Il centravanti di sfondamento - QdS

Il centravanti di sfondamento

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Il centravanti di sfondamento

Giovanni Pizzo  |
martedì 05 Luglio 2022 - 13:00

A Gianfranco Miccichè dicono di tutto da anni, sia nei campi avversi, e questo è normale, ma anche nel suo campo. Allusioni, provocazioni, offese sui suoi comportamenti privati

A Gianfranco Miccichè dicono di tutto da anni, sia nei campi avversi, e questo è normale, ma anche nel suo campo. Allusioni, provocazioni, offese sui suoi comportamenti privati. Tutto questo da quasi trent’anni. Certo lui non le manda a dire, non passa giorno che il Dio della politica manda in terra in cui stia zitto, non ne lascia passare una, e spesso provoca pure, senza un perché strumentale. Ma da trent’anni segna sempre, le squadre che capitana, a volte con magliette gloriose a volte sdrucite, giocano per lo scudetto. Come i grandi attaccanti davanti la porta delle elezioni è immarcabile. Come un centravanti di sfondamento vecchia maniera si prende i falli degli avversari e sgomita di brutto in area, ma in quel rettangolo, le elezioni, finora ha sempre segnato. Ora vuole ribadire uno status, quello di una nobile città decaduta, Palermo, che da troppo tempo arranca dietro alla seconda, seppur agguerrita, città dell’isola. La sua non è solo una disfida personale, ma etnica e culturale. Ora tocca a noi, dice ai quattro venti della politica isolana, l’oriente ha già avuto il suo tempo, ed il capoluogo vuole tornare Capitale.

La diatriba fra la parte araba dell’isola e quella greca è atavica e non comincia certo con Miccichè ma oggi è in discussione l’ultimo giro di giostra di una generazione in cui, nel bene e nel male, Miccichè ha sempre vestito la maglia numero nove, e vuole segnare l’ultimo gol per dire a tutti che lui è un José Altafini e non un Calloni qualunque. È la sua ultima partita, e la giocherà in area di rigore, ancora non sa se segnerà di testa o di stinco, o magari con un fallo di mano, come quel Dio del calcio che da solo fece fessa la sua amata Juventus.

Le squadre sono alle schermaglie iniziali e lui sta nascondendo la palla, in un gioco lento, in cui si bruciano le energie nervose dei giocatori meno avvezzi alla tensione. Poi nel caldo di agosto arriverà un lancio lungo in area, e lì, in un improvviso stop, finta e tiro si giocherà la partita.

Cosi è se vi pare.

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