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Il Mezzogiorno frena dopo quattro anni di crescita

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Il Mezzogiorno frena dopo quattro anni di crescita

venerdì 27 Dicembre 2019 - 13:29
Il Mezzogiorno frena dopo quattro anni di crescita

Emerge dal Rapporto Check Up Mezzogiorno 2019 realizzato da Confindustria e Srm. E adesso, con la conseguente disoccupazione, si rischia la spirale recessiva. Dalla Manovra del Governo, secondo lo studio, la prima risposta per Sud

Dopo quattro anni di crescita l’economia del Mezzogiorno torna a frenare e il Sud rischia una nuova spirale recessiva. Emerge dal Rapporto Check Up Mezzogiorno 2019 realizzato dall’Area Politiche regionali e per la Coesione Territoriale di Confindustria e da Srm, Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

L’Indice Sintetico dell’Economia Meridionale torna così a calare, attestandosi trenta punti al di sotto dei livelli pre-crisi.

Pesa innanzitutto l’andamento del Pil con indebolimento più intenso proprio al Sud: le previsioni indicano una mini-recessione (-0,2% secondo Svimez).

In deterioramento anche il clima di fiducia delle imprese e segnali di rallentamento per gli investimenti che si attestano a un -32,3% dal picco del 2008.

Positivo il trend del Credito d’imposta Sud che ha però solo contribuito a limitare i danni.

Decelerazione anche sul versante occupazionale.

Dalla Manovra del Governo la prima risposta per Sud

Secondo il rapporto, però, le misure della Manovra economica approvate dal governo Conte bis rappresentano un primo passo, anche se per il Mezzogiorno serve un cambiamento strutturale.

Secondo il rapporto “il pacchetto di misure dedicate al Mezzogiorno contenuto nella Legge di Bilancio costituisce una prima importante risposta al rischio di avvitare l’economia meridionale in una spirale recessiva difficilmente sostenibile”.

Adesso serve un rafforzamento strutturale del Meridione

“Ma il rafforzamento strutturale della capacità competitiva dei territori resta un obiettivo imprescindibile”, prosegue il Rapporto, “da perseguire mediante l’irrobustimento del tessuto produttivo, il rilancio degli investimenti pubblici e privati, un potenziamento della PA a supporto delle imprese”.

Schifani, investire per rilancio

Sulla manovra economica di parere opposto a Confindustria e al suo studio è Renato Schifani (Fi), che porta acqua al mulino dell’opposizione di destra affermando che “L’ennesima battuta d’arresto dell’economia meridionale è il riflesso di un ritardo ancora lontano dall’essere colmato”.

“Nelle regioni del Mezzogiorno – ha detto – si sta spegnendo l’impulso a investire e all’attività di impresa, e la manovra del governo è, anche in questo senso, una imperdonabile occasione persa”.

Non ha parlato, l’ex presidente del Senato, di quella legge sul Federalismo fiscale fortemente voluta, con Berlusconi premier, dalla Lega Nord e che ha affossato il Sud così come decenni di fondi per infrastrutture destinati unicamente al Nord.

“Il nodo delle infrastrutture e dei collegamenti – ha detto al contrario Schifani – rimane irrisolto. Basti pensare al caso del caro voli da e per la Sicilia a cui il governo non ha voluto dare risposte nella legge di bilancio: per la prima volta nella storia, sono state necessarie iniziative spontanee per consentire a tanti giovani di tornare a casa per le feste”.

“L’agenda Sud – ha detto ancora, ricordandosene, finalmente – non può essere affrontata né a suon di annunzi né con il rafforzamento dell’assistenzialismo. Occorrono politiche in grado di attrarre investimenti, di potenziare le carenti infrastrutture e di implementare la formazione. Ricordiamo che il Presidente Conte aveva annunciato un Piano entro la fine dell’anno: ad oggi è rimasto solo un annuncio”.

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