Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di giovedì 9 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime notizie del 9 aprile 2026 in diretta
Sarebbero state segnalate delle esplosioni a Dubai e altri attacchi con droni contro obiettivi americani negli Emirati Arabi Uniti. Lo riporta l’agenzia di stampa Sabrin, legata alle milizie filo-iraniane in Iraq.
Il Kuwait ha annunciato che la sua contraerea sta affrontando droni che sono entrati nello spazio aereo del Paese. E che, secondo quanto affermato dal portavoce del ministero della Difesa del Kuwait, “prendevano di mira diverse infrastrutture vitali”.
I colloqui in Pakistan tra Iran e Stati Uniti dovrebbero essere utilizzati per raggiungere una pace duratura. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan al suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian durante un colloquio telefonico. Come si legge in una nota diffusa dall’ufficio di Erdogan, il presidente turco ha detto a Pezeshkian che “i negoziati che si terranno nei prossimi giorni dovrebbero essere sfruttati al massimo per una pace e una stabilità durature”.
La Guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha promesso che verrà “vendicato” suo padre, Ali Khamenei, assassinato il primo giorno di guerra lo scorso 28 febbraio in un raid aereo israelo-americano su Teheran. In una dichiarazione letta dalla televisione di stato, Mojtaba Khamenei ha aggiunto che verrà chiesto un risarcimento anche per ”il sangue dei martiri e per i feriti di questa guerra”.
L’Iran ”non cerca la guerra, ma non rinuncerà ai suoi diritti”. Lo ha dichiarato la nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. “La presenza del popolo sul campo deve continuare come è continuata negli ultimi 40 giorni. Voi, il popolo, siete stati i veri vincitori sul campo”, si legge nel post su X.
L’Iran “chiederà un risarcimento per ogni singolo danno inflitto” nella guerra lanciata da Israele e Stati Uniti lo scorso 28 febbraio. Lo ha dichiarato la nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, nel 40esimo anniversario dell’uccisione del padre, Ali Khamenei. Il nuovo leader iraniano ha quindi sottolineato che lo Stretto di Hormuz sarà posto sotto il controllo iraniano.
Dal cessate il fuoco regionale alle sanzioni, passando per lo Stretto di Hormuz e il nucleare, continuano i contatti tra Stati Uniti e Iran sui dieci punti proposti da Teheran.
Il documento, non sarebbe mai stato visto in forma definitiva “su carta” e le versioni pubbliche diffuse dai media iraniani non coinciderebbero pienamente – secondo la Casa Bianca – con la base negoziale discussa tramite intermediari. Un’analisi di Newsweek ha esaminato punto per punto il piano iraniano, classificandone le richieste in base alla probabilità che il presidente americano Donald Trump possa accettarle.
La guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei a breve diffonderà un messaggio. Lo si legge sul suo account di Telegram, spiegando che il leader iraniano diffonderà un messaggio in occasione del quarantesimo giorno dall’uccisione di suo padre, il defunto Leader Supremo Ali Khamenei, avvenuta lo scorso 28 febbraio.
La petroliera ‘Msg’, battente bandiera gabonese, è stata prima nave non iraniana ad attraversare lo Stretto di Hormuz e a lasciare il Golfo Persico da quando è entrata in vigore la tregua di due settimane concordata da Stati Uniti e Iran. Lo ha reso noto il sito web MarineTraffic analizzando i dati di tracciamento.
La nave, che trasportava 6.941 tonnellate di olio combustibile in 44mila barili ed era stata caricata il 28 febbraio a Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, era diretta in India. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco martedì sera, altre due petroliere iraniane e sei navi portarinfuse hanno attraversato lo Stretto.
“Il processo penale di Netanyahu riprende domenica. Un cessate il fuoco su scala regionale, incluso in Libano, accelererebbe il suo arresto”. Lo sostiene il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un post su X, lanciando un avvertimento a Washington: “Se gli Stati Uniti desiderano distruggere la propria economia permettendo a Netanyahu di sabotare la diplomazia, alla fine sarebbe una loro scelta. Pensiamo che sarebbe una decisione stupida, ma siamo pronti ad affrontarla”.
Gli alleati della NATO, “quasi senza eccezioni”, stanno facendo “tutto” quello che gli Usa chiedono per sostenere la guerra all’Iran, ora in una fragile fase di tregua, dando un “enorme” supporto agli americani. Lo sostiene il segretario generale della Nato Mark Rutte.
“Per mantenere l’elemento sorpresa degli attacchi iniziali – afferma – il presidente Donald Trump ha scelto di non informare gli alleati in anticipo, e lo capisco. Ma quello che vedo oggi in Europa è un enorme supporto fornito dagli alleati, che offrono basi, logistica e altre misure per garantire che il potente esercito statunitense riesca a impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare e a indebolire la sua capacità di esportare il caos”.
“Quasi senza eccezioni – conclude – gli alleati stanno facendo tutto quello che gli Stati Uniti chiedono. Hanno ascoltato e stanno rispondendo alla richiesta del presidente Trump. Il Regno Unito guida una coalizione di Paesi che stanno allineando gli strumenti militari, politici ed economici necessari per garantire il libero passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa è la prova di un cambiamento di mentalità”.
Se gli attacchi israeliani contro il Libano continueranno, gli iraniani non si siederanno al tavolo dei negoziati. Lo scrive l’agenzia di stampa iraniana citando una “fonte ben informata” rimasta anonima. “La questione del Libano e un cessate il fuoco nel Paese sono un prerequisito e una condizione non negoziabile affinché la Repubblica Islamica avvii qualsiasi nuovo processo negoziale”, afferma la fonte.
“Nel contesto dell’attacco in corso al Libano, l’Iran considera i negoziati strategicamente privi di significato e inutili. Tutti gli alti funzionari della Repubblica Islamica hanno una posizione unanime su questo punto. Se la questione libanese non verrà risolta, non ci saranno negoziati”, conclude.
Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump “era deluso ieri, ma abbiamo avuto una discussione franca e aperta, da amici”. Lo riferisce il segretario generale della NATO Mark Rutte, parlando alla Ronald Reagan Presidential Foundation Institute di Washington. Il presidente statunitense non avrebbe nascosto nei giorni scorsi il suo disappunto per la posizione degli alleati europei nei confronti del conflitto, a volte utilizzando anche toni aspri e minacciando l’abbandono dell’Alleanza dagli USA.
“È fondamentale mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e la comunità internazionale deve collaborare per raggiungere questo obiettivo”. Lo dichiara il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la riunione informale dei capi delle diplomazie dei Paesi del Gruppo Med9. “Nei prossimi giorni sarò in missione in Cina. Solleverò la questione”, conferma il ministro, sottolineando che chiederà alle autorità cinesi “un maggiore impegno per il dialogo e la de-escalation”.
Dopo il cessate il fuoco concordato in Medio Oriente, il governo federale tedesco intende riprendere i colloqui con il governo iraniano. L’obiettivo è quello di contribuire al successo dei prossimi negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra nella regione. Ad annunciarlo è stato il cancelliere Friedrich Merz, sottolineando che si sta aprendo “una finestra temporale per una soluzione negoziale”, ma che la situazione è ancora “fragile”.
Merz parla anche del Libano sostenendo che la campagna militare israeliana contro Hezbollah potrebbe compromettere i risultati raggiunti.
Tensioni e misteri nei cieli del Golfo. Un drone statunitense partito dalla base di Sigonella – destinato a un’operazione di sorveglianza e ricognizione nell’area dello Stretto di Hormuz – sarebbe scomparso, interrompendo improvvisamente le comunicazioni mentre operava in Medio Oriente. Si tratta del drone Northrop Grumman MQ‑4C Triton, senza pilota.
I miliziani yemeniti Houthi minacciano una nuova escalation di attacchi contro Israele con possibili “azioni a sorpresa”. Il leader del gruppo filo-iraniano, Abdul-Malik al-Houthi, ha affermato che le future azioni si inseriscono in una strategia che tiene conto degli sviluppi sul campo.
”Le prossime ore saranno cruciali”. Lo dice il vice ministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi spiegando che i Pasdaran erano pronti a intervenire per rispondere agli attacchi israeliani in Libano, ma il Pakistan, che ha mediato l’accordo con gli Stati Uniti, è intervenuto per fermare la rappresaglia. ”Gli Stati Uniti devono fermare gli attacchi israeliani al Libano”, aggiunge il rappresentante iraniano. E aggiunge: “L’accordo deve includere il Libano, eravamo sul punto di rispondere agli attacchi, ma il Pakistan è intervenuto. Le prossime ore saranno cruciali”.
“L’Iran non abbandonerà i libanesi”. Così in un post su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian dopo i raid israeliani che ieri hanno martellato il Libano e hanno fatto oltre 200 morti. Per Pezeshkian si è trattato di una “palese violazione” dopo l’annunciato accordo di tregua tra Stati Uniti e Iran. Secondo il presidente iraniano, non avrebbero “senso” negoziati di cessate il fuoco con il proseguimento di queste operazioni in Libano.
L’Iran consentirà il transito nello Stretto di Hormuz a non più di 15 navi al giorno, in base all’accordo di cessate il fuoco. Lo ha riferito alla Tass una fonte di alto livello di Teheran.
A causa della situazione in Medio Oriente, l’economia europea “rimane a rischio di uno shock stagflazionistico“, caratterizzato da crescita lenta e inflazione elevata. Lo afferma il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis nel corso del suo intervento di fronte alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo.
Colloquio telefonico tra il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, e il ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan bin Abdullah Al Saud. A darne notizia è l’agenzia ufficiale saudita Spa. Si tratta del primo colloquio dall’inizio della guerra USA-Israele-Iran. Gli ultimi sviluppi e le “modalità per ridurre le tensioni” per “contribuire al ripristino della sicurezza e della stabilità” sono stati i principali temi del colloquio, che sarebbe stato avviato su iniziativa iraniana.
Giunto negli Emirati Arabi Uniti il premier britannico Keir Starmer, impegnato in una missione nei Paesi del Golfo, iniziata dopo l’annuncio di una tregua tra Usa e Iran. Lo riferiscono i media britannici. Atteso il colloquio con il presidente emiratino, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Ieri Starmer era in Arabia Saudita per incontrare il principe ereditario Mohammed bin Salman.
La Spagna riapre la sua ambasciata a Teheran, chiusa a inizio marzo, per sostenere “il lavoro per la pace” in Medio Oriente. L’annuncio è del ministro degli Esteri, José Manuel Albares. “Alla luce della nuova situazione, del fatto che abbiamo due settimane a disposizione, ho dato istruzioni all’ambasciatore a Teheran affinché rientri” e “riapra l’ambasciata spagnola a Teheran in modo da poter contribuire” a “questo sforzo per la pace”, le sue parole.
“Sono circa 1,2 milioni gli sfollati in Libano e la situazione potrebbe precipitare nelle prossime ore se gli attacchi non si fermeranno. Le speranze della popolazione, che attendeva con ansia il cessate il fuoco, si sono infrante davanti a questa nuova ondata di violenza che ha colpito, in molti casi, quartieri affollati. Sono centinaia i morti e i feriti, tra cui donne, bambini e operatori sanitari. Alcuni di loro risultano ancora dispersi o intrappolati sotto le macerie. La situazione è drammatica”. Queste le parole del presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, a seguito degli ultimi accadimenti in Libano.
“Assistiamo continuamente a gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario. Gli attacchi a infrastrutture vitali, i civili colpiti durante i bombardamenti, la mancanza di acqua potabile, la carenza di elettricità e rifornimenti che mina l’accesso all’assistenza sanitaria. I conflitti hanno delle regole e devono essere rispettate da tutti. Da settimane, la guerra sta mettendo a dura prova non solo la popolazione ma l’intera umanità. Lo ribadiamo ancora una volta: i civili, gli operatori umanitari e le strutture sanitarie non devono essere un bersaglio”. La Croce Rossa Libanese, si legge nella stessa nota, è in prima linea nella risposta all’emergenza. Volontari e operatori sono impegnati nelle aree colpite dagli attacchi, trasportando i feriti negli ospedali e fornendo cure immediate. Le condizioni sono difficili e molte strade sono strade bloccate da quello che resta di strutture distrutte. Sono 100 le ambulanze impegnate in tutto il Paese per raggiungere i civili. Il sistema sanitario è al collasso: presidi medici e ospedali sono sovraccarichi a causa dell’afflusso massiccio di feriti.
Il Monte del Tempio riapre per la prima volta dall’inizio della guerra con l’Iran, dopo che ieri è stato dichiarato un cessate il fuoco di due settimane. Ieri sera, il Comando del Fronte Interno aveva allentato le linee guida di sicurezza in tempo di guerra, consentendo raduni pubblici a Gerusalemme senza limitazioni. All’inizio della settimana, i leader religiosi ebrei hanno presentato una petizione all’Alta Corte di Giustizia chiedendo un allentamento delle restrizioni sugli assembramenti pubblici presso il Muro Occidentale e il Monte del Tempio. I giudici hanno quindi aumentato il numero di persone ammesse nei siti da 50 a 100.
Hezbollah ha lanciato razzi contro il nord di Israele durante la notte, in risposta a quelle che ha definito “violazioni del cessate il fuoco”. Ieri l’Idf ha ha bombardato in modo massiccio il Libano, comprese le zone residenziali della capitale Beirut, uccidendo almeno 254 persone in quello che la presidenza libanese ha definito un “nuovo massacro” perpetrato da Israele. Gli attacchi sono avvenuti dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua di due settimane, ma ci sono dichiarazioni contrastanti da entrambe le parti sul fatto che il Libano sia incluso o meno. Israele afferma che il cessate il fuoco non include la lotta contro Hezbollah, ma sia l’Iran che il Pakistan, che hanno contribuito a mediare la tregua, non sono d’accordo.
La Casa Bianca ha ribadito ieri sera di non considerare il Libano parte dell’accordo, e la portavoce Karoline Leavitt ha affermato che ciò “è stato comunicato a tutte le parti: ribadisco che la questione continuerà a essere oggetto di discussione, ma al momento non è incluso nell’accordo di cessate il fuoco”.
rLo Stretto di Hormuz è stato completamente chiuso, costringendo le petroliere a invertire la rotta. La decisione segue i raid israeliani in Libano contro Hezbollah, compromettendo la tregua di due settimane raggiunta tra Stati Uniti e Iran. Teheran insiste che il cessate il fuoco debba essere rispettato anche in Libano.
“Se per qualche ragione” il “vero accordo” non venisse rispettato, “cosa che è altamente improbabile”, “gli spari ricominceranno”, ha minacciato il presidente, e ci saranno attacchi “più grandi, forti e migliori di quanto chiunque abbia mai visto”. “È stato concordato, molto tempo fa, e nonostante tutta la falsa retorica contraria, non ci sarà nessuna arma nucleare e, lo Stretto di Hormuz sarà aperto e sicuro”, ha concluso Trump, assicurando che “nel frattempo il nostro grande Esercito si sta caricando e riposando, in attesa, in realtà, della sua prossima conquista. L’America è tornata!”.
Conflitto Iran-USA, le ultime news: cosa sta succedendo
Donald Trump ha accettato di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum per l’Iran. Lo stop ai bombardamenti è “a condizione che la Repubblica islamica acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz“, scrive il tycoon. Alcune navi hanno già effettuato i primi attraversamenti. Teheran ha detto sì alla proposta americana, sottolineando che per gli Usa è una “ritirata umiliante”. Sabato 11 aprile il Pakistan dovrebbe ospitare a Islamabad il primo round di colloqui diretti per la pace. Papa Leone XIV si è detto soddisfatto dell’annuncio della tregua, che ha definito un “segno di viva speranza“. Nel frattempo, però, Israele continua a bombardare il Libano. Dopo una prima apertura al transito delle petroliere nello Stretto di Hormuz, il passaggio è stato bloccato nuovamente dopo i raid israeliani: la tregua è già in pericolo?
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