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Da oggi al 2 ottobre SiciliaFiera di Misterbianco ospita la terza edizione di HeySun – Expo della Transizione energetica: tre giornate di convegni su rinnovabili, idrogeno e nucleare avanzato (proprio a pochi giorni dal via libera definitivo alla legge delega), e 24 buyer da 13 Paesi negli incontri B2B con le imprese. Ne parliamo con Nino Di Cavolo, presidente del polo fieristico e imprenditore. Nel 2020, alle porte del lockdown, il gruppo ha preso possesso di un ex complesso industriale per trasformarlo in un hub da 100 mila metri quadrati, aperto nel 2022. Uno spazio divenuto strategico per il Mezzogiorno d’Italia e che adesso punta a raggiugere le 300 mila presenze.
HeySun SiciliaFiera, la terza edizione dedicata alla transizione energetica
HeySun è alla terza edizione e cresce sul piano internazionale, con Ice, ministeri e operatori esteri. Come è cambiata la filiera in tre anni e cosa c’è di nuovo quest’anno?
“È cambiata in modo esponenziale, perché lo scenario energetico, soprattutto nell’ultimo anno, è totalmente diverso. La Sicilia rappresenta sempre di più ciò che l’energia può dare: io la definisco la batteria d’Italia, addirittura d’Europa. Siamo al sud del mondo, quindi abbiamo più sole e una produzione superiore, e siamo nel bacino del Mediterraneo: possiamo dialogare con tutti i Paesi del Piano Mattei. Quando parliamo di internazionalità guardiamo da quella parte, non al Nord Europa”.
Insomma, un’Isola strategica, almeno in potenza, ma non mancano i ritardi…
“In questi giorni è stato inaugurato in Sicilia il più grande impianto agrivoltaico d’Italia: 227 megawatt su circa 400 ettari, realizzato in 12 mesi con il coinvolgimento di oltre 900 lavoratori. Allo stesso tempo, la Sicilia è la regione italiana che dall’inizio dell’anno ha registrato il maggiore incremento di nuova potenza installata da fonti rinnovabili, ma continua a scontare prezzi dell’energia tra i più alti del Paese. È proprio davanti a questa contraddizione che serve sedersi attorno a un tavolo, mettere insieme istituzioni, imprese, università e operatori, leggere i dati e capire quali scelte servono. Oggi non basta più parlare solo di produzione, gli scenari energetici stanno cambiando rapidamente e gli equilibri geopolitici, come ci ha ricordato il caso dello Stretto di Hormuz, possono avere effetti immediati sui mercati e sui prezzi. HeySun nasce anche per questo, per comprendere dove sta andando il sistema energetico, individuare i nodi e costruire una strategia. La Sicilia deve capire quale ruolo vuole giocare in questo nuovo scenario”.
Il programma guarda anche a idrogeno e nucleare di nuova generazione che proprio nei giorni scorsi ha visto il via libera del Senato. Entrate in un dibattito attualissimo.
“Sull’idrogeno si discute da anni e la Sicilia può avere un ruolo importante nello sviluppo di questa filiera, anche grazie ai progetti già annunciati nel territorio siracusano. Sul nucleare, invece, il dibattito resta spesso condizionato da immagini e tecnologie del passato. Oggi si parla di soluzioni molto diverse, come SMR e reattori di nuova generazione, che pongono questioni nuove in termini di sicurezza, integrazione con le rinnovabili e sostenibilità del sistema. Anche per questo è importante affrontare il tema con dati, competenze e confronto scientifico. A HeySun vogliamo fare esattamente questo”.
Essendo titolare di uno spazio espositivo, lei ha il polso delle aziende. Quanto sta crescendo il settore energetico in Sicilia e quali sono i freni?
“La crescita è dimostrata da investimenti come quello della Gigafactory di 3Sun, la più grande d’Europa, che sarà in fiera con il proprio stand. Grandi realtà internazionali investono da noi, e non solo per la logistica o per un loro tornaconto, ma per quello che la Sicilia può dare. I freni sono prevalentemente burocratici. I tempi autorizzativi sono troppo lunghi, e il percorso diventa quotidianamente logorante”.
Quante sono le imprese siciliane presenti? E di quali dimensioni?
“La presenza siciliana sarà molto forte e diffusa su tutto il territorio, con imprese provenienti da diverse province dell’Isola, realtà di dimensioni anche molto importanti, gruppi strutturati, Pmi e aziende altamente specializzate. A queste si aggiungono due collettive significative: quella della Regione Siciliana, con circa 15 aziende, e l’Hub imprenditoriale di Compagnia delle Opere Sicilia, con altre 15 imprese associate. Ma HeySun avrà anche una presenza importante di aziende provenienti dal Centro e dal Nord Italia, creando un mix molto interessante tra operatori locali e realtà nazionali. Questo renderà la fiera un’occasione concreta di networking e business in un contesto più raccolto e qualificato, che permette alle imprese di incontrarsi davvero, approfondire relazioni, costruire partnership e sviluppare opportunità commerciali”.
La Sicilia come hub energetico, un’immagine puntualmente rilanciata a Misterbianco. D’altronde, è un fatto: da qui passano già alcuni dei cavi più importanti e Terna ne sta realizzando altri.
“Siamo la porta per l’Europa, lo siamo sempre stati: la liberazione dell’Italia passò dalla Sicilia, con lo sbarco degli Alleati sull’Isola. Oggi quella stessa posizione geografica ci rende strategici anche sul piano energetico: dai grandi cavi al gas che arriva dalla Libia, fino alle dorsali di Terna. E poi c’è una risorsa naturale che fa la differenza: l’irraggiamento solare. In Sicilia un impianto fotovoltaico da 1 MW può arrivare a produrre circa 1,7-1,8 milioni di kWh l’anno, molto più che in molte aree del Centro-Nord. È anche per questo che l’Isola ha tutte le condizioni per diventare un grande hub energetico del Mediterraneo”.
Eventi come HeySun servono anche per portare questi temi alla ribalta.
“Sì, e ad accendere i riflettori su cosa può fare ogni singolo cittadino: se ognuno fa il suo passo, possiamo essere indipendenti energeticamente. Per le aziende non è solo risparmio in bolletta, è salvaguardia del posto di lavoro. Se ho un costo energetico alto, o lo scarico su materia prima e cliente finale oppure riduco il personale. Se sono energeticamente indipendente ho abbattuto quel costo e posso salvaguardare il dipendente restando competitivo”.
SiciliaFiera lo scorso anno ha superato le 250 mila presenze. Quale obiettivo vi siete dati per quest’anno e quali sono le ricadute economiche?
“Puntiamo ai 300 mila visitatori. Lavoriamo per una crescita costante, un passettino alla volta, e penso che raggiungeremo l’obiettivo tranquillamente: ci sono eventi nuovi e altri che, dopo il successo della prima edizione, alla seconda tendono a crescere. I risultati sono misurabili perché riusciamo a destagionalizzare il comparto turistico: alberghi, ristoranti, trasporti. A settembre-ottobre la macchina del turismo stagionale è molto più leggera, mentre noi arriviamo con gli eventi. Abbiamo appena avuto Wonderland, per quattro giorni, poi HeySun e a seguire PharmEvolution. Se si fa un giro negli alberghi durante le fiere, si trovano pieni”.
L’offerta ricettiva è sufficiente?
“Si può fare di più. Alcuni hotel sono in ristrutturazione, altri si stanno convertendo in studentati: è vero che ci mancano posti letto, soprattutto di alto livello. Noi facciamo turismo business, che non si accontenta di una struttura qualsiasi: serve fascia alta, servizi dedicati, un wifi ottimo perché la camera diventa un ufficio, una buona colazione, collegamenti. Molti hotel si sono attrezzati e hanno capito cosa è arrivato”.
Peraltro, molti visitatori che vengono da fuori alloggiano in città, vista la vicinanza della fermata della metropolitana alla fiera.
“Esatto, ed è un vantaggio che vogliamo sfruttare al massimo. Per HeySun ci saranno navette dalla fermata Monte Po–Sicilia Fiera fino dentro il centro fieristico, così chi dorme in città può raggiungerci comodamente senza usare l’auto. È anche un messaggio di mobilità sostenibile che ci sta a cuore: l’anno scorso siamo stati tra i vincitori del Mobility Day, con un riconoscimento arrivato da Bruxelles. Ed è un discorso che vogliamo rafforzare anche con i più giovani: quest’anno partirà HeySun Academy, creata con l’Università di Catania, proprio per parlare di transizione energetica, rinnovabili e mobilità sostenibile alle nuove generazioni”.
HeySun e Frutech sono le vostre fiere proprietarie. Guardando al futuro, puntate più su altri eventi “in house” o sul portare in Sicilia grandi manifestazioni internazionali?
“Le fiere che abbiamo creato toccano due temi fondamentali per la Sicilia, energia e agricoltura, che alla fine si legano. Più che a nuovi eventi nostri, però, lavoriamo a partnership con grandi centri fieristici per portare qui degli spin-off: a breve dovremmo poter annunciare il Cibus siciliano. Frutech, del resto, ha già una partnership con Macfrut. L’obiettivo è dare alle aziende siciliane, che sostengono costi importanti per raggiungere le grandi fiere nazionali, la possibilità di partecipare a casa propria: chi non può permettersi di andare a Cibus a Parma potrà avere le stesse opportunità in un Cibus dedicato alla Sicilia”.
C’è un evento che sogna di portare?
“L’Eicma (l’esposizione internazionale delle due ruote, ndr), ma è molto difficile. Gli appassionati di motori sono tantissimi e sarebbe una grande ricchezza per il territorio”.
E con Etna Comics, ormai un appuntamento imperdibile per il territorio, c’è qualche progetto?
“Siamo in dialogo e ci sono interlocuzioni in corso, ma al momento non c’è ancora nulla di definito. Parliamo di un evento molto importante, in continua crescita, e la disponibilità degli spazi è ormai un tema concreto. Con Sicilia Game Expo abbiamo già sperimentato con successo un format capace di richiamare un pubblico ampio e trasversale”.
Come vede SiciliaFiera tra cinque anni?
“Posizionata in modo totalmente diverso, con un dialogo più forte con il sud Italia e con il sud del mondo: più aperto con l’Africa, con il Camerun. C’è un lavoro di relazioni internazionali, anche con gli ambasciatori. Un ministro del Camerun ci ha chiamati per far partecipare aziende e rappresentanti istituzionali, portare i loro prodotti e incontrare aziende italiane. Io non posso pensare di dialogare con Germania o Belgio: devo guardare ciò che ho attorno”.
Qual è il limite principale che frena la fieristica siciliana?
“Viviamo l’insularità e ne siamo penalizzati: arrivare da noi costa sempre di più che arrivare a Roma, Bologna, Milano, Parma. Negli ultimi tempi c’è anche diffidenza per via dell’emergenza cenere dell’Etna. Qualcuno ci ha detto no all’ultimo minuto per paura di arrivare in Sicilia e non poter tornare. Su questo tema serve urgentemente una soluzione strutturale”.

