Qualche giorno fa abbiamo scritto un editoriale: “Per fortuna, c’è la Corte dei Conti”. Qualcuno ci ha sussurrato all’orecchio che l’editoriale è sembrato intervenire nell’importante questione, in atto, fra la società Stretto di Messina, che dovrebbe costruire il Ponte, e la Corte dei Conti, che non ha registrato la delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) del 6 agosto 2025. Le due cose sono distinte e, come sempre la realtà, va vista per quella che è e non in modo confusionario. Che la Corte Contabile abbia un ruolo fondamentale è indiscusso, perché verifica con esattezza i conti pubblici, in modo che essi siano aderenti ai bilanci approvati e non contravvengano ad alcuna norma. Diversamente, la Pubblica amministrazione dei tre livelli (nazionale, regionale e locale) avrebbe mano libera nel fare qualunque operazione arbitraria. è dunque necessario questo controllo, cui si è aggiunto quello dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), che agisce su un versante diverso. Insieme intervengono per evitare la distrazione del denaro pubblico.
Altra questione riguarda le decine di rilievi contabili, sotto diversi profili, che la Corte dei Conti ha fatto alla delibera del Cipess citata, per cui non l’ha registrata. Ci risulta che molti dei rilievi (piccoli o grandi) avevano fondamento. Con grande perizia e capacità tutto lo staff della Stretto di Messina Spa – guidata dall’amministratore delegato, Pietro Ciucci – sta rispondendo a ciascuno di essi. Il risultato di questo enorme lavoro dovrà essere quello di soddisfare ogni rilievo della Corte, in modo tale che la prossima delibera del Cipess venga registrata senza alcun’altra difficoltà. Nelle more che questo avvenga, sarà passato finalmente il referendum del 22 e 23 marzo, che non dovrebbe averci nulla a che fare, ma che si infila maliziosamente in ogni questione che sta avvenendo in questi mesi. Noi volutamente non entriamo e non entreremo nel merito di tale referendum, né consiglieremo ai/alle nostri/e lettori/trici cosa votare, mentre registreremo i dibattiti sui due orientamenti.
Ruolo della Corte dei Conti nel controllo della spesa pubblica
La Corte dei Conti nazionale è presieduta da Guido Carlino, che è anche stato presidente della Corte dei Conti siciliana e che conosciamo bene per essere venuto ai nostri forum nazionali e regionali. Persona di grande equilibrio, trasferisce questa sua capacità nell’attività che svolge.
Occorrono molto equilibrio e buonsenso per contemperare l’esigenza di controllare attentamente la spesa pubblica, senza, peraltro, inceppare le macchinose procedure, che non hanno certo bisogno di ulteriori ostacoli, dato che già scontano una proverbiale lentezza nei loro percorsi.
Spesso si cita la Corte come una sorta di rallentatore, ma così non è perché è giusto che la spesa dello Stato sia controllata euro per euro, per evitare fatti incresciosi di cui spesso si riempiono giornali, radio, televisioni e media sociali.
Evitare i fatti incresciosi è fondamentale. Eppure, nonostante ciò, nella Pubblica amministrazione dilaga la corruzione, che è diventata una sorta di nuova mafia, perché è sorda a qualunque valore etico e non facilmente individuabile.
Spesa pubblica, evasione fiscale ed economia sommersa: il nodo del sistema Italia
La questione che vi descriviamo oggi è il cuore di tutto il sistema pubblico, che si basa, in sintesi, sull’euro, cioè sulle uscite, spesso eccessive e non controllate; mentre le entrate, altrettanto spesso, si riducono per effetto dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale.
Essi sono due cancri del nostro Paese, più volte richiamati in queste note, che i governi fanno fatica a contrastare perché non dotano né la Guardia di Finanza (la Polizia economico-finanziaria) né l’Agenzia delle Entrate di una massa d’urto di persone, pagate bene, e di strumenti tecnologici di avanzata generazione.
L’indolenza dei governi degli ultimi trent’anni non ha consentito di guarire da questi due mali, che peggiorano giorno dopo giorno.
Proprio contro di essi la Corte dei Conti lavora quotidianamente, perché è difficile percepire attraverso i documenti tutte le possibili magagne che vi sono nelle Pubbliche amministrazioni, infiltrate da cattivi personaggi, anche politici, secondo il perverso meccanismo della “cultura del favore”.

