Dopo il successo del primo libro sulle burle tra giornalisti, in questo secondo volume l’orizzonte si allarga: non solo la ristretta cerchia delle stanze di un quotidiano o di un telegiornale, ma anche le sale stampa più istituzionali, i periodici di settore, i gruppi di inviati in missione in Italia e all’estero.
Due soci di penna e il racconto ironico delle redazioni
Due “soci di penna”, come scrive Giancarlo Governi nella prefazione, tra la Rai e il Messaggero, tra un vaticanista di lungo corso dall’apparenza seriosa, Filippo Anastasi, e il cronista versatile Umberto Cutolo, il disegno di un mondo ironico fino al sarcasmo, di una goliardia intelligente e perfino perfida ma tremendamente vivo e vivace.
Il mondo delle redazioni di carta e della vita in redazione
È il mondo della redazione, una comunità di parenti serpenti talora e di amici che facevano famiglia in tanti casi perché al giornale si viveva. Il mondo delle redazioni di carta, con il telefono fisso, le telescriventi era un mondo di persone che fisicamente condividevano uno spazio.
Giornalismo da remoto e memoria di un mestiere che non c’è più
Oggi sempre più le testate si compongono da remoto, giornalisti che non hanno più un corpo né una voce e questa agile pubblicazione testimonia l’atmosfera di qualcosa che fa parte di una storia orale che i giovani non avrebbero possibilità di conoscere.
La fatica del cronista e lo spirito del tempo
Emerge la fatica del cronista e del fotografo o del cameraman che fisicamente rincorreva i fatti; notti in bianco, la necessità di “ribattere” le notizie per gli imprevisti e anche i tanti momenti emozionanti di viaggi, soggiorni in bei posti, regali di Natale, oggi tutto tremendamente asciugato, se non prosciugato. Attraverso il libro con tono faceto e spesso spregiudicato in scherzi che definire pesanti è poco, si ricostruisce lo spirito del tempo e di un mestiere che in tal guisa non esiste più.
Roma, gli anni Settanta e Ottanta e il giornalismo d’inchiesta
Altro lato curioso è la mappa di Roma, in particolare, che a poco emerge dalle righe e per chi la conosce diventa una sorta di documentario su quegli anni Settanta e Ottanta in particolare. Non solo ma si ricostruisce uno spaccato della società e della politica attraverso la lente di chi la raccontava alla ricerca di scoop. Come ho sentito da tanti colleghi di allora, si dormiva meno della media della gente, ma si viveva di più.

