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Harry, il ciclone che ha martellato la Sicilia

Harry, il ciclone che ha martellato la Sicilia
Riposto in ginocchio dopo il ciclone Harry

Ogni tanto una calamità naturale arriva. È sempre stato così nei secoli e così continuerà a essere, ma ancora di più. Infatti è ormai noto che i cambiamenti climatici causano eventi meteorologici estremi e frequenti. Inoltre, l’urbanizzazione senza sosta ha reso i territori poco resilienti, anche perché i terreni sono diventati impermeabili e l’acqua, anziché infiltrarsi nel suolo, si accumula e provoca distruzione.
Inoltre, soprattutto nel Sud Italia, le costruzioni abusive e/o in zone a rischio aumentano la probabilità di effetti collaterali in seguito a fenomeni meteorologici estremi: non è solo l’evento in sé a essere nocivo, ma lo è perché si è costruito dove non si doveva.

Calamità naturali e responsabilità istituzionali

Purtroppo, com’è noto, la storia non insegna nulla. Infatti, dopo ogni evento catastrofico, si ripete una tiritera vergognosa che vi illustriamo.
In primo luogo le lamentele dei/delle responsabili istituzionali, i/le quali, con la fronte aggrottata, comunicano al colto e all’inclita le centinaia di milioni di danni che quell’evento naturale ha causato. Dopodiché comincia la guerra per dichiarare la calamità naturale, in modo di cercare di ottenere dal Governo il massimo finanziamento possibile.

Ricostruzione, burocrazia e uso delle risorse pubbliche

Non è tutto, perché in realtà non si tratta di quattrini, bensì di come vengono utilizzati. Nel nostro Paese, sembra un paradosso, non è mai questione di soldi, ma della carenza di capacità professionali della burocrazia e dell’intrigo terrificante di leggi e norme diverse che impediscono un percorso fluido, rapido ed efficiente per ricostruire le parti danneggiate dall’evento.

Assicurazioni contro eventi catastrofali: un vuoto normativo

Vi è un’altra questione che vi dobbiamo riferire, rendendoci ancora una volta antipatici. I nostri governi, l’attuale e i precedenti, non sono stati capaci di varare una legge importante, cioè una legge che obblighi di assicurare gli immobili con i contenuti, i terreni e altro, contro gli eventi catastrofali relativamente alla parte privata e a quella pubblica.
Non si capisce, infatti, perché tutti gli immobili sedi delle istituzioni (a livello nazionale, regionale e locale) non dovrebbero essere assicurati contro gli eventi catastrofali. E non si capisce perché i privati cittadini e cittadine non possano spendere qualche centinaio di euro l’anno per assicurare i loro immobili contro tali eventi, come avviene, per esempio, in Svizzera.

Se tutto ciò avvenisse, quando si verifica un terremoto, un’esondazione o una mareggiata, i danni sarebbero pagati comodamente dalle assicurazioni e le casse dello Stato non soffrirebbero.

Il ciclone Harry e i danni evitabili

Harry ha fatto forse oltre un miliardo di danni, ma ora inizia il percorso di guerra che abbiamo prima evidenziato.
Ricordiamo che in provincia di Catania, nel 2018, avvenne un terremoto di modesta entità, che creò danni a diversi comuni della provincia, fra cui Zafferana, Viagrande, eccetera. Anche in quel caso si pensò di nominare un commissario, tutt’ora in carica, che sta facendo il possibile per districarsi nella miriade di norme di ogni livello in modo da riportare tutte quelle parti distrutte allo stato ante terremoto.

Rischio idrogeologico e manutenzione dei fiumi

Harry ha provocato un altro pericolo: il rischio di esondazione per il fiume Salso. L’acqua avrebbe potuto inondare oltre seicento ettari, creando notevoli danni agli agricoltori poiché, nel tempo, non sono stati effettuati i dovuti interventi di messa in sicurezza dell’area.

Questa fotografia incolpa le istituzioni competenti perché tutti i fiumi debbono avere un’adeguata manutenzione, anche per poter affrontare eventi di maggiore rilievo.

Irresponsabilità politica e costi sociali

Il guaio di quanto vi scriviamo è che nessuna di queste risponde per tale situazione, prendendosi le proprie responsabilità, e quindi le colpe restano impunite.
Non si capisce perché vi sia una differenza fra la responsabilità di un/a direttore/trice di un giornale, il/la quale risponde per qualunque articolo e notizia pubblicata in quel giornale, e quella di un qualunque capo di Regione o di Governo per una calamità che si verifichi nel territorio di cui ha la responsabilità oggettiva.

Insomma, il nostro è un Paese di irresponsabili, con la conseguenza che tutti i danni poi ricadono sui/sulle cittadini/e, una parte dei/delle quali ha la responsabilità parziale di tale situazione non andando a votare.
Da irresponsabilità a irresponsabilità si fotografa questo stato di cose di un Paese piatto, indifeso e che non ha prospettive di sviluppo e di crescita, nonostante potrebbe averle viste le sue potenzialità non valorizzate.