Il cambiamento climatico in atto sta modificando in profondità l’equilibrio biologico anche della Sicilia. Inverni sempre più miti, estati più lunghe e ondate di calore ricorrenti hanno creato le condizioni ideali per l’insediamento stabile di quelle che, dal punto di vista biologico, sono considerate come specie aliene invasive. Queste sono accompagnate da patogeni vegetali e insetti fitofagi che fino a pochi decenni fa non avrebbero potuto sopravvivere nel Mediterraneo centrale. In questo scenario, Palermo è diventata un laboratorio a cielo aperto di ciò che sta accadendo all’intera regione. Punteruolo rosso. Paysandisia archon. Parassiti di ogni genere. Ma qual è la situazione in tutta l’Isola? E cosa rischia la vegetazione?
La farfalla killer minaccia la vegetazione di Palermo e Messina
Palermo, così come Messina, porta ancora i segni evidenti della devastazione prodotta dal punteruolo rosso, che in poco più di un decennio ha cambiato per sempre il volto di viali storici e giardini pubblici, cancellando quasi completamente le Phoenix canariensis e le palme presenti sulle vie dello shopping della città dello Stretto. Ma mentre quella ferita non è ancora rimarginata, una nuova minaccia si è affacciata silenziosamente sullo stesso palcoscenico: la Paysandisia archon, la cosiddetta “farfalla killer” proprio delle palme. Originaria del Sud America, arrivata nel Mediterraneo negli anni Novanta attraverso l’importazione di piante ornamentali dall’America Latina, la Paysandisia è stata segnalata in Sicilia già venti anni fa. Per lungo tempo è rimasta un problema marginale, confinato a pochi focolai isolati. Poi, pochi anni fa, ha colpito duramente le palme nane della Riserva di Monte Cofano, nel Trapanese, dimostrando una capacità distruttiva che fino ad allora era stata sottovalutata. Oggi alcuni esemplari sono stati avvistati anche a Palermo, con riscontri a Mondello e nel territorio di Partinico. La farfalla è stata trovata su esemplari del genere Chamaerops, le cosiddette palme nane. Non è escluso che stia attaccando anche le Arecastrum romanzoffianum, palme scelte per sostituire la palma delle Canarie dopo i danni prodotti dal punteruolo. La larva della Paysandisia scava gallerie profonde nel tronco per nutrirsi, compromettendo i tessuti vitali della pianta. Quando i sintomi diventano visibili – foglie spezzate, chiome asimmetriche, fori alla base del fusto – spesso è già troppo tardi per salvarla. A differenza del punteruolo rosso, però, la Paysandisia compie una sola generazione all’anno e produce bozzoli esterni visibili. L’insetto non è però classificato come organismo da quarantena e quindi non è soggetto a misure obbligatorie di eradicazione su vasta scala.
La Paysandisia si diffonde grazie all’innalzamento delle temperature
L’Osservatorio regionale è impegnato prevalentemente nel controllo del comparto vivaistico, mentre le palme presenti in giardini privati e alberature pubbliche restano in gran parte fuori da una sorveglianza capillare. È qui che si apre una falla strutturale nel sistema di difesa fitosanitaria, che ne compromette anche eventuali contromisure adottate dalla regione nel contrasto alla diffusione. Il caso della Paysandisia è emblematico di un fenomeno più ampio: l’innalzamento medio delle temperature facilitano la proliferazione proprio di queste specie. La Sicilia di oggi offre condizioni climatiche sempre più simili a quelle di aree subtropicali, trasformandosi in una piattaforma di atterraggio biologico per specie aliene invasive. Il punteruolo rosso, Rhynchophorus ferrugineus, resta il simbolo di questa trasformazione. Non è più un organismo da quarantena e il suo controllo è affidato alla gestione del verde e al settore vivaistico. Phoenix canariensis, Phoenix dactylifera e Washingtonia robusta le vittime preferite. Ma non è tutto.
Il pericolo per gli agrumi
Perché se il fronte delle palme racconta la fragilità del verde urbano, quello degli agrumi restituisce l’immagine di un comparto produttivo sotto pressione crescente. Qui la minaccia più concreta è rappresentata dall’Aleurocanthus spiniferus, noto come aleurodide spinoso o mosca bianca spinosa, un insetto da quarantena proveniente dall’Asia sud-orientale. Arrivato in Sicilia alcuni anni fa, ha ormai colonizzato agrumeti e alberature urbane, specie a Catania. Succhia la linfa delle piante e produce melata, una sostanza zuccherina che imbratta foglie e frutti e favorisce lo sviluppo della fumaggine, muffa nera che rende gli agrumi non commerciabili.
Gli altri virus
Tra gli altri virus, anche la Psylla dell’albero di Giuda produce melata che imbratta marciapiedi e automobili. La Galerucella dell’olmo provoca defogliazioni impressionanti, trasformando intere chiome in scheletri vegetali durante l’estate. La mosca bianca Singhiella simplex attacca i ficus, portando talvolta a spogliamenti quasi completi. L’Erwinia amylovora, agente del colpo di fuoco batterico, ha colpito anche nel Trapanese e in quel di Ribera, nella provincia agrigentina. Sullo sfondo incombe anche lo spettro della Xylella fastidiosa, il batterio che ha devastato gli oliveti pugliesi. In Sicilia non si registrano ancora casi accertati, ma la sorveglianza è massima. Un’altra minaccia è rappresentata dalla Toumeyella parvicornis, la cocciniglia tartaruga dei pini, che sta causando una strage nell’Italia centrale.
La formica di fuoco
Fuori dai campi e dai giardini, un’altra specie aliena sta alimentando allarme: la formica di fuoco, Solenopsis invicta. Originaria anche questa del Sud America, segnalata soprattutto nel Siracusano, è aggressiva, urticante per l’uomo e capace di danneggiare colture ed ecosistemi. La Regione ha a tal proposito lanciato una web app per le segnalazioni che possono essere effettuate direttamente dai cittadini. Il quadro che emerge nel 2025 è quello di una Sicilia esposta, permeabile, biologicamente vulnerabile. Il cambiamento climatico ha abbassato le difese naturali del territorio, mentre la globalizzazione dei commerci accelera l’ingresso di nuovi patogeni anche a bordo dei container provenienti da Asia e Sud America.
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