Il “miracolo” della moltiplicazione degli assessori, l’efficienza arriva subito se si parla di poltrone - QdS

Il “miracolo” della moltiplicazione degli assessori, l’efficienza arriva subito se si parla di poltrone

Paola Giordano

Il “miracolo” della moltiplicazione degli assessori, l’efficienza arriva subito se si parla di poltrone

giovedì 23 Maggio 2019 - 00:00
Il “miracolo” della moltiplicazione degli assessori, l’efficienza arriva subito se si parla di poltrone

Dall’Ars, con la Lr 3/2019, un “regalo” destinato ai Comuni siciliani per far aumentare i costi della politica

PALERMO – Nelle casse dei Comuni siciliani si raschia sempre di più il fondo del barile per trovare le risorse necessarie a tirare avanti. Eppure, quando si tratta di poltrone, l’Isola sembra sempre in prima fila. Lo dimostra il sì unanime ricevuto all’Ars, lo scorso 3 aprile, a una Legge (la 3/2019) che modifica le norme in materia di composizione della Giunta comunale stabilite dalla L. 142/1990 e dalla Lr 48/1991.

Tale norma, in sostanza, riscrive, sulla base di nuove fasce demografiche, i tetti massimi del numero di assessori di cui ogni Ente locale potrà dotarsi. Per farlo è però necessario adeguare lo Statuto, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma: nel caso in cui si scegliesse di non farlo, il numero degli assessori resterebbe determinato dalla precedente normativa.

Tradotto in cifre, questo scherzetto potrebbe arrivare a costare, secondo stime fatte nei giorni scorsi, fino a 4 milioni di euro in più. Non certo bruscolini in tempi come questi, in cui come detto ogni Ente cerca di spremere fino all’ultima risorsa per assicurare ai cittadini servizi essenziali.

Insomma, una mossa che non sembra andare nella direzione del taglio degli sprechi, ma per andare a fondo nella faccenda, abbiamo interpellato il segretario generale di Anci Sicilia, l’associazione che rappresenta i Comuni dell’Isola, Mario Emanuele Alvano.

Segretario Alvano, andiamo dritti al sodo: quali Comuni potranno usufruire di un numero di assessori maggiore?
“Tutti, in maniera diversa, in base a fasce demografiche, le quali sono state modificate rispetto alla normativa precedente. La nuova Legge si avvicina alla normativa nazionale: non abbiamo sostanzialmente numeri maggiori del resto d’Italia. È prevista anche una specifica disposizione per i Comuni capoluogo perché il numero degli assessori è legato alle fasce demografiche, ma tutti i centri che non sono Città Metropolitana vengono sono sostanzialmente equiparati a quelli che hanno tra 100 e 250.000 abitanti, anche se non hanno un numero di cittadini corrispondente a quella fascia demografica, in quanto Comuni capoluogo che in qualche modo fanno storia a sé. Hanno pertanto diritto a nove assessori come se fossero Enti compresi tra 100.000 e 250.000 abitanti”.

L’obiettivo di questa norma è eguagliare la situazione nazionale o è piuttosto un tentativo di aumentare le poltrone?
“Aumenta sì il numero degli assessori, però confrontando il numero nella nuova disposizione con i parametri nazionali ci accorgiamo di fatto che ci stiamo riportando ai livelli del nazionale. La norma, peraltro, rappresenta solo un limite massimo, perché in realtà consente ai Comuni che lo ritengono di prevedere una modifica dello Statuto. La legge, in sostanza, dice: questo è il massimo di assessori che si possono avere. Poi è facoltà dei singoli Enti approvare entro sessanta giorni le modifiche ai propri Statuti e prevedere un numero maggiore di assessori. Entro questo tempo sessanta giorni, quindi, i Comuni hanno la facoltà di adeguare lo statuto e prevedere eventualmente un numero più ridotto. Se non è un adeguamento statutario in ogni caso non possono prevedere più di quanto stabilito in base alle fasce di popolazione. Quello fissato dalla Legge rappresenta quindi un parametro massimo”.

Nella nuova normativa è specificato che non potranno derivare nuovi o maggiori oneri a carico della Regione…
“Tale dettame è un po’ superfluo: parlando di cariche degli Enti locali, è evidente che gli oneri, se vengono sostenuti, trovano copertura nei bilanci dei Comuni”.

Grossa parte dei quali è in grossa difficoltà, quindi è ragionevole pensare che alcuni Enti decidano di non adeguare i propri Statuti e contenere le spese?
“L’adeguamento degli Statuti è a discrezione dell’Ente locale. Va detto anche che oggi le indennità degli amministratori sono penose, nel senso che c’è un problema rispetto alla possibilità di adempiere al mandato in maniera dignitosa. In termini essenziali, in molti casi è una scelta a perdere quella che fanno gli amministratori”.

Adeguarsi al limite massimo significherebbe, per semplificare, che se un Comune in Giunta contava tre assessori e ha destinato in bilancio dieci per le indennità di quei tre assessori, decidendo di conformarsi alla normativa dovrà dividere quel 10 non più a tre assessori ma a quattro. È corretto?
“In realtà di questo non si parla nella norma. È chiaro però che il singolo Ente dovrà fare una valutazione specifica su questo fronte”.

Insomma, Alvano è chiaro. Si tratta esclusivamente di un adeguamento a quanto previsto a livello nazionale che ha incontrato subito il parere favorevole di tutte le forze politiche. Peccato, però, che si utilizzino due pesi e due misure di fronte alla riduzione, già adottata nelle due Camere, dei vitalizi degli ex deputati.

La palla, adesso, è quindi in mano ai Comuni. Vedremo – e ve ne daremo come sempre conto sulle nostre pagine – quanti adegueranno gli Statuti e quanti decideranno invece di non affrontare questa ulteriore spesa per cariche istituzionali. Come detto, vista la carenza di risorse cui sovente fanno riferimento gli amministratori locali ci aspetteremmo pochissime adesioni. Ma ormai si sa, noi siciliani non ci stupiamo più di nulla…


L’Ars ha dato il via libera all’emendamento che ingrassa gli esecutivi comunali. Sì unanime all’aumento delle Giunte

PALERMO – Le poltrone (in più) mettono tutti d’accordo. In barba agli slogan anti-sprechi lanciati dai diversi schieramenti politici, l’aumento del numero di assessori nelle giunte comunali è stato accolto positivamente da tutti, Cinquestelle in testa.

“Una norma che consentirà di migliorare l’efficienza della macchina comunale e, soprattutto, di offrire servizi migliori ai cittadini”: questo il commento dei deputati pentastellati Gianina Ciancio, Elena Pagana, Matteo Mangiacavallo e Giancarlo Cancelleri, firmatari dell’emendamento, diventato legge all’Ars lo scorso 3 aprile, che consente ai Comuni di aumentare il numero di assessori “per evitare – sostengono – il concentramento di numerose deleghe nelle mani delle stesse persone, anche a scapito di specifiche competenze e del tempo da dedicare alle numerose questioni da affrontare”.

“La norma – precisa Mangiacavallo – in pratica allinea i Comuni della Sicilia a quelli del resto d’Italia ed è ad invarianza di spesa per la Regione. I Comuni, tra l’altro, non sono obbligati a ricorrere ad un numero maggiore di elementi in giunta, hanno soltanto la facoltà di poterlo fare e, comunque, non possono andare oltre a tetti prestabiliti”. Nessun costo aggiuntivo per la Regione ma non per i Comuni: gli Enti che decideranno di adeguare i propri statuti ai nuovi dettami, infatti, dovranno trovare le risorse per sostenere la scelta di potenziare la giunta. Con i bilanci che traballano sarà dura.

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