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I nemici di Israele: Hamas, Hezbollah, Iran

I nemici di Israele: Hamas, Hezbollah, Iran
Foto da Adnkronos

Una precisa strategia

Appare chiaro, dopo anni di guerre, che Israele è deciso a fare piazza pulita di tutti i suo nemici: Hamas, Hezbollah e Iran, che hanno l’obiettivo di cancellare quel Paese, fondato nel 1948 da Ben Gurion, cacciando gli/le abitanti dell’epoca, i/le palestinesi.
è chiaro che quel territorio ormai appartiene agli ebrei di Israele e su questo non c’è dubbio. Il fatto che si sia sentito minacciato in ottant’anni, e continua a sentirsi minacciato, nonostante in questi otto decenni non sia capitato nulla di gravissimo – almeno fino al 7 ottobre 2023 – non significa che quei dieci milioni di abitanti siano sempre stati sotto una minaccia costante dal Mediterraneo fino al Libano e all’Iran.

Gaza e Libano: ruolo dei gruppi terroristici

Bisogna subito mettere in chiaro che la popolazione di Gaza e quella libanese non hanno alcuna responsabilità delle terribili vicende in corso, mentre vi è una precisa responsabilità dei gruppi terroristici che si erano insediati nella Striscia di Gaza (Hamas) e nel Libano (Hezbollah). Questi gruppi sono stati costantemente sostenuti e armati dall’Iran, che è il mandante di quanto accade.

Strategia militare Israele e Stati Uniti

Cosicché, vi dev’essere stato un patto fra Israele e gli Usa di Trump per sferrare un attacco decisivo nei confronti dei tre storici nemici. Nella prima fase è stato debellato il gruppo di Hamas, tanto che dalla Striscia di Gaza Israele non è più minacciato, in quanto una parte è ancora occupata dal suo esercito e nell’altra è arrivato il Board of Peace, vale a dire un’organizzazione privata gestita da Trump, che si è assunto il privilegio di ricostruire tutto quel territorio.
Dopo di che, Israele ha puntato la sua attenzione sull’altro gruppo terroristico, quello degli Hezbollah, insediati in Libano.

Hezbollah in Libano e operazioni militari

L’attuale governo di quel Paese è estremamente debole e non è in condizione di controllare i terroristi, per cui è intervenuta l’armata israeliana, con l’occupazione del Sud e la distruzione sistematica dei siti cardine dell’azione del “Partito di Dio” all’interno della capitale Beirut e in altri luoghi.
Il crollo di quel palazzo di dieci piani, avvenuto negli scorsi giorni, è stato motivato dal fatto che (ma l’informazione non può essere verificata) nei sotterranei vi fossero risorse finanziarie stimate in molti milioni di dollari.

Con l’azione descritta si dovrebbe essere chiuso un rubinetto finanziario col quale i terroristi acquistavano armi e materiale per sostenere le proprie azioni.

Iran e guerra in Medio Oriente: escalation militare

E quindi l’attenzione di Israele si è rivolta all’Iran, ma quello era un bersaglio troppo grosso per il piccolo Paese ebraico, cosicché è intervenuta l’armata americana, che ha cominciato a bombardare senza sosta il territorio iraniano.
Quello che più conta è evidenziare come i servizi segreti siano riusciti a individuare i vertici di quel Paese e a uccidere (non si sa bene come) la guida suprema, Ali Khamenei, di 87 anni. Sembra che anche il figlio, eletto guida suprema, Mojtaba Khamenei, di 56 anni, sia sparito dall’orizzonte. Inoltre, sono stati decapitati i vertici del Consiglio di sicurezza e dei Basij (le forze paramilitari), rispettivamente Ali Larijani e Gholamreza Soleimani.

Quindi, l’azione di Israele è capillare e sotterranea perché cerca di depotenziare le strutture difensive e offensive dell’Iran. Ovviamente, questa azione sistematica e drammatica per le popolazioni, non potrà decapitare tutti i vertici, tuttavia, li indebolirà in modo notevole.

Crisi energetica e stretto di Hormuz

I riflessi dell’azione statunitense contro l’Iran, però, vengono pagati da tutti quei Paesi arabi rivieraschi ove sono insediate le basi americane, perché, ovviamente, Teheran ha cercato, cerca e cercherà di colpirle sistematicamente.
Non solo, ma questa guerra sta creando enormi problemi anche all’Occidente perché il blocco sostanziale dello stretto di Hormuz sta impedendo i normali rifornimenti di petrolio e gas, il che sta comportando un rallentamento della manifattura e un aumento dei prezzi al consumo, in quanto il prezzo del petrolio tende a oltre 110 dollari al barile e quello del gas a circa 70 euro per megawattora.

Europa e politica energetica: le criticità

Di fronte a questo scenario, l’Europa ha dimostrato la sua fragilità perché in questi tre decenni non ha messo in campo una vera politica energetica. Visto che il territorio europeo produce poco petrolio e gas, l’alternativa sarebbe dovuta essere l’energia rinnovabile. Ma di questo vi scriveremo successivamente.