco a Rosh Ha’ayin, provocando un’interruzione di corrente in alcune zone della città.
Un uomo di 45 anni è rimasto leggermente ferito da schegge di vetro a Bnei Brak ed è stato trasportato in ospedale per le cure, secondo quanto riferito dai medici.
E ancora una seconda salva di missili balistici è stata lanciata contro il centro di Israele, causando quattro feriti secondo il Times of Israel.
Questo nuovo attacco ha causato gravi danni agli edifici residenziali nelle città centrali di Bnei Brak e Ramat Gan. Le bombe hanno colpito anche Tel Aviv e Petah Tikva, provocando danni a strade e automobili. Durante l’attacco, due submunizioni a grappolo hanno colpito la zona nei pressi del quartier generale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di Kirya, a Tel Aviv. Un parcheggio adiacente alla base e una scuola vicina hanno subito danni. Non ci sono stati feriti.
L’esplosione di un altro missile iraniano con testata a grappolo, lanciato contro Israele nel tardo pomeriggio di oggi, ha ferito lievemente un uomo di 52 anni.
Sono stati segnalati danni anche nei sobborghi di Tel Aviv di Ramat Gan, Givatayim e Bnei Brak, colpiti dall’attacco pomeridiano.
Almeno sei esplosioni sono state avvertite nel tardo pomeriggio a Gerusalemme, dopo che è stato intercettato un nuovo lancio di missili dall’Iran. Lo riferisce l’Afp, ricordando che nel corso della giornata cinque persone erano rimaste ferite a Tel Aviv e nel centro di Israle in un attacco missilistico iraniano.
Gli sforzi di Islamabad per mediare un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti sono “sulla buona strada”. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi parlando con l’Ap, secondo quanto riferiscono media americani, dopo che ieri il Wall Street Journal aveva citato mediatori secondo cui le discussioni sul cessate il fuoco sarebbero “a un punto morto”.
“Fino a poco tempo fa, Hamideh Soleimani Afshar e sua figlia erano titolari di una carta verde e vivevano nel lusso negli Stati Uniti”, ora sono sotto custodia degli agenti dell’anti-immigrazione (Ice) e “saranno espulse”. Lo ha scritto su X il segretario di Stato americano Marco Rubio, dopo che il dipartimento di Stato ha annunciato l’arresto della nipote e pronipote del generale iraniano Qasem Soleimani, il capo della Forza Quds dei Pasdaran ucciso in un raid a Baghdad sei anni fa.
“Afshar è la nipote del defunto generale iraniano Qasem Soleimani. È anche una fervente sostenitrice del regime iraniano, che ha celebrato gli attacchi contro gli americani e si è riferita al nostro Paese come al ‘Grande Satana’ – dice Rubio – Questa settimana ho revocato lo status legale sia di Afshar che di sua figlia, che ora sono sotto la custodia dell’Ice, in attesa di essere espulse dagli Stati Uniti”.
“L’amministrazione Trump non permetterà che il nostro Paese diventi un rifugio per cittadini stranieri che sostengono regimi terroristici anti-americani”, conclude il capo della diplomazia di Washington.
Hamideh Soleimani Afshar e la figlia, rispettivamente nipote e pronipote di Qasem Soleimani, generale dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ucciso in un raid americano, sono state arrestate da agenti federali negli Stati Uniti dopo che il segretario di Stato Marco Rubio ha revocato il loro status di residenza permanente legale nel Paese. Lo riferisce il Dipartimenti di Stato in una nota.
Donald Trump ricorda l’ultimatum lanciato all’Iran nei giorni scorsi, quando ha sospeso la ripresa dei raid sulle infrastrutture energetiche fino alle 20 (ora americana) del 6 aprile. In un post su Truth il presidente ha scritto: “Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per raggiungere un accordo o aprire lo stretto di Hormuz. Il tempo sta scadendo, 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro. Gloria a Dio!”.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Lo riferisce la presidenza turca, citata da Anadolu, secondo cui nel colloquio sono stati affrontati temi regionali e globali, oltre alle principali questioni riguardanti l’Alleanza Atlantica.
Erdogan ha affermato che la situazione relativa all’Iran “sta scivolando verso un’impasse geostrategica”, sottolineando la necessità che la comunità internazionale intensifichi gli sforzi per porre fine alla guerra. Il presidente turco ha inoltre espresso l’auspicio che, in occasione del vertice Nato di Ankara previsto per il 7 e 8 luglio, vengano adottate decisioni in grado di rendere l’Alleanza “più resiliente ed efficace” di fronte alle sfide future.
Più di 30 università sono state prese di mira in Iran dall’inizio della guerra con gli Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio scorso. Il dato è stato fornito dal ministro iraniano delle Scienze Hossein Simai Sarraf, durante una visita all’università Shahid Beheshti, a nord di Teheran. Dopo i primi attacchi contro le università, Teheran aveva minacciato di colpire per rappresaglia le università americane in Medio Oriente.
Non è stato catturato il secondo pilota americano del quale si parla da quando ieri nei cieli dell’Iran è stato abbattuto un F-15. Lo affermano le autorità iraniane. Un’unità dei Guardiani della Rivoluzione nella provincia meridionale di Kohgiluyeh e Boyerahmad e il governatore della provincia negano sia stato catturato il secondo membro dell’equipaggio americano dell’F-15, riferisce la Bbc. E, riporta ancora la rete britannica, per il governatore il primo pilota non sarebbe stato salvato dalle forze Usa, mentre i media americani scrivono che è stato tratto in salvo. Il governatore ha parlato di una “tattica del nemico”.
La Cnn continua a riferire che non si conoscono le sorti di un soldato Usa dopo quanto avvenuto ieri. Il New York Times scrive di una corsa contro il tempo dei militari Usa per rintracciarlo. Fonti parlano di operazioni delle forze Usa per localizzare e trarre in salvo il militare, mentre i media ufficiali iraniani hanno offerto una ricompensa a chi lo troverà. Sollecitano la popolazione, rilancia la Bbc, a “catturare vivo il pilota”.
I Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, rivendicano un attacco con un drone contro una nave “nello Stretto di Hormuz” che definiscono “collegata” a Israele. “Un drone ha colpito un’imbarcazione” che è “collegata” a Israele “nello Stretto di Hormuz” e “l’imbarcazione è in fiamme”, affermano in un messaggio diffuso su X, aggiungendo che è stata colpita la “Msc Ishyka”.
L’Iran ha autorizzato il passaggio di navi che trasportano beni essenziali e forniture umanitarie verso i suoi porti attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce l’agenzia di stampa Tasnim, citando una lettera ufficiale nella quale si indica che le navi dirette ai porti iraniani, comprese quelle attualmente nel Golfo di Oman, devono coordinarsi con le autorità e rispettare i protocolli stabiliti per transitare lo stretto.
“Lo Stretto di Hormuz è diventato un vantaggio strategico per l’Iran nelle nuove condizioni di sicurezza e non tornerà mai allo status che aveva prima” dell’avvio di operazioni militari di Usa e Israele contro la Repubblica islamica. Parola del portavoce della presidenza del Parlamento iraniano, Abbas Goudarzi, che nei giorni scorsi ha annunciato l’avvio di un iter per imporre il pagamento per il transito dallo Stretto di Hormuz. In dichiarazioni riportate dall’agenzia iraniana Tasnim, Goudarzi assicura che “la gestione di questa rotta importante è in mano alle forze armate della Repubblica islamica dell’Iran” e che “nessun Paese avrà il diritto di transitarvi senza il permesso dell’Iran”, che “difenderà questa posizione strategica con tutto il suo potere militare”.
Esplosioni sono state udite a Damasco e nelle zone circostanti questa mattina. Lo riferisce la Reuters, citando la tv di stato siriana. La causa delle esplosioni non è nota, ma potrebbe essere conseguenza delle intercettazioni di missili iraniani da parte delle difese aeree israeliane.
Conclusa la prima tappa della visita lampo della premier nel Golfo, ieri l’incontro a Gedda con il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman
Ancora un attacco intercettato negli Emirati arabi uniti mentre non si ferma l’escalation in Medio Oriente. “Le autorità confermano che c’è stato un intervento per un incidente di lieve entità provocato da frammenti”, dopo operazioni della difesa aerea, “che sono caduti sulla facciata del palazzo di Oracle nella zona di Dubai Internet City”, si legge in un post su X del Dubai Media Office. Non ci sono segnalazioni di feriti, precisano.
Diverse esplosioni sono state udite stamani in zone a nord della capitale iraniana Teheran. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera a più di un mese dall’avvio delle operazioni di Usa e Israele contro l’Iran a cui Teheran non manca di rispondere
Teheran ha intanto respinto la proposta americana di un cessate il fuoco di 48 ore, mentre viene abbattuto un F-15 dell’Aeronautica militare statunitense. Uno dei piloti è stato messo in salvo in un’operazione delle forze americane ma non è ancora chiara la sorte del secondo pilota.
Il conflitto tra Iran e Usa-Israele è tra i temi che Giorgia Meloni affronterà nella sua missione nel Golfo. Una missione annunciata a sorpresa dalla premier, che è la prima leader europea a recarsi nella zona dall’inizio delle ostilità. Meloni incontrerà i rappresentanti di Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo non è garantirsi la sicurezza energetica ma quello di mostrare il supporto dell’Italia ai Paesi travolti, loro malgrado, dal conflitto USA-Iran-Israele.
Cosa succede in Iran e nei Paesi del Golfo, le ultime notizie
Mentre avanza l’ipotesi di un lockdown energetico come conseguenza della crisi che interessa il Golfo e della prolungata chiusura dello Stretto strategico di Hormuz, i leder del mondo assistono alla tragica escalation del conflitto che vede protagonisti Israele, Stati Uniti e Iran. Si parla di potenziali colloqui, ma gli attacchi – anche ai danni di infrastrutture energetiche e idriche strategiche – continuano da tutte le parti del conflitto e Israele pare deciso a proseguire gli attacchi sia contro l’Iran, coordinandosi con gli Stati Uniti, che contro Hezbollah in Libano.
A livello nazionale (e non solo), la notizia del momento è il viaggio di Giorgia Meloni nell’area del Golfo. La premier italiana è la prima leader internazionale ad andare lì da quando è iniziata la guerra contro l’Iran. L’obiettivo primario è quello di garantire il supporto italiano ai Paesi del Golfo. In particolare, Giorgia Meloni sarà in Arabia Saudita, Qatar e Emirati. Tiene ancora banco il dibattito sull’uso delle basi statunitensi e NATO in territorio nazionale. Il prossimo 11 aprile dovrebbe tenersi una manifestazione davanti a Sigonella proprio su questo tema.
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