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Il dialogo contro il pensiero unico

Il dialogo contro il pensiero unico
Erri De Luca (foto imagoeconomica)

Erri De Luca escluso dal Festival di Salerno per le sue parole su sionismo e Gaza

Erri De Luca è uno scrittore amato e seguito. Queste sue caratteristiche personali hanno dato particolare risalto alla notizia della sua esclusione dal “Festival Salerno Letteratura”, manifestazione culturale di metà giugno. Lo scrittore era stato chiamato a tenere una prolusione in occasione dell’apertura del Festival, invece è stato esonerato. La motivazione di quella che, nella sostanza, è una vera e propria esclusione è stata indicata nel fatto che lo scrittore, in un’intervista concessa il 26 maggio all’Ansa, aveva rilasciato dichiarazioni che gli organizzatori del Festival hanno ritenuto non in linea con il loro pensiero. Gli argomenti su cui si è accesa la controversia sono l’essersi dichiarato sionista e aver sostenuto che a Gaza non si è consumato, malgrado l’alto numero di vittime, alcun genocidio. Dichiarazioni ritenute dagli Organizzatori in contrasto con la impostazione del Festival.

De Luca: “Sionismo non è sinonimo della politica del governo israeliano”

Lo scrittore, pur non sentendosi particolarmente toccato dall’esclusione, ha detto di restare estraneo allo spirito esageratamente protettivo di chi l’aveva allontanato, ma non ha perso occasione per chiarire il suo pensiero legato alla percezione originaria della purezza del significato di queste parole, che invece nell’uso comune, sotto la pressione di media schierati su proprie posizioni, assumono un significato diverso ed adulterato. Erri De Luca ha precisato che sionismo è divenuto nel linguaggio contaminato corrente, sinonimo della politica dell’attuale governo d’Israele. Invece, a suo avviso, questo termine è da riferire alla ideologia del movimento che si è impegnato ed ha operato affinché si realizzasse lo Stato di Israele. Quindi sionista è chiunque crede nel diritto di esistere dello Stato ebraico; sottolineando che questo pensiero non include alcun concetto di espansionismo.

Gaza, vittime civili e genocidio: quando un termine non può essere usato in senso estensivo

Egualmente, secondo il ragionamento di De Luca, non può parlarsi di genocidio ogni qualvolta un conflitto armato, che si combatte all’interno di centri abitati, produca un rilevante numero di vittime civili. Nello specifico a Gaza, sostiene il governo israeliano, la popolazione ha ricevuto continuamente ordini, che le chiedevano di spostarsi, rendendo le persone coinvolte profughi, nel tentativo di limitare il numero di vittime. Diversamente, nel caso di genocidio, non ci sarebbe stata questa costante attenzione di sgombrare il campo dai civili e non ci sarebbe stata la volontà di porli al riparo, di fornire loro, nei limiti del possibile, luce, acqua ed anche alimenti.

Ovviamente, questione diversa è che se – come si sostiene da più parti – una delle fazioni contendenti, cioè quella che si attribuisce il ruolo di difensore di quelle genti, le abbia in realtà usate, ogni volta che era possibile, come scudi umani, teorizzando che le morti dei civili erano un prezzo di sangue da pagare necessariamente per l’affermazione dei piani feroci e truculenti di Hamas.

Da Raqqa ad Aleppo: perché l’uso improprio delle parole distorce la realtà

L’uso improprio di questo termine, che necessariamente ricorda le vicende del secolo scorso volte alla totale eliminazione del Popolo ebraico, precisa lo scrittore, non può essere usato in maniera estensiva ed impropria, altrimenti sarebbero ulteriori casi di genocidio le battaglie di Raqqa, Mosul, Aleppo e Mariupol, dove i morti civili hanno raggiunto cifre esorbitanti da crisi umanitaria.

Il dialogo è ricchezza, il pensiero unico è carestia per l’intera umanità

Del resto concludendo, le parole altro non sono che il modo di pensare la realtà in cui viviamo, oltre ad essere, allo stesso tempo, il più importante e diretto dei modi di descrivere il mondo. Ogni parola ha un suo posto preciso nel linguaggio, grazie al quale entriamo in relazione con gli altri e se non avesse questa collocazione, sarebbe il caos attorno a noi e dentro di noi. Nell’esegesi ebraica più antica è detto che le parole hanno ciascuna un proprio peso e possono ferire come frecce o come carboni ardenti, ma che le parole possono anche guarire. La rispondenza delle parole al loro significato originario è un bene da difendere. In ogni caso non si deve mai escludere uno scrittore da un’occasione d’incontro tra intellettuali, ma si deve ascoltare qualunque siano le sue idee, anche per poterlo contraddire e dibattere. Il dialogo è ricchezza per tutti gli interlocutori, il pensiero unico è disgrazia e carestia per l’intera umanità.