“Guerra virale? Pace fiscale!”, movimenti sicilianisti e imprenditori chiedono che il Governo si faccia garante per le imprese - QdS

“Guerra virale? Pace fiscale!”, movimenti sicilianisti e imprenditori chiedono che il Governo si faccia garante per le imprese

redazione

“Guerra virale? Pace fiscale!”, movimenti sicilianisti e imprenditori chiedono che il Governo si faccia garante per le imprese

venerdì 12 Marzo 2021 - 00:00


Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di una nostra lettrice, Maria Francesca Briganti

Caro Direttore,

Ho il piacere di condividere con i lettori la proposta presentata ai Presidenti regionali da alcune delle associazioni di imprenditori, a firma dei movimenti sicilianisti e di Italia Exit Sicilia, con la quale si chiede la pace fiscale. Credo che questa iniziativa assuma due risvolti politici molti importanti, in quanto, finalmente, si può dar vita ad un progetto politico unitario che abbia la forza di rappresentare i siciliani nelle sedi istituzionali e, nell’attuale situazione, diventare una sana forza di opposizione extra parlamentare, visto che la politica rinchiusa nei palazzi sembra non avere alcun interesse a salvare la Sicilia.

“La priorità del contrasto alla pandemia ha messo al secondo posto tanti aspetti della vita normale dei cittadini, impattando gravemente anche sul versante lavorativo. Si è determinata una consistente riduzione della clientela, a causa del combinato disposto formato sia dalle chiusure obbligate degli esercizi che dai confinamenti domestici, comunali, regionali, ecc. Inoltre ci sono stati gravi disservizi burocratici e ritardi per le imprese da parte della Pubblica Amministrazione.

Di fronte a un così vasto stravolgimento su scala nazionale e internazionale, riteniamo che sarebbe prova di un cieco accanimento e totale mancanza di buon senso la pretesa di mantenere immutato il patto tra Stato e contribuente. Oltre a essere un’ipotesi disumana, manca inoltre di senso della realtà: data l’assenza di entrate per i ceti produttivi, non si comprende da dove mai essi possano trarre la linfa monetaria per dare allo Stato “il dovuto” di tasse e imposte!

Un semplice regime di proroga continuamente rinnovata com’è stato fino a oggi, oltre a lasciare nell’incertezza per l’immediato futuro i soggetti coinvolti, li pone di fronte alla prospettiva di una montagna di debiti, che incombono e aumentano sempre di più. Già tra gli autonomi ci sono stati migliaia di suicidi: una scia di sangue che non accenna a diminuire. Le conseguenze negative coinvolgono anche i livelli occupazionali, con molti contratti a termine che non saranno rinnovati: siamo di fronte a una macelleria sociale senza precedenti che minaccia la tenuta stessa del sistema Paese, con rischi a catena per la stabilità delle famiglie, per l’ordine pubblico, per il dilagare della criminalità diffusa, ecc.

Se realmente questo Esecutivo ha intenzione di aiutare coloro i quali – come affermato dall’art. 1 della Costituzione – costituiscono le fondamenta del Paese, occorre fin da subito cambiare linea. Ci vuole il coraggio di definire una prospettiva certa di indirizzo politico economico, in base alla quale gli imprenditori possano tornare a programmare il futuro nell’interesse generale.

Noi affermiamo che l’orizzonte fiscale dev’essere incluso nell’emergenza sanitaria: fino alla futura completa soluzione delle attuali circostanze pandemiche, secondo le decisioni del governo in carica in merito alle restrizioni imposte con Dpcm, i doveri fiscali sono pienamente coinvolti e di conseguenza resi nulli di fatto; essi potranno riprendere con la dovuta gradualità solamente quando – e nella misura in cui – ogni aspetto della vita civile sarà tornato allo status quo ante.

È una decisione che non necessita di particolari lungaggini burocratiche ma solo di adeguato coraggio. Gli strumenti contabili esistono già, come per esempio il Credito d’imposta. Finalmente si avrebbe quell’assunzione di responsabilità che finora non è stata sufficiente, consegnando al passato pressappochismi e provvedimenti sbagliati. Come si vedrà chiaramente a breve, altra strada non c’è: chi non potrà pagare, non pagherà. Ci attendiamo pertanto da parte del governo in carica una risposta tempestiva e adeguata alle proporzioni del problema”.

Promuovono e aderiscono all’iniziativa: Associazione Siciliana Contribuenti – Art 580 C.p. Antiusura – No Profit, Comitato Autodeterminazione Sicilia Stato , #GenerazioneBastaGià, Ides – Identità siciliana, ItalExit Sicilia, Lab.Pol. Alba Siciliana, Per l’indipendenza della Sicilia e, infine, Terza Via Sicilia.

Maria Francesca Briganti
Lentini

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