Il 95% dei server pubblici non è sicuro - QdS

Il 95% dei server pubblici non è sicuro

Carlo Alberto Tregua

Il 95% dei server pubblici non è sicuro

giovedì 05 Agosto 2021 - 00:00

Grave deficienza dei Governi

Lo scandalo che ha colpito la Regione Lazio – nel cui server pubblico si sono intrufolati gli hackers, forse dalla Germania o dalla Russia, attraverso un terminale di un dipendente di Frosinone, che lavorava in smart working – è di una gravità eccezionale, perché dimostra l’incompetenza e l’incapacità dei Governi e delle subordinate Pubbliche amministrazioni a operare in modo tale da assicurare la sicurezza di quel patrimonio immenso che sono i dati e le informazioni.
Secondo il censimento di AgId, il 95% dei server pubblici non è sicuro, il che significa che siamo in balìa di chiunque voglia entrare nel sistema Italia e, non solo danneggiare le banche dati ma, molto peggio, prelevare le informazioni.
Come è ormai noto, ma non a tutti, i dati e le informazioni costituiscono oggi il bene più prezioso che vi sia al mondo. Si tratta di un bene economico sfruttabile che supera per valore quello del petrolio e di altre energie.
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Come è possibile che i Governi e le Pubbliche amministrazioni sottostanti non si siano preoccupati di mettere in sicurezza i sistemi pubblici? La risposta è nei fatti. Si tratta di comportamenti irresponsabili, uniti ad una sciatteria che è la componente principale di chi amministra il nostro Paese a tutti i livelli.
Ci diceva il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia – venuto al nostro Forum del 27 luglio scorso – che la situazione al riguardo è veramente grave perché gli ottomila Comuni, le venti Regioni e le due Province Autonome e tutto l’apparato dello Stato, in questi venti anni di sviluppo dell’informatica e della digitalizzazione (scarsa) sono andati ognuno per conto proprio, acquistando software e spendendo miliardi (complessivamente), che non si parlano. Con la conseguenza che ora, per metterli d’accordo, ci vorranno altri miliardi e anni necessari per la compatibilità fra i diversi software.
è un esempio di mala amministrazione e di cattiva gestione della Cosa pubblica, ovviamente conseguente alla incompetenza di ministri e sottosegretari e alla azione nefasta di dirigenti pubblici che hanno vilipeso la Carta costituzionale di menticandosi l’art. 54: “…hanno il dovere di adempierle (le funzioni pubbliche, ndr) con disciplina e onore…”.
La questione che poniamo è di estrema rilevanza, in quanto il grave vulnus del sistema informatico nazionale e locale non è risolvibile in breve tempo. Comunque, bisogna cercare di darvi soluzione in mesi e non in anni perché non è più possibile che una Regione come il Lazio si blocchi per una settimana e non sia in grado di effettuare il servizio, perché gli hackers l’hanno imprigionata.
La domanda che sorge è: ma questo Governo e questa Pubblica amministrazione (ripetiamo, a tutti i livelli), sono in condizione di risolvere il gravissimo problema?
Non ci sembra, non tanto perché manchino le competenze ed eventualmente la volontà, quanto perché non vi è la necessaria organizzazione mediante la quale tutti concorrono in tempi brevissimi a risolvere il problema.
E poi mancano (lo ripetiamo per l’ennesima volta) i valori etici di responsabilità e merito, indispensabili per premiare chi fa bene e penalizzare chi fa male.
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Non sappiamo se questo Governo, che dispone di questa pessima Pubblica amministrazione, sarà in condizione di spendere in tempi europei le somme (circa 200 miliardi stanziati dall’Ue per il Pnrr), se non approva decreti che taglino le tortuosità dei procedimenti, i relativi tempi e inseriscano sanzioni di tipo personale (fino al licenziamento) di quei dirigenti che non procedano a spendere tutto e bene, nei tempi più brevi possibili.
Anche questa volta è una questione di metodo e di regole. Se quest’ultime non sono efficienti non funziona niente; se non vi sono controlli rigorosi e continui per misurare l’avanzamento dei lavori in base a cronoprogrammi, non funziona niente.
Insomma, occorre una svolta che faccia cambiare la mentalità a chi deve esercitare, appunto, le funzioni pubbliche con disciplina e onore. Disciplina significa regole chiare, funzionali e certe. Onore significa rispetto dei principi etici prima indicati.
Aspettiamo di vedere se tutto quanto prima elencato trovi qualche rispondenza nell’azione del Governo, delle Giunte regionali e di quelle comunali.

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