Roma, 1 apr. (askanews) – Il Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS è uno dei principali centri di riferimento della cardiologia interventistica in Italia e della ricerca correlata. L’esame cardine per individuare le lesioni responsabili di un infarto e pianificarne il trattamento è da decenni la coronarografia o angiografia coronarica. Questa procedura, spiega una nota, consente di visualizzare le arterie coronarie – i vasi che nutrono il cuore – mediante l’iniezione di un mezzo di contrasto radiografico al loro interno. Per eseguirla, il cardiologo introduce uno speciale catetere in un vaso arterioso – oggi sempre più spesso dall’arteria radiale del polso – e lo guida fino all’origine delle coronarie, nella radice dell’aorta. Da qui il mezzo di contrasto permette di evidenziare eventuali restringimenti o occlusioni dovuti alle placche aterosclerotiche; sulla base di questo, il cardiologo pianifica il trattamento di rivascolarizzazione.
Negli ultimi anni questa tecnica ha conosciuto un’evoluzione significativa grazie all’integrazione con sistemi di imaging intracoronarico, come l’OCT (Optical Coherence Tomography), attualmente la metodica che consente di osservare con il massimo livello di dettaglio la placca dall’interno del vaso.
In questo contesto, il Policlinico Gemelli si distingue come uno dei principali centri italiani per l’impiego dell’OCT, forte di una lunga esperienza clinica e di una rilevante produzione scientifica nel settore.
A rendere oggi ancora più avanzata e precisa questa tecnologia diagnostica è l’introduzione del software Ultreon 3.0, che ha ottenuto il marchio CE lo scorso 11 marzo. Si tratta del primo sistema disponibile in Europa in grado di utilizzare le immagini OCT per valutare sia la caduta di pressione lungo il vaso, sia le caratteristiche strutturali dell’ostruzione, supportando in modo concreto il clinico nella scelta e nel posizionamento ottimale dello stent, con l’obiettivo di massimizzare il miglioramento del flusso sanguigno.
La soluzione integra un pullback OCT della durata di un secondo, garantendo immagini a risoluzione superiore rispetto all’ultrasuono intravascolare (IVUS). Inoltre, consente di ridurre significativamente – fino ad azzerare in alcuni casi – l’utilizzo di mezzo di contrasto durante la procedura e introduce avanzate capacità predittive e insight basati sull’intelligenza artificiale per una valutazione ancora più accurata della lesione.
Questo progresso rappresenta un ulteriore passo avanti verso una cardiologia interventistica sempre più precisa, personalizzata e orientata ai risultati clinici.
“Coronarografia e angioplastica sono state storicamente basate sulle immagini angiografiche, che però hanno una capacità di risoluzione limitata – spiega il professor Francesco Burzotta, Professore Ordinario di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Cardiologia del Policlinico Gemelli -. Per migliorare la precisione delle decisioni terapeutiche utilizziamo oggi due approcci complementari: lo studio funzionale delle coronarie attraverso la FFR (Fractional Flow Reserve), che misura quanto una placca ostacola il flusso di sangue, e le tecniche di imaging intracoronarico come l’OCT, che permettono di visualizzare l’arteria dall’interno”. Il Gemelli è da anni leader internazionale nell’utilizzo di FFR e OCT, sia sul piano clinico sia su quello scientifico, con numerose pubblicazioni che hanno contribuito a definire le strategie più avanzate nella gestione della cardiopatia ischemica.
Ma si può sempre migliorare. Il nuovo software Ultreon 3.0 di Abbott, una piattaforma di imaging di OCT di nuova generazione, basata sull’intelligenza artificiale (AI), in grado di fornire ai medici informazioni cliniche fruibili in tempo reale, rappresenta un ulteriore passo avanti. Grazie all’intelligenza artificiale, il sistema analizza automaticamente le immagini OCT permettendo di stimare il potenziale impatto funzionale. “La vera novità – spiega il professor Carlo Trani, docente di Cardiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC Interventistica Cardiologica e Diagnostica Invasiva di Fondazione Policlinico Gemelli – è che dall’immagine OCT il software riesce anche a derivare informazioni funzionali simili a quelle della FFR. Tradizionalmente, queste due informazioni richiedevano l’utilizzo di due cateteri diversi, con un aumento dei tempi procedurali e dei costi. La nuova tecnologia consente invece di integrare le due valutazioni partendo da un’unica acquisizione OCT, facilitando decisioni terapeutiche più rapide e personalizzate”.
“Non pensiamo che questa innovazione sostituirà completamente la FFR, la cui validità è supportata da numerosi studi clinici – precisa Burzotta – ma rappresenta certamente un’evoluzione molto attesa che apre ad una nuova fase nell’utilizzo dell’imaging intracoronarico”.
Le informazioni ottenute grazie al nuovo software hanno anche un impatto diretto sulla fase terapeutica. “Quando eseguiamo un’angioplastica e posizioniamo uno stent – una piccola protesi metallica che mantiene aperta l’arteria – dobbiamo assicurarci che si espanda perfettamente e nella posizione corretta – sottolinea Trani -. L’analisi avanzata dell’OCT ci consente di prevedere e ottimizzare il risultato, migliorando la precisione della procedura”.
“Man mano che i cardiologi continuano ad adottare l’OCT e ad allontanarsi dalle metodiche di imaging tradizionali come l’angiografia, le tecnologie emergenti diventano fondamentali per definire il miglior percorso di cura per il paziente. Grazie all’intelligenza artificiale, il software Ultreon 3.0 è in grado di rilevare automaticamente il calcio e il diametro dei vasi, integrando in un’unica piattaforma informazioni di imaging e di fisiologia e consentendo ai medici di posizionare gli stent esattamente dove sono necessari” – commenta Evelina Cerri, General Manager della divisione vascolare di Abbott in Italia.
La cardiopatia ischemica, spesso causata dallo sviluppo di placche aterosclerotiche nelle coronarie, resta una delle principali cause di mortalità. Comprendere la struttura biologica della placca e il suo impatto sul flusso sanguigno è fondamentale per decidere quando e come intervenire. L’OCT consente di studiare la placca con un livello di dettaglio paragonabile a una microscopia in vivo, mentre le valutazioni funzionali indicano quanto il restringimento comprometta l’apporto di ossigeno al cuore, soprattutto durante lo sforzo. “La possibilità di ottenere entrambe queste informazioni in pochi secondi – conclude Burzotta – ci permette di prendere decisioni terapeutiche ancora più precise e personalizzate, con l’obiettivo di migliorare gli esiti delle procedure di rivascolarizzazione e ridurre il rischio di eventi cardiovascolari”.
L’introduzione di Ultreon 3.0 consolida, dunque, il ruolo del Policlinico Gemelli come centro di eccellenza nella cardiologia interventistica, contribuendo allo sviluppo e alla diffusione delle tecnologie più avanzate per la cura delle malattie cardiovascolari.

