Roma, 3 mar. (askanews) – Confagricoltura Rovigo parteciperà venerdì 6 marzo, insieme ad altre associazioni sindacali, alla riunione convocata dal Comune di Pontelongo (Padova) per fare il punto sulla chiusura temporanea, per la stagione 2026, dello storico zuccherificio. E il giorno prima è previsto un altro incontro indetto dalla Regione Veneto per parlare della crisi.
Negli ultimi anni la coltivazione della barbabietola da zucchero ha subito colpi durissimi tra fitopatie e cambiamenti climatici. In Veneto le superfici investite, nell’ultimo decennio, sono scese da 12 mila a poco più di 5 mila ettari. Rovigo rimane la capofila regionale, attestandosi a poco più di 2 mila ettari, seguita da Venezia e Padova.
“La chiusura dello stabilimento di Pontelongo ci preoccupa – dice Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo – È vero che la vicinanza all’altro zuccherificio italiano rimasto, cioè quello di Minerbio nel Bolognese, dovrebbe garantire il ritiro delle barbabietole del territorio per la stagione 2026. C’è però il rischio che l’impianto, dovendo assorbire il prodotto di circa 19 mila ettari di barbabietole dal Veneto all’Emilia Romagna e alla Lombardia, subisca un appesantimento che porterà a una campagna particolarmente lunga, anche fino a 90 giorni. Di qui le problematiche che potrebbero presentarsi: autunno piovoso con raccolta difficile, calo della polarizzazione delle barbabietole e quindi del valore, maggiori costi di trasporto. Con pesanti contraccolpi su redditività, programmazione, investimenti e fiducia degli agricoltori”.
Nei giorni scorsi l’assessore regionale all’agricoltura Dario Bond ha dichiarato che verranno inseriti nel bilancio della Regione 600mila euro a sostegno della bieticoltura regionale, un fondo che si tradurrà in un contributo per ettaro coltivato di 120-140 euro nella formula dell’aiuto de minimis. “I contributi pubblici sono importanti per sostenere il settore in un momento così critico – sottolinea Ballani – ma non bastano. C’è bisogno di scelte e investimenti importanti per salvaguardare una filiera storica e strategica per il territorio polesano e veneto. È auspicabile, innanzitutto, che si individuino tutte le soluzioni possibili affinché si possa quanto prima tornare quanto prima all’apertura dello zuccherificio di Pontelongo. In seconda battuta abbiamo l’urgenza di investire in ricerca, per disporre di nuove varietà e di prodotti efficaci per la difesa fitosanitaria. Il problema principale, infatti, non è quello dei prezzi pagati agli agricoltori, che per la campagna 2026 sono abbastanza buoni, ma è costituito dal forte calo delle rese, imputabile a fattori climatici e a problemi fitosanitari”.

