Il linguaggio ermetico confonde gli ignoranti - QdS

Il linguaggio ermetico confonde gli ignoranti

Carlo Alberto Tregua

Il linguaggio ermetico confonde gli ignoranti

venerdì 22 Novembre 2019 - 00:00

La comunicazione, si sa, può essere uno strumento per chiarire all’opinione pubblica fatti e circostanze di tutti i tipi che accadono ogni giorno, oppure per confonderla.
Dipende dal tipo di linguaggio che si usa, se cioè chiaro e limpido, oppure contorto ed ermetico. Insomma, dipende dalla volontà e dalla capacità di chi comunica farsi capire, oppure di tendere a confondere chi ascolta.
Qual è la discriminante della comunicazione? La risposta è in quel codice etico che chiunque la faccia dovrebbe tenere sempre presente, in quanto costituisce un filtro oltre che un metodo per comunicare. A monte di quanto scriviamo vi è la buona o la cattiva fede di chi trasmette messaggi all’opinione pubblica e ai terzi.
Vi sono coloro che hanno voglia di mantenere un percorso diritto senza sbavature o distorsioni e altri che, invece, proprio dalle distorsioni e dalla falsificazione della verità traggono profitto senza alcun riguardo al danno che creano agli interlocutori.

C’è un modo per smascherare imbroglioni e bugiardi che fanno una comunicazione fasulla? Esiste. Si tratta della capacità di ognuno che ascolta di vagliare bene il messaggio che gli arriva, passarlo al filtro della propria conoscenza e della propria esperienza, e quindi valutarlo per quello che è: vero o falso.
La questione è tutta qui. Ma pur nella sua semplicità, si deve riconoscere che è difficile riuscire a comprendere la massa di informazioni che oggi esiste soprattutto nella rete internautica.
Tutti possono scrivere di tutto, spesso falsificando la verità e ingannando così gli ignoranti che, non possedendo i requisiti di valutazione effettiva, si trovano in balìa di informazioni non vere.
Chi trasmette messaggi non veritieri lo fa per un proprio vantaggio, anche se qualche volta accade che lo stupido dice o scrive cose stupide che non sono vere.
Vi è una connessione tra realtà, verità e fatti. Si tratta di rappresentare questo scenario nel modo corretto. Ciò accade solo se c’è non solo la volontà ma anche le capacità che derivano da una vasta lettura, non importa se su carta o su digitale, e quindi dalla conseguente capacità di mettere insieme dati sulla base della conoscenza.
Nello scenario politico, la menzogna è di casa. Sentiamo parlare in tutti i mezzi radiofonici e televisivi, sentiamo comunicazioni sui giornali di carta e digitali, leggiamo messaggi sui media sociali di ogni tipo e spesso abbiamo difficoltà a comprenderli, ma soprattutto a identificarne la portata veritiera.
I politici, tanto per non sbagliare, parlano e scrivono sempre al futuro, così non possono essere smentiti. Mai qualcuno che riferisca il consuntivo della propria attività o del ramo burocratico che gestisce.
Ognuno di questi blablatori cerca sempre scuse, anche pedestri, per giustificare ciò che non ha fatto o ha fatto male, facendo ricadere sistematicamente sugli altri la responsabilità di ciò che non è stato eseguito in modo giusto.
Purtroppo il nostro Paese è pieno di fanfaroni e contaballe che aumentano di numero per l’incapacità dei cittadini di smascherarli e di accusarli di palese violazione dei principi etici che dovrebbero essere alla base dalla loro attività.

Intendiamoci, anche nel mondo delle imprese che assumono appalti (per esempio) ci cono tante menzogne, e ve ne sono anche in quell’altra parte del mondo professionale, per fortuna minoritario, che partecipa al banchetto. Ecco perché nel nostro Paese sono diffusi in misura debordante corruzione, evasione e morosità pubblica.
è difficile porvi rimedio se a monte non si conferma la necessità di rispettare innanzitutto i valori morali che costituiscono una precondizione nella gestione della Cosa pubblica.
Quando si diffonde l’immoralità che si accoppia all’incompetenza, il risultato non può che essere quello che vediamo ogni giorno. Non solo, il peggio è che il malcostume costituisce un cattivo esempio per tutti i cittadini soprattutto per quella parte che non è sufficientemente colta.
L’ignoranza è un’ottima compagna dei disonesti i quali hanno gioco facile perché possono gabellare chi non sa. Diverso sarebbe il caso in cui ceto politico e comunicazione avessero a che fare con una popolazione istruita e ben pensante che li caccerebbero a calci, ritenendo insopportabile un comportamento non adeguato alla sacralità delle Istituzioni e della convivenza civile.

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