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I cittadini non siano schiavi dei burocrati

I cittadini non siano schiavi dei burocrati

È dovere dei cittadini di ribellarsi al potere della Pubblica amministrazione e a quelle parti politiche che impongono leggi inique

Fin dal 1861, quando si formò lo Stato italiano, vennero subito a galla le prepotenze dei più forti nei confronti di più deboli. Non solo, ma si sovvertirono le condizioni delle popolazioni: il Sud, col regno dei Borbone, era ricco e quello di Napoli era il più importante porto commerciale d’Europa; il regno di Sardegna, di cui faceva parte il Piemonte, invece, era debole, i suoi titoli pubblici si erano molto svalutati e Cavour non sapeva come fare per risolvere il problema finanziario. Cosicché, con l’aiuto della massoneria inglese inventò il progetto di riunire l’Italia e quindi la parola “Risorgimento“.

Da quel momento le ricchezze del Sud trasmigrarono al Nord, il quale divenne la parte più ricca del Paese, trasformando il Mezzogiorno nella parte povera. Da lì la famosa “Questione meridionale”, sulla quale si sono scritti centinaia, forse migliaia, di volumi senza approdare ad alcuna soluzione perché essa è ancora attuale.

In questo quadro, quale parte hanno avuto le popolazioni? Quasi nessuna, perché la gente è stata sempre tenuta soggiogata in uno stato di bisogno, per cui le libertà erano ristrette, mentre le prepotenze dei gruppi di potere succhiavano le ricchezze a proprio favore.

Democrazia in crisi e “Minocrazia”: quando i cittadini smettono di votare

In questi giorni ha scritto, come sempre, un bell’articolo Sabino Cassese, pubblicato sul Corriere della Sera, nel quale fa presente che dal 1861 al 1946, quando si stabilirono le elezioni a suffragio universale, vi fu la grande svolta con l’inizio della Democrazia. Ma da allora a oggi, in ottant’anni, la Democrazia ha avuto un crollo perché i cittadini, disillusi, non vanno più a votare e non sentono più di avere quel peso che determina la politica nazionale. Per cui si è realizzata una situazione che noi abbiamo definito “Minocrazia”, cioè una falsa Democrazia poiché vi è la maggioranza della minoranza che governa, smentendo l’assunto che il potere risiede nel Popolo.

Ancor più grave in questo quadro è il continuo prevalere della burocrazia sui cittadini, i quali avvertono di essere in condizione di inferiorità rispetto a questo “mostro”. Ma, nonostante le ottime leggi che li tutelano, di fatto non sono in condizione di fronteggiare le prevaricazioni e le prepotenze della stessa.

Ribellione civile e ignoranza dilagante: la sfida dei cittadini alla burocrazia

Non vi sarà una svolta rispetto a questo stato di cose se non saranno gli stessi cittadini a imboccarla. Come? Ribellandosi continuamente e costantemente a tutte le prevaricazioni della stessa burocrazia, la quale si tutela facendo approvare dal Parlamento leggi cavillose, incomprensibili, intricate, che le consentono di applicare metodi coercitivi nei confronti della gente, approfittando anche di un altro fatto che noi più volte abbiamo identificato.

Di che si tratta? Dell’ignoranza dilagante fra i cittadini, i quali pensano agli svaghi e ai divertimenti – come accadeva ai tempi dei romani – e non a far valere il principio democratico secondo cui il potere risiede nel Popolo.

Infatti, si tratta solo di una teoria perché oggi, in pratica, il potere risiede nelle lobby e in tanti altri gruppi che lo esercitano, fra cui quello di chi produce e vende armi e farmaci o di chi detiene le masse finanziarie o, ancora, di chi si muove in un settore divenuto sensibilissimo che è quello dell’energia.

Lo scenario che vi delineiamo, come facciamo da decenni, non è positivo, ma noi abbiamo il dovere, per la nostra lunga attività in cui abbiamo svolto questo lavoro (che dura da quarantasette anni), di dire le cose come stanno, anche se non gradite al “manovratore”.

Non ci facciamo illusioni che i nostri scritti portino a un qualche cambiamento, però, quantomeno, resta traccia di chi, contrariamente ad altri, cerca di riportare i fatti, a prova di smentita.

Ribadiamo quindi con forza il dovere dei cittadini di ribellarsi al potere della Pubblica amministrazione e a quelle parti politiche che impongono leggi inique, in quanto non tengono conto dell’interesse generale. Sono proprio gli interessi particolari che continuano a prevalere anche quando dovrebbero essere combattuti; combattuti proprio dal Popolo stesso.

Ma esiste il Popolo? Esiste la gente che ha voglia di occuparsi della Cosa pubblica? Non sappiamo. Sicuramente vi sono molte persone di buona volontà che lavorano per tutti. Ma saranno abbastanza?