Beppe Grillo ha dimostrato nei tempi recenti un senso politico inaspettato, seguito da un certo pragmatismo che in politica dovrebbe essere usato sempre.
Infatti non si possono fare le nozze coi fichi secchi, cioé non si può fare tutto quello che si vuole, ma solo quello che è possibile. Piuttosto che fissare obiettivi irraggiungibili, il gestore della Cosa pubblica dovrebbe abituarsi alla concretezza ed alla realizzazione di progetti in base a rigorosi cronoprogrammi.
Beppe Grillo, dopo la campagna protestataria dei Vaffa, che era l’unico modo per aggregare vasta parte della popolazione scontenta da una classe politica debole ed evanescente, si è ritirato in silenzio, lasciando camminare il suo Movimento sulla strada della politica.
Poi però, quando si cominciava a vedere lo sfaldamento, perché deputati e senatori erano in maggior parte neofiti, ha esclamato: “Andate a studiare prima di parlare”. Si era accorto infatti di avere fatto eleggere una schiera di blablatori senza arte né parte.
Dopo il secondo governo, presieduto da Giuseppe Conte, Beppe Grillo si è accorto che il suo movimento cominciava a dimagrire, anche perché il figlio del co-fondatore, Davide Casaleggio, ha cominciato a mettere cavalli di Frisia, non solo chiedendo l’esazione delle quote che i parlamentari devono alla piattaforma Rousseau di sua proprietà, ma esigendo che non si violasse il “sacro principio”, che consiste nel divieto a tutti i parlamentari che abbiano compiuto il secondo mandato di candidarsi per il terzo.
Beppe Grillo è uscito autorevolmente a sostegno di questo principio, cosicché oltre la metà degli attuali parlamentari non potrà più candidarsi.
Da lì malumori ad oltranza, molti parlamentari si sono staccati formando una nuova aggregazione provvisoriamente nel gruppo misto, altri sono stati cacciati per non avere dato la fiducia al governo Draghi: insomma, un sommovimento non da poco.
Il diktat di Grillo sul divieto del terzo mandato coinvolge la nomenclatura, cioè tutti i soggetti di primo livello, a cominciare dall’attuale presidente della Camera, Roberto Fico, per passare al ministro degli Esteri, Luigi di Maio e a tanti altri che occupano ruoli guida.
È impensabile che costoro non siano più ricandidati. Per questo Grillo avrebbe pensato a una escamotage, consistente in una deroga di “eletti”, cioè i nomi di primo livello. Ma questa scappatoia vìola l’altra regola fondamentale del M5S e cioé “uno vale uno”, anche se essa è ora fortemente mitigata perché via via che passa il tempo, si stanno accorgendo che l’assunto è del tutto falso.
Uno non vale uno, ma ciascuno vale per il merito che ha. L’ignorante o lo stupido non vale quanto il colto o l’intelligente. Una castroneria, quella dell’uno vale uno, che si è infranta sugli scogli del buonsenso.
Con il divieto del terzo mandato, Grillo ha affermato un principio sacrosanto, non osservato però da nessun partito: divieto del carrierismo politico, divieto per i professionisti della politica.
È insensato che vi sia gente nel nostro Parlamento che vi dimora da trenta o quarant’anni, con tutti i privilegi del caso. Dobbiamo però osservare che l’Italia non è un caso unico, perché l’attuale presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è stato in quel Parlamento per circa quarant’anni. I vizi sono generali, non solo italiani.
Il divieto del terzo mandato dovrebbe essere accolto da tutti gli altri partiti ed attuato nei loro statuti. Purtroppo non c’è una legge che disciplini un sistema di regole per i partiti, cosicché ognuno fa quello che vuole, in quanto essi sono organizzati sotto forma di associazioni regolate dall’articolo 36 e seguenti del Codice civile.
Per altro, ogni cittadino potrebbe farsi un partito per conto suo, appunto in assenza di leggi, e quindi candidarsi ad libitum. E qui interviene la grande carenza di una legge elettorale maggioritaria a due turni, non solo per eleggere i parlamentari, ma anche il Capo dello Stato, sul modello della legge dei sindaci, che ha funzionato molto bene .
Quest’ultima prevede appunto che i sindaci possano candidarsi una sola volta dopo la prima elezione: vietato il terzo mandato. Grillo docet. Sapranno imitarlo i carrieristi della politica? Non crediamo.
