Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 9 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 9 maggio 2026
A quanto rivela Axios, citando due fonti a conoscenza dei fatti, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio e l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff hanno incontrato oggi a Miami il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, nel tentativo di concludere un accordo per porre fine alla guerra con l’Iran.
L’Iran “vuole davvero concludere un accordo”. Lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista telefonica alla giornalista Margot Haddad per Tf1/Lci secondo un estratto diffuso dall’emittente. Alla domanda se gli Usa abbiano ricevuto una risposta da Teheran, il tycoon ha risposto che “vogliono davvero concludere un accordo” e che si aspetta di avere “molto presto” notizie dagli iraniani.
Resta in condizioni critiche l’attivista iraniana Narges Mohammadi, Premio Nobel per la Pace nel 2023. Resta in ospedale nella città di Zanjan, nel nordovest dell’Iran, dove era stata arrestata e trasferita in carcere nei mesi scorsi. A lanciare il nuovo allarme, via X, è il marito Taghi Rahmani, denunciando come i valori della pressione siano ormai arrivati a 90/40 e come Mohammadi abbia molte difficoltà a parlare.
Taghi Rahmani, che vive a Parigi, fa sapere che i medici che seguono la moglie sono riusciti a stabilizzare le sue condizioni con i farmaci, ma solo “in modo temporaneo”, e come l’attivista abbia bisogno urgente di cure specialistiche. Mohammadi, 54 anni, è in terapia intensiva in ospedale a Zanjan da una settimana a seguito di problemi cardiaci. Rahmani e altri parenti dell’attivista chiedono da giorni il trasferimento a Teheran affinché la donna possa essere seguita dai suoi specialisti. La Fondazione Narges Mohammadi ha denunciato come i medici di Zanjan non conoscano a fondo la storia clinica della donna.
Nel 2023 Mohammadi è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, mentre era in carcere, “per la sua battaglia contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”. A inizio febbraio le è stata inflitta un’ulteriore condanna al carcere per “cospirazione” e “attività di propaganda” con il divieto di lasciare la Repubblica islamica.
”Oggi, nell’ambito dell’operazione ‘Economic fury’, l’ufficio per il controllo dei beni esteri (Ofac) del dipartimento del Tesoro ha preso di mira 10 individui e società, con sede in diverse giurisdizioni in Medio Oriente, Asia ed Europa orientale, che agevolano gli sforzi dell’esercito iraniano per assicurarsi armi e materie prime utilizzate nei droni e nel programma missilistico balistico iraniano della serie Shahed”. Lo comunica il dipartimento del Tesoro Usa. L’Ofac continua a “contrastare proattivamente queste reti che cercano di supportare l’acquisizione di armi e materiali da parte dell’Iran”, si legge. Il dipartimento del Tesoro ”non si arrende nella sua campagna di Economic fury”, ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent . “Sotto la guida decisa del presidente Trump, continueremo ad agire per garantire la sicurezza dell’America e a colpire individui e aziende stranieri che forniscono armi all’esercito iraniano da utilizzare contro le forze statunitensi”, ha aggiunto.
Il Regno Unito invierà il cacciatorpediniere Hms Dragon in Medio Oriente in vista della possibile missione internazionale per proteggere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il ministero della Difesa britannico, secondo cui “il preposizionamento della Hms Dragon rientra in una pianificazione prudente che garantirà al Regno Unito di essere pronto, nell’ambito di una coalizione multinazionale guidata congiuntamente da Regno Unito e Francia, a mettere in sicurezza lo Stretto quando le condizioni lo permetteranno”.
Londra ha precisato che l’eventuale missione avrebbe carattere esclusivamente difensivo e mirerebbe a ristabilire la fiducia delle navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz.
Smentita la notizia diffusa da media iraniani e rilanciata dalla Cnn secondo cui risultavano dispersi dopo attacchi attribuiti agli Stati Uniti “contro pescherecci e mercantili iraniani” nel Golfo Persico. A riferire i nuovi sviluppi è la stessa rete americana che aveva rilanciato le notizie da parte iraniana e che precisa come le informazioni su quello che veniva descritto come un presunto attacco di “aerei americani” siano state diffuse dall’agenzia iraniana Mehr citando il governatore di Bandar-e-Lengeh, Fawad Moradzadeh.
Lo stesso Moradzadeh, ricostruisce la Cnn, è stato poi citato da un’altra agenzia iraniana, la Tasnim, che ha diffuso la smentita. “Quanto pubblicato da alcuni organi di stampa, che mi citano, è falso e non ci sono dati ufficiali e confermati o informazioni diffuse dalle autorità competenti riguardo un simile attacco”, è la dichiarazione riportata dalla Tasnim.
L’Iran ha fornito per la prima volta dettagli pubblici sulle ferite riportate da Mojtaba Khamenei in seguito ai raid aerei che, all’inizio del conflitto, hanno ucciso suo padre, l’allora Guida Suprema Ali Khamenei. Secondo quanto riferito in un video diffuso dall’agenzia Nour, legata al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano e citato dal Wall Street Journal, un funzionario ha confermato che Khamenei è rimasto ferito, ma si troverebbe in buone condizioni di salute.
Nel video, Mazaher Hosseini – indicato come coordinatore delle riunioni governative di alto livello – ha precisato che le ferite alla rotula e alla schiena del figlio della Guida Suprema guariranno rapidamente e che il problema alla schiena si è già risolto. Hosseini ha inoltre aggiunto che Mojtaba Khamenei presenta anche un piccolo taglio dietro l’orecchio, già medicato e non visibile perché coperto dal turbante. Le autorità iraniane sostengono che le sue condizioni siano in miglioramento, mentre fonti statunitensi continuano a descrivere le ferite come gravi.
Secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese Nna, almeno tre persone sono rimaste uccise in un attacco aereo israeliano contro il distretto di Tiro, nel sud del Libano. I tre viaggiavano in auto quando sono state attaccate vicino alla scuola superiore Martyr Mohammed Saad, tra Burj Rahhal e al-Abbassieh. Un uomo è poi stato ucciso in un triplice attacco di droni israeliani nella città di Nabatieh, nel sud del Libano. La vittima stava viaggiando in motocicletta vicino alla scuola superiore Al-Sabah quando è stata colpita dal primo attacco di droni, seguito da altri due. Secondo alcune fonti, la figlia sarebbe rimasta coinvolta nel raid e sottoposta a un intervento chirurgico a Nabatieh.
E’ salito 72.736 il bilancio delle persone uccise nella Striscia di Gaza dall’esercito israeliano dall’ottobre del 2023, dopo che il ministero della Salute ha identificato altri 103 corpi. Lo ha riferito lo stesso dicastero nell’ultimo rapporto. Nonostante il cessate il fuoco in vigore da ottobre, almeno 850 persone sono morte nella Striscia in questi sette mesi, una media di quattro vittime di attacchi aerei o da colpi di arma da fuoco dell’Idf al giorno. Secondo un portavoce delle squadre di soccorso della Difesa Civile, ieri sera l’esercito israeliano ha lanciato un missile contro un’abitazione nel campo di Al Shati, a ovest di Gaza City, e ferito nove civili. “L’attacco ha distrutto completamente la casa e danneggiato decine di abitazioni ed edifici vicini. Decine di famiglie potrebbero dover sfollare”, si legge in una nota.
Donald Trump è stanco della guerra in Iran e vuole davvero che finisca. A scriverlo è la prestigiosa rivista The Atlantic, sulla base di indiscrezioni raccolte tra i collaboratori di Trump. “Nonostante l’impasse negoziale, Trump è riluttante a riprendere le ostilità”, hanno riferito le fonti, non vuole restare impantanato in Medio Oriente come alcuni dei suoi predecessori. C’è inquietudine per la diminuzione delle scorte di armamenti e alcuni alleati degli Stati Uniti nella regione (inclusi, a volte, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) hanno espresso preoccupazione che la ripresa degli attacchi americani li renderebbe nuovamente bersagli della rappresaglia iraniana. E Trump ha chiarito ai suoi consiglieri che vuole impedire qualsiasi azione militare prima del suo viaggio a Pechino la prossima settimana per incontrare il presidente cinese Xi Jinping. Il presidente vuole presentarsi a Pechino nella condizione di dire che la guerra sta finendo, mentre cerca nuovi accordi commerciali e commerciali con Xi.
Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei continua a essere coinvolta nella definizione della strategia di guerra e negoziale di Teheran, nonostante non appaia in pubblico da quando è rimasto ferito negli attacchi che hanno ucciso il padre e predecessore Ali. Lo riporta la Cnn. Secondo il rapporto, Khamenei si sta ancora riprendendo da ustioni e altre ferite, rimanendo in gran parte isolato e comunicando tramite corrieri anziché con dispositivi elettronici. L’intelligence statunitense ritiene che la leadership iraniana rimanga frammentata, con alti comandanti dei pasdaran e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf che gestiscono gran parte del processo decisionale quotidiano, mentre il governo di Teheran valuta le proposte statunitensi per porre fine al conflitto.
Washington ha rivisto la bozza della sua risoluzione all’Onu per chiedere all’Iran di interrompere gli attacchi e la posa di mine nello Stretto di Hormuz. Il testo aggiornato, come riferiscono i media Usa, ha eliminato la clausola che invoca il Capitolo VII della Carta dell’Onu, che consente al Consiglio di sicurezza d’imporre misure che vanno dalle sanzioni all’azione militare. Ha però mantenuto un linguaggio duro contro Teheran. E, malgrado il testo non autorizzi esplicitamente l’uso della forza, “riafferma il diritto degli Stati membri dell’Onu di difendere le proprie navi da attacchi e minacce, comprese quelle che minano diritti e libertà di navigazione”. Rimane difficile che Russia e Cina, tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, sottoscrivano il nuovo testo. Già una precedente risoluzione sostenuta dagli Stati Uniti, che sembrava avrebbe potuto legittimare un’azione militare americana contro l’Iran, è fallita ad aprile proprio dopo che Russia e Cina hanno esercitato il diritto di veto.
“Andremo per una strada diversa se tutto non sarà firmato e sistemato”. Lo ha detto Donald Trump, alla Casa Bianca sotto il suo elicottero, parlando dei prossimi passi nella trattativa con l’Iran. “Potremmo tornare al Project Freedom se le cose non accadranno. Ma sarà Project Freedom Plus, cioè Project Freedom più altre cose”.
L’esercito israeliano afferma di aver colpito oltre 85 obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale nelle ultime 24 ore, tra cui un sito sotterraneo per la produzione di armi nella valle della Bekaa. Lo scrive Times of Israel. Secondo l’esercito, gli obiettivi nel Libano meridionale includevano depositi di armi, lanciarazzi ed edifici utilizzati da Hezbollah per pianificare attacchi. Anche membri del gruppo terroristico che stavano pianificando attacchi contro le truppe di stanza nel Libano meridionale sono stati presi di mira, afferma l’Idf.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Scambio di accuse nelle ultime ore tra Usa e Iran. Teheran punta il dito contro una presunta “violazione del cessate il fuoco” degli Stati Uniti, Donald Trump sminuisce definendo le operazioni militari navali americane un “buffetto amorevole”. Intanto, dopo giorni, dal governo iraniano non filtrano ancora aggiornamenti sulle trattative di pace: “Stiamo ancora valutando la proposta statunitense”. Ma la pazienza della Casa Bianca sembra esaurire: “Potremmo riprendere l’Operazione Project Freedom”.
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