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Il Green deal diviso da Hormuz

Il Green deal diviso da Hormuz
Stretto di Hormuz (foto Imagoeconomica)

Necessario investire nelle energie rinnovabili

Una delle poche leggi dell’economia largamente conosciute è quella della domanda e dell’offerta: minore è la quantità disponibile di un bene maggiore è il suo prezzo, e viceversa.

Sappiamo che, prima che gli Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran, circa il 20% del traffico mondiale di greggio passava dallo stretto di Hormuz, e la sua chiusura a opera di iraniani e americani ha conseguentemente ridotto l’offerta globale di petrolio e fatto aumentare il prezzo. Il risultato è stato un incremento dei prezzi del carburante a cui il Governo ha risposto con sconti temporanei sulle accise in attesa della fine del conflitto.

Crisi energetica e aumento del prezzo del gasolio

La guerra lampo si è trasformata in una guerra di logoramento di cui non si intravede ancora la fine. Continuare con sconti sulle entrate fiscali non solo non è più possibile, ma neanche utile. I dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) indicano che il prezzo del gasolio da febbraio ad agosto è aumentato da 1,700 a 2,100 euro al litro, con un aumento del 24%, mentre nello stesso periodo il consumo è diminuito di 630.000 tonnellate pari solo al 4,8%. D’altra parte, in Italia circa il 62% del trasporto merci , calcolato sulle distanze percorse, avviene su gomma, il 27% via mare e l’11% su rotaia.

Green deal ed energie rinnovabili per ridurre la dipendenza energetica

Per cambiare questo mix sono necessari grandi investimenti e tempi lunghi, ma considerando lo scenario globale, al di là del conflitto che blocca attualmente lo stretto di Hormuz, sembrerebbe saggio puntare ad accrescere tutte le fonti energetiche alternative a gas e petrolio. Nel 2025 il 41% dell’energia elettrica italiana è stata prodotta da energie rinnovabili, circa la metà da gas e il resto da altre fonti, coprendo circa l’85% della domanda, mentre il restante 15% è stato importato. Visto quanto sta succedendo il Green deal non era proprio una stupidaggine voluta dai burocrati di Bruxelles, ma il tentativo di anticipare una crisi che si stagliava all’orizzonte, sul quale sarebbe bene investire di più e con molta più decisione.