Home » Askanews » Il capitale umano è il vero motore dell’AI, ma attenti a burnout

Il capitale umano è il vero motore dell’AI, ma attenti a burnout

Il capitale umano è il vero motore dell’AI, ma attenti a burnout

Lo studio “Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027” di Wellhub

Milano, 19 ott. (askanews) – I dipendenti italiani più competenti nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono anche tra quelli che affrontano le maggiori pressioni lavorative, creando un nuovo rischio di retention per le aziende. E’ quanto emerge dallo Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027, il quinto rapporto annuale di Wellhub basato su un’indagine che ha coinvolto oltre 5.000 lavoratori in 10 Paesi, inclusa l’Italia. Lo studio rileva che gli AI Pioneer (i dipendenti che hanno integrato l’AI come elemento centrale del proprio modo di lavorare) stanno vivendo trasformazioni inattese nel loro ruolo professionale. In Italia, il 34% degli AI Pioneer afferma che l’AI ha aumentato il carico di lavoro anziché ridurlo, mentre il 43% ritiene che l’intelligenza artificiale abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi. Inoltre, il 21% degli AI Adopter e il 19% degli AI Pioneer dichiara di sperimentare sintomi di burnout ogni giorno. I risultati mettono in luce un nuovo paradosso: una maggiore familiarità con l’AI può tradursi in più fiducia e resilienza, ma anche in nuove pressioni che le aziende dovranno affrontare man mano che questa tecnologia entrerà stabilmente nella quotidianità lavorativa.

L’adozione dell’AI non riguarda più semplicemente chi utilizza la tecnologia e chi no. I dati evidenziano una crescente distanza tra i dipendenti che hanno integrato l’AI nel proprio lavoro e quelli che stanno ancora cercando di orientarsi. Il rapporto identifica tre gruppi distinti in base al livello di AI Fluency (competenza nell’utilizzo dell’AI). Questo indicatore misura quanto i lavoratori utilizzino l’AI con sicurezza, continuità ed efficacia nel lavoro quotidiano, passando dalla semplice sperimentazione fino all’integrazione nei processi e al supporto ai colleghi. AI Pioneer (41%): l’AI è una componente centrale del loro lavoro. Supportano e formano i colleghi, registrano i livelli più elevati di sicurezza occupazionale, ma anche i più alti livelli di burnout quotidiano. AI Adopter (32%): utilizzano regolarmente l’AI, ma stanno ancora acquisendo piena fiducia nelle proprie competenze. AI Beginner (26%): non hanno ancora utilizzato strumenti di AI o li hanno solo sperimentati, spesso con un forte senso di incertezza e preoccupazione.

L’intelligenza artificiale avrebbe dovuto alleggerire il carico di lavoro. Tuttavia, per i dipendenti più esperti accade spesso il contrario: più una persona è competente nell’utilizzo dell’AI, più attività finiscono sulle sue spalle, incluse mansioni che non erano state previste. Il supporto aziendale fa la differenza nell’utilizzo dell’AI Se i lavoratori più avanzati nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono quelli che sperimentano le maggiori pressioni, sono anche quelli che percepiscono il più alto livello di supporto da parte dell’organizzazione. La sfida, però, è trasformare questo supporto in un approccio sistemico, capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di adozione dell’AI. I dati evidenziano infatti una forte correlazione tra familiarità con l’AI e qualità del sostegno ricevuto durante questa fase di trasformazione. Questo supporto parte da aspettative chiare sull’utilizzo dell’AI. I dati globali del report evidenziano come una policy efficace non è semplicemente un documento disponibile online, ma un insieme di linee guida e regole supportate da comunicazione e formazione continue. Eppure, il 34% dei lavoratori dichiara che la propria azienda non possiede una policy formale sull’AI. Tra gli AI Beginner questa quota sale al 44%, contro il 26% degli AI Pioneer. Tale differenza emerge anche nel rapporto con i manager: il 60% degli AI Pioneer afferma di ricevere un supporto attivo al proprio benessere da parte del responsabile diretto, rispetto al 31% dei Beginner. Questo potrebbe spiegare perché i primi riescano a mantenere livelli di benessere più alti nonostante una maggiore pressione legata all’AI.

La percezione di essere adeguatamente preparati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale è inoltre fortemente associata alla resilienza: l’87% dei lavoratori che si sente pronto a lavorare con l’AI dichiara di sapersi adattare ai cambiamenti e superare le difficoltà, contro il 45% di chi non si sente preparato. Nelle organizzazioni che dispongono di linee guida chiare e ben comunicate sull’uso dell’AI, il 77% dei dipendenti si considera resiliente e capace di adattarsi; la percentuale scende al 39% quando i lavoratori non sono nemmeno certi dell’esistenza di una policy aziendale.