Roma, 11 mar. (askanews) – Un team di ricercatori composto da Stefano Borocci, Felice Grandinetti, Nico Sanna e Costantino Zazza dell’Università degli Studi della Tuscia ha sviluppato un nuovo approccio teorico per comprendere e classificare i legami a idrogeno, una delle interazioni più diffuse e decisive nei sistemi chimici e biologici. Lo studio, spiega una nota, è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Journal of Computational Chemistry e propone una metodologia innovativa basata sulla rappresentazione grafica della densità locale di energia elettronica, offrendo un nuovo strumento per analizzare con maggiore precisione la natura e l’intensità di queste interazioni fondamentali.
Il legame a idrogeno è un’interazione relativamente debole rispetto ai legami covalenti tradizionali, ma svolge un ruolo cruciale nell’organizzazione della materia. È infatti alla base di numerosi processi naturali e fenomeni chimico-fisici: stabilizza la doppia elica del DNA, contribuisce alla struttura tridimensionale delle proteine, determina molte delle proprietà peculiari dell’acqua, influenza il comportamento di materiali avanzati e sistemi supramolecolari.
Il metodo GLED: visualizzare la natura del legame. Nel lavoro scientifico i ricercatori introducono il metodo Graphic Representation of the Local Electron Energy Density (GLED), basato sull’analisi della funzione H(r), che descrive la densità locale di energia elettronica nello spazio. L’aspetto più innovativo di questo approccio consiste nella possibilità di interpretare la natura del legame attraverso una rappresentazione visiva. In particolare, l’analisi delle superfici tridimensionali definite dall’isosuperficie H(r) = 0 consente di distinguere in modo immediato se un’interazione presenta un carattere prevalentemente covalente oppure non covalente.
Questa rappresentazione permette di rendere visibili le proprietà elettroniche che governano il legame a idrogeno, fornendo uno strumento intuitivo ma rigoroso per interpretare la natura chimica dell’interazione.
Il metodo si dimostra particolarmente efficace anche nello studio di sistemi supramolecolari complessi, nei quali più legami a idrogeno cooperano per stabilizzare la struttura. Grazie alla rappresentazione grafica della densità di energia elettronica è possibile identificare rapidamente il contributo relativo delle diverse interazioni, distinguendo visivamente quali legami giocano il ruolo principale nella stabilità complessiva del sistema molecolare.
I risultati dello studio offrono quindi un nuovo strumento teorico per analizzare e stimare la forza dei legami a idrogeno. La possibilità di collegare direttamente le proprietà elettroniche del legame alla sua stabilità energetica apre prospettive rilevanti in diversi ambiti della ricerca scientifica, tra cui la progettazione di farmaci, chimica supramolecolare, sviluppo di materiali avanzati e studio dei processi fondamentali della chimica biologica. Il lavoro contribuisce così a chiarire ulteriormente il ruolo del legame a idrogeno come una delle interazioni chiave che governano la struttura e la funzionalità della materia in natura.

