Ritengo fondamentale stimolare il ritorno al pensiero strategico nelle persone e nelle organizzazioni, attraverso la riscoperta delle intime relazioni tra strategia, organizzazione e psicologia e la riaffermazione degli scopi e valori fondamentali dell’imprenditorialità, per stimolare un nuovo coraggio imprenditoriale, una più forte ed entusiasta coesione e una più forte e orgogliosa consapevolezza del proprio ruolo civile, basato su una solida concezione dell’impresa e dei suoi fini e su un approccio problematico e culturalmente ampio che è l’unico adatto a penetrarne l’intima complessità.
Strategia, organizzazione e psicologia: le fondamenta delle buone pratiche imprenditoriali
Credo che le buone pratiche sappiano fondere questi elementi (strategia, organizzazione, psicologia) e valgano per ogni tipo di organizzazione pubblica e privata. Tutte le organizzazioni vi possono, infatti, trovare la via per risintonizzarsi con le proprie finalità più profonde e per farle diventare “patrimonio comune”, proprio di qualsiasi tipo di società e cultura del fare e del pensare.
In questo modo occorre ripensare, strategicamente, le nostre imprese e – più in generale – i nostri tempi, per “abbandonare una concezione economica fine a se stessa che si è cacciata in un vicolo cieco e senza speranza, per ricostruire un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e culturale”, riprendendo e aggiornando tanti esempi, stimoli, insegnamenti dei quali la nostra storia è così ricca, risalendo, in una sintesi di teoria e pratica, pensiero e azione, ai tempi passati, per scrutare e indirizzare quelli futuri (che poi è in sé l’essenza vera della strategia).
Incertezza globale e sfide geopolitiche: perché il pensiero strategico è più urgente che mai
Viviamo un momento storico che ha visto aumentare il livello di incertezza e che richiede, con maggior intensità, uno sforzo di pensiero costruttivo. Il contesto economico e civile, lo scenario geopolitico internazionale, la crisi ambientale e le sfide tecnologiche e sociali si sono molto complicati. Mentre il mondo corre al riarmo, i destini di intere nazioni, che già soffrono l’incredibile tragedia della guerra, dipendono dalle decisioni di leader che non mostrano alcun rispetto umano né coerenza etica e intellettuale e mentre il ritorno a nazionalismi e allo spirito bellico si fa concreto e visibile, esso si aggiunge alle altre grandi sfide (energia, clima, tutela dell’ambiente) che sono, per loro natura, globali ma si scontrano con questa sempre più tragica frantumazione del mondo. Il rischio di abbandonarsi allo scoramento è reale e comprensibile ma è un lusso che non possiamo permetterci.
Benedetto Cotrugli e la tradizione imprenditoriale italiana: un’eredità da riscoprire
L’impresa viene riscoperta, sulla scorta di una lunga tradizione eminentemente italiana e che risale alle antiche origini del pensiero strategico, come straordinario strumento strategico e operativo per lo sviluppo collettivo, che il mercante raguseo Benedetto Cotrugli, operante a Napoli, nel 1458, già definiva “arte overo disciplina intra persone legiptime, iustamente ordinata in cose mercantili, per la conservatione de la humana generatione, con isperanza niente di meno di guadagno”, fornendo la più bella definizione di impresa che sia ad oggi mai stata scritta, e sintetizzando lo spirito dell’”impresa toscana, lombarda, genovese, veneziana, quando l’imprenditoria italiana era ai vertici mondiali e insieme creava modelli di città, di benessere serio, di convivenza civile”, che è sopravvissuto nella scuola italiana di economia aziendale e in tante storie d’impresa virtuose, che arricchiscono ed onorano il nostro Paese.
Centralità dell’uomo e cultura del fare: rifondare il modello di civiltà imprenditoriale
È questa concezione che alimenta la cultura del fare per rifondare il nostro modello di civiltà sulla centralità dell’uomo e sul suo rispetto, e quindi su un pensiero strategico che prenda le mosse da questa visione del mondo per orientare vari livelli di pensiero e azione a questo scopo profondo. Per alimentare, nei nostri tempi, un pensiero strategico “come se fossimo” (ma anche per ritornare a essere) in un mondo civile.

