Hikikomori, l’alienazione moderna “avvantaggiata” dalla pandemia - QdS

Hikikomori, l’alienazione moderna “avvantaggiata” dalla pandemia

Francesco Sanfilippo

Hikikomori, l’alienazione moderna “avvantaggiata” dalla pandemia

giovedì 28 Ottobre 2021 - 02:15

Professionisti a confronto sul tema in un convegno all’Istituto “Regina Margherita” di Palermo. Il fenomeno di origine giapponese è sempre più diffuso in Italia: complici Covid e isolamento

PALERMO – La depressione nei giovani, il senso di solitudine che i social network non alleviano, ma acuiscono, le insoddisfazioni personali e lavorative di fronte a modelli da seguire sono, oggi, fenomeni comuni spesso sottovalutati da tutte la società, Istituzioni comprese. A ciò, vanno aggiunti la fragilità caratteriale e strumenti moderni di alienazione come i videogiochi che possono portare a fenomeni patologici in ambito psicologico.

La prevenzione assume un’importanza decisiva per individuare e per recuperare persone in disagio psicologico, prima che questo si cronicizzi. Tuttavia, come agire quando si presentano fenomeni nuovi che si sovrappongono a contesti patologici già conosciuti? Come combattere patologie psicologiche nuove in tempi di pandemia come questo? Domande che sorgono spontanee quando si assiste a convegni che descrivono situazioni e contesti preoccupanti, analizzando l’emergere di fenomeni nuovi qual è quello degli Hikikomori.

Il convegno, promosso dall’Associazione Afipres, dedicata alla prevenzione dei suicidi e tenutosi presso l’Istituto di Scienze umane, Linguistico, socio-economico, coreutico e musicale “Regina Margherita “ di Palermo intitolato “Hikikomori e salute mentale”, ha trattato questo tema, finora poco conosciuto nelle scuole. Il termine è giapponese e significa stare in disparte, indicando un fenomeno presente in Giappone e Sud Corea fin dagli anni 80 del secolo scorso.

Si tratta di persone, prevalentemente ragazzi e giovani uomini, dai 13 ai 40 anni che si isolano progressivamente dal mondo esterno inclusa la propria famiglia, fino a divenire veri e propri moderni eremiti in casa propria. L’isolamento è tale da portare in alcuni casi a scontri violenti fino al suicidio.

Il fenomeno si va diffondendo anche nei Paesi occidentali e l’Italia non fa eccezione, essendo state identificate 100 mila persone affette da questa patologia. Tuttavia, non si hanno ancora dati regionali, perché gli studi sono iniziati poco prima della pandemia che l’ha pure rafforzata con le restrizioni finora adottate, accentuando l’isolamento degli individui.

Infatti, il Covid e le misure prese per contrastarlo hanno danneggiato le relazioni affettive, sommandosi ai cambiamenti nel mondo del lavoro che hanno favorito il telelavoro e che hanno determinato ancora più incertezze tra i precari. L’isolamento, quindi, potrebbe divenire un aspetto della nostra vita nei prossimi anni.

Non solo, ma già sono emersi da studi condotti su campioni della popolazione, che indicherebbero l’emergere della “Pandemic fatigue” (stanchezza da pandemia). Si tratterebbe di una crescente demotivazione nel mettere in atto i comportamenti protettivi raccomandati per la tutela della salute dei singoli e delle comunità.

Tuttavia, si specifica che il comportamento di un Hikikomori, che in Italia risulta essere meno isolante di quello giapponese per la diversa realtà sociale, può preludere a dipendenze quali la ludopatia.

Secondo il docente di Lettere e di Histoire Esabac dell’Istituto, il professore Ferdinando Siringo, il fenomeno è favorito, poi, tra i giovani a causa dell’assenza di reti integrate tra Asp, scuole e realtà sociali cui solo ora si sta provvedendo a creare.

D’altronde, il ministero dell’Istruzione sta elaborando in questi mesi delle linee guida per combattere questo fenomeno nelle scuole.

Al momento, secondo la relatrice Viviana Cutaia, psicologa dell’Asp 6, l’obiettivo è di recuperare gli Hikikomori rafforzandone gradualmente l’autostima e motivandoli a trovare uno scopo, così da combatterne la sfiducia verso se stessi e reinserirli nella società.

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