Il gas algerino buono, il gas russo cattivo - QdS

Il gas algerino buono, il gas russo cattivo

Carlo Alberto Tregua

Il gas algerino buono, il gas russo cattivo

martedì 26 Luglio 2022 - 08:23

Rischio inverno al freddo

Lunedì 18 luglio il presidente del Consiglio, ancora nei pieni poteri, ed il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sono andati in Algeria per firmare numerosi contratti, fra cui uno riguardante l’aumento della fornitura del gas.

Televisioni, stampa e media sociali hanno esaltato questo gesto, sottolineando l’amicizia del Paese africano e la sua disponibilità a venire incontro alle necessità dell’Italia aumentando (ma non da subito) la quantità di gas inviato.

Plaudiamo a questa iniziativa perché quel che conta è aumentare le riserve di gas, per portarlo al 90 per cento del fabbisogno entro la fine di settembre. Ma è illusorio ritenere che l’Algeria possa sostituire il gas russo che arriva attraverso la linea Nord Stream.

In atto non vi sono altre possibilità per aumentare le forniture di gas, con la conseguenza che restiamo appesi a quello russo per almeno il 25 per cento del fabbisogno nazionale. Conseguenza di una dissennata politica energetica degli ultimi trent’anni.

I mezzi di informazione nazionali di ogni tipo hanno esaltato questo contratto e soprattutto la bontà del capo di Stato algerino, Abdelmadjid Tebboune.
È noto come in quel Paese vi sia una democrazia di tipo occidentale, per cui tale Capo di Stato viene riverito. Abbiamo scherzato: non è affatto vero. In quel Paese vi è una dittatura ferrea che tiene inchiodato il popolo secondo regole provenienti proprio da Tebboune.

Ora, non si capisce perché il dittatore algerino sia buono e il cosiddetto dittatore russo sia cattivo. Quanto meno in quella Federazione si svolgono le elezioni, anche se non sappiamo in quale misura esse siano condizionate e in quale altra misura vi sia un’effettiva libertà. Sappiamo solo che vi sono dei dissidenti che vengono messi in prigione.

Peraltro, lo stesso accade in Cina, ove Xi Jinping, il Capo di quell’immenso Paese che ha 1,4 miliardi di abitanti, ha fatto scrivere nella Costituzione appositamente approvata che i cinesi possono far tutto, tranne esercitare i cosiddetti diritti politici, dei quali si occupa esclusivamente il Partito comunista.

Eppure, in Cina si sono insediate migliaia, e forse più, di imprese italiane che lavorano benissimo e aumentano i loro fatturati; soprattutto le imprese del lusso, ma anche quelle metalmeccaniche delle auto, delle tecnologie avanzate e via elencando.

Non è passato per la testa ai vari governi italiani di interrompere questa importante collaborazione economica con un Paese in cui non vi è democrazia per Costituzione.

Per cui stride ancor di più questa differente posizione fra tre regimi dittatoriali, con uno dei quali vi è un aspro contrasto, mentre con gli altri due vi sono idilliaci rapporti di collaborazione.

Si dirà che Putin ha invaso l’Ucraina e che cerca di prendersi un territorio con le armi. Vero, però a fronte di questo atto, sicuramente deprecabile, bisogna leggere la storia dei secoli passati fino a oggi per capire se in qualche misura l’ex membro del Kgb possa avere qualche elemento a suo favore. Noi non siamo storici e lasciamo che la cosa venga chiarita da chi ha competenze in materia.

Nella vicenda ucraina, c’è da evidenziare che fin da agosto del 2021 i servizi segreti americani avevano avvertito il governo ucraino – il quale aveva girato le informazioni all’Europa – del movimento di truppe russe che si stavano ammassando lungo la frontiera con lo stesso Paese. Quindi l’avvertimento è partito otto mesi prima, ma nessuno dei protagonisti occidentali, Usa o Europa, l’ha preso sul serio.

Perché scriviamo questo? Per l’assenza di iniziative che dovevano prendere a suo tempo nei confronti del presidente russo al fine di evitare l’aggressione, come ad esempio contrattando la cessione di una porzione del territorio ucraino in maniera pacifica, evitando così a quel povero Paese una distruzione che viene stimata in settecento miliardi; Paese che faceva già fatica ad avvicinarsi ai parametri europei. Per cui, nonostante le belle parole della von der Leyen, l’Ucraina non potrà entrare in Europa per almeno i prossimi trent’anni.

Americani ed europei si sono comportati da padri di famiglia contro il popolo ucraino.

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