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“I Nemici della Giustizia”, quando la magistratura non difende i cittadini

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“I Nemici della Giustizia”, quando la magistratura non difende i cittadini

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domenica 05 Dicembre 2021 - 19:38

Due magistrature "parallele" non sono apparentemente in contrasto, ma lo sono indubbiamente nella finalità ultima della giustizia. Ecco cosa fa crescere la sfiducia nei confronti delle istituzioni

Magistratura costituzionale e magistratura allineata, criminalità, politica, ruolo attivo del cittadino nel ripristino di una giustizia compromessa dalle connivenze e dalla sete di potere: questi i temi emersi in occasione della presentazione del volume “I Nemici della Giustizia” scritto dal giornalista Saverio Lodato e dal magistrato Nino Di Matteo, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo, unico magistrato indipendente nel Consiglio superiore della magistratura, eletto al CSM nel 2019, indiscusso protagonista della lotta alla mafia

Il caso italiano

La presentazione si è tenuta lo scorso primo dicembre presso il cinema “Rouge et Noir” di Palermo, nel mirino temi forti come l’ingiusto attacco contro i magistrati che hanno saputo esercitare il controllo di legalità anche sul potere finanziario e politico, la sfiducia nella magistratura come istituzione, il caso italiano, come un caso unico nei termini di presenza mafiosa.

“L’Italia è davvero una nazione con delle peculiarità tutte da studiare – precisa Saverio Lodato –. Due elementi sono da considerarsi preminenti. Il primo: dalla Liberazione a oggi sono stati assassinati 28 magistrati dai vari terrorismi. Per fare un paragone, solo due in Francia. Inoltre, a oggi, non esiste una sola regione che non faccia registrare la presenza di organizzazioni mafiose, anche l’Emilia Romagna, storicamente immune dal fenomeno”.

La sfiducia nei confronti della magistratura

Criminalità, omicidi, mafie, indifferenza, politica nel suo rapporto con la magistratura, sfiducia collettiva verso la magistratura: elementi che destrutturano la società e che è necessario attenzionare in vista di un’Italia senza più opportunismi, più libera e giusta.

“Dopo i recenti, gravi scandali, la fiducia nella magistratura come istituzione è stata fortemente compromessa – commenta dal canto suo Anna Petrozzi, giornalista -, tanto da imporre un’ampia riflessione sullo stesso Consiglio superiore della magistratura e sui rapporti di potere. Dobbiamo oggi chiederci, e il merito di Di Matteo è di operare in tal senso, se, e come, sia ancora possibile recuperare la fiducia dei cittadini nella magistratura, alla luce di fatti gravi come i rapporti distorti con la politica, i pericoli per l’indipendenza della magistratura, lo strapotere del partito degli avvocati in Parlamento. Il problema scottante è la sfiducia nella magistratura. Ed è una realtà, ma esiste una mancanza di coscienza collettiva di interdipendenza delle azioni, a tutti i livelli: infatti, se qualcuno si approfitta di un vantaggio sociale, questo intacca la società nel suo complesso.

E’ necessario non perdere di vista quanto segue: se oggi ottengo un favore politico, e poi il magistrato indaga, almeno quella parte della magistratura che funziona, percepirò il magistrato come un nemico, ma ciò non farà altro che contrastare la finalità ultima, quella del ripristino della giustizia e della credibilità stessa della magistratura. Non bisogna cercare un capro espiatorio per coprire i nostri difetti, ecco che l’atto di coraggio del libro è scoprire la verità che ci rende liberi, ma che è anche costosa. Ognuno deve fare la sua parte, come disse Giovanni Falcone, non guardiamo allo Stato come qualcosa di esterno: la buona notizia è che non siamo soli, già Di Matteo e Lodato infondono una speranza poiché, nonostante le tempeste, se uno resta attaccato ai propri principi tutto andrà bene. Muoviamoci quindi dalla critica della magistratura al compito arduo, ma essenziale, di fare ciascuno la propria parte, magistratura compresa, almeno quella parte che non obbedisce a oggi alle regole della giustizia civile”.

Una parte fondamentale svolta dai cittadini, quindi, nel contrasto a tutta quella parte della magistratura omologata che, di fatto, rema contro la finalità ultima di una giustizia che sia davvero tale, a esclusivo beneficio della legalità. 

Le due magistrature “parallele”

“Il problema centrale della giustizia italiana – spiega Roberto Scarpinato, attuale procuratore generale presso la Corte d’Appello di Palermo – è che esistono due magistrature: una omologata al sistema, sensibile alle convenienze di parte, e una costituzionale, che viene considerata eversiva, e che, di fatto, indaga gli intoccabili. Assistiamo al tentativo di delegittimare i magistrati non omologati, ricordo in tal senso l’appellativo di sceriffo attribuito al giudice Giovanni Falcone, con poteri che spetterebbero alla polizia. Come esempio della connivenza tra parte della magistratura e politica per evitare la legalità basti solo pensare alla nomina di Antonio Meli a capo dell’Ufficio istruzione di Palermo, scelta che di fatto escluse Falcone, solo per evitare che lo stesso indagasse”.

E mentre nella sala palermitana riecheggia il monito di Scarpinato ai cittadini per una lotta a difesa della Costituzione, una lotta congiunta con la parte residua della magistratura costituzionale, un sospiro di stima e un applauso scrosciante pervadono la sala, mentre si accresce la coscienza per una giustizia ancora lungi dall’essere completamente raggiunta e per un male interno al sistema che solo le buone azioni comuni potranno debellare.

Angela Ganci

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